LUGANO – Alla faccia dello slogan “Make America Great Again”, che più volte al giorno siamo abituati a vedere sul berrettino rosso di Donald Trump, molti ricchi americani non si fidano della politica economica del Tycoon e, perpetuando un rito vecchio di decenni, tornano a privilegiare il tradizionale buonsenso dei mitici “Gnomi della Bahnofstrasse” di Zurigo. Ovvero ritornano a depositare i loro averi nelle banche e nelle finanziarie svizzere. Il fenomeno è stato evidenziato dal quotidiano economico Handelszeitung.
“Dall’elezione di Trump – afferma Pierre Gabris, dell’ufficio di consulenza finanziaria Alpen Partners di Zurigo – abbiamo registrato un aumento significativo della nostra clientela, che riteniamo sia mossa dalla paura”. Apparterranno tutti a quell’elite democratica che, già durante il primo mandato di Trump, proclamò l’intenzione di lasciare gli Stati Uniti? Questo non è dato saperlo, anche perché la riservatezza è uno dei principi irrinunciabili della piazza finan…
LUGANO – Alla faccia dello slogan “Make America Great Again”, che più volte al giorno siamo abituati a vedere sul berrettino rosso di Donald Trump, molti ricchi americani non si fidano della politica economica del Tycoon e, perpetuando un rito vecchio di decenni, tornano a privilegiare il tradizionale buonsenso dei mitici “Gnomi della Bahnofstrasse” di Zurigo. Ovvero ritornano a depositare i loro averi nelle banche e nelle finanziarie svizzere. Il fenomeno è stato evidenziato dal quotidiano economico Handelszeitung.
“Dall’elezione di Trump – afferma Pierre Gabris, dell’ufficio di consulenza finanziaria Alpen Partners di Zurigo – abbiamo registrato un aumento significativo della nostra clientela, che riteniamo sia mossa dalla paura”. Apparterranno tutti a quell’elite democratica che, già durante il primo mandato di Trump, proclamò l’intenzione di lasciare gli Stati Uniti? Questo non è dato saperlo, anche perché la riservatezza è uno dei principi irrinunciabili della piazza finanziaria elvetica. Fatto sta che Josh Matthews, co-fondatore della società di gestione patrimoniale Maseco, con sedi a Zurigo e a Ginevra, paragona l’attuale esodo di ricchi risparmiatori Usa al dopo Lehman Brothers, ovvero al periodo di grave crisi economica provocata dal fallimento di una delle principali banche americane.
Eravamo nel 2008, negli ultimi scorci della presidenza di George W. Bush, di lì a poco si sarebbe insediato Barack Obama, cui toccò il compito di risollevare un’economia atterrata da un ciclone. La differenza con oggi è che la disinvolta politica economica di Trump è appena iniziata e già c’è lo spettro di una recessione pilotata, ipotizzata dagli esperti di Nomura, che suona come una bestemmia alle orecchie di chi vuole proteggere la propria fortuna.
Tra gli istituti cui si rivolgono i delusi da Trump, che non dimentichiamo si è appena insediato, figura uno storico istituto, la banca Pictet di Ginevra, i cui vertici, pure, confermano un notevole aumento di clienti d’oltreoceano. “Siamo di fronte allo spirito di vendetta di Trump, già manifestatasi con i giudici, con i giornalisti, con le università. Ora The Donald prende di mira anche le persone facoltose che sostengono idee diverse dalle sue”, dice a Repubblica l’avvocato Paolo Bernasconi, uno dei padri della legge svizzera contro il riciclaggio. Ma ci saranno anche, tra questi risparmiatori in fuga, quelli che non si fidano della sua politica economica. “Certo, ma tenendo ben presente che Trump tende a fare, innanzitutto, piazza pulita dei propri avversari”.
I capitali americani trasferiti in Svizzera, contrariamente a una volta, non sono in nero. “Questo – conferma l’avvocato Bernasconi – grazie all’accordo Facta ratificato da Berna e Washington. Però va fatta una considerazione sul punto: gli Usa esigono la massima trasparenza fiscale dagli altri Stati, ma intanto Trump l’ha abrogata, unitamente alle leggi anti-riciclaggio, nelle banche statunitensi”.