Succo d’arancia, vendite giù con rincari e gusto amaro. La colazione Usa perde altri pezzi
di Flavio BiniMILANO – Mentre i consumatori americani vanno a caccia di uova, sempre più care e sempre più introvabili, per un altro must della colazione a stelle e strisce, il succo d’arancia, il 2025 è iniziato con un retrogusto amaro. Da una parte c’è la gelata del mercato: in poco più di due mesi le quotazioni della commodity è più che dimezzata. Dai picchi di fine dicembre, quando i future arancioni avevano toccato il massimo storico a 5,47 dollari a libbra (circa 450 grammi), ora viaggiano a meno della metà, in zona 2,62 dollari. Dall’altra quella del supermercato, dove l’aumento dei prezzi della materia prima di base e della commodity dei mesi scorsi si è ripercosso sul prodotto finito. Il risultato è che il prodotto è arrivato sugli scaffali a un prezzo troppo alto, e lì c’è rimasto.
MILANO – Mentre i consumatori americani vanno a caccia di uova, sempre più care e sempre più introvabili, per un altro must della colazione a stelle e strisce, il succo d’arancia, il 2025 è iniziato con un retrogusto amaro. Da una parte c’è la gelata del mercato: in poco più di due mesi le quotazioni della commodity è più che dimezzata. Dai picchi di fine dicembre, quando i future arancioni avevano toccato il massimo storico a 5,47 dollari a libbra (circa 450 grammi), ora viaggiano a meno della metà, in zona 2,62 dollari. Dall’altra quella del supermercato, dove l’aumento dei prezzi della materia prima di base e della commodity dei mesi scorsi si è ripercosso sul prodotto finito. Il risultato è che il prodotto è arrivato sugli scaffali a un prezzo troppo alto, e lì c’è rimasto.
"Scaffali sempre più vuoti”
"La domanda è crollata. Il succo d'arancia sta uscendo molto lentamente dagli scaffali dei supermercati”, ha spiegato Harry Campbell, analista di Expana, società che si occupa di analisi delle materie prime, citato dal Financial Times”, sottolineando come alcuni produttori abbiano segnalato che il calo delle vendite è tale che a volte il prodotto finisce persino per impolverarsi nei punti vendita.
Raccolti in crisi con la diffusione del batterio
Dietro il voltafaccia dei consumatori alla bevanda però non c’è solo l’aumento dei prezzi. A peggiorare è anche la qualità stessa del succo, soprattutto per via della malattia degli agrumi che ha decimato la produzione negli ultimi anni, soprannominata greening o Huangolongbing, che ha costretto da un lato i produttori ad essere meno selettivi nella scelta dei frutto, dall’altro ha prodotto arance dal sapore più amaro, meno gustose per i consumatori.
Normalmente, proprio per ovviare a questo tipo di inconvenienti, i produttori mescolano prodotti di annate diverse utilizzando il prodotto congelato, che può durare al massimo due anni, per assicurare un sapore omogeneo. Operazione però impossibile in questo caso visto che da tre anni ormai la produzione segna importanti cali. “Con una disponibilità così ridotta, i produttori hanno dovuto prendere tutte le arance che arrivavano; questo ha fatto diminuire la qualità, visto che se non si hanno le scorte non si può davvero miscelare il prodotto in una qualità superiore”, ha spiegato sempre al Ft Andrés Padilla, analista di Robabank.
La crescita della produzione in Brasile
A comprimere ulteriormente le quotazioni anche le previsioni che arrivano dal Brasile, tra i massimi produttori mondiali insieme agli Stati Uniti. Le piogge consistenti di quest’anno si tradurranno in raccolti più ricchi. Secondo Rabobank il Paese produrrà il 20% di arance in più rispetto allo scorso anno, a tutto svantaggio delle quotazioni sul mercato, tradizionalmente penalizzate da un eccesso di offerta: più frutti vengono prodotti, meno il bene è “prezioso” e quindi il prezzo scende.
In teoria dovrebbe essere una buona notizia per i consumatori, ma la merce attualmente sugli scaffali è stata acquistata ancora con i prezzi stellari dello scorso anno e servirà ancora un po’ di tempo prima che i prezzi del succo d’arancia possano tornare su livelli più appetibili, gusti dei consumatori permettendo.
Come si contratta il succo d’arancia
Reso celebre da Una poltrona per due, il succo d'arancia come commodity è negoziato presso l'Intercontinental Exchange o il Chicago Mercantile Exchange come prodotto congelato e concentrato. Niente quindi a che vedere con il prodotto che troviamo sugli scaffali, ma comunque utilizzato dai grandi produttori come base per produrre il prodotto finito. Un bene soggetto comunque ad sono sempre molto forti trattandosi di un mercato relativamente piccolo e dipendente dalla produzione localizzata in poche aree del mondo, dove singoli eventi estremi naturali possono causare gravi danni e quindi conseguenze sui prezzi.
Il succo d’arancia è negoziato attraverso future, cioè contratti in cui le parti si impegnano a compare e vendere a una determinata scadenza. Ogni singolo contratto vale 15000 libbre di prodotto congelato, circa 6 quintali di prodotto. Come per la gran parte delle contrattazioni sui future di materie prime solo una piccola parte si conclude con la consegna materiale del bene oggetto di contratto. Per quanto riguarda i contratti americani, il prodotto surgelato è custodito in undici magazzini presenti in Delaware, Florida e New Jersey da cui il prodotto può essere poi effettivamente prelevato