Per il riarmo dell’Europa Merz ha più munizioni, gli altri lo inseguono
di Emma BonottiFriedrich Merz, cancelliere in pectore tedesco
MILANO – Difendere l’Europa, ma a quale costo? Il maxi piano Von der Leyen da 800 miliardi di euro mira a riarmare l’Unione, o meglio, dotarla di quel “deterrente militare” che si spera possa bastare ad allontanare le minacce esterne e preparare Stati membri e cittadini in caso di conflitti o situazioni di crisi.
Il riarmo Ue fa i conti con bilanci limitati
Per mettere in moto la macchina, la presidente della Commissione Ue ipotizza di attingere a diverse vie di finanziamento - la clausola di salvaguardia, che consente agli Stati di sforare il rapporto deficit/Pil per comprare armi, i 150 miliardi di prestiti del programma Safe (Safe action for Europe), l’uso (volontario) dei fondi di coesione e investimenti privati attivati attraverso la Bei - consapevole delle difficoltà politiche ed economiche nel perseguire una sola strada.
Sa bene anche che il debito comune caldeggiato dall’ex Bce Mario Draghi incontrerebbe troppa resistenza. Meglio, quindi, chiedere uno sforzo ai bilanci dei singoli Stati, che però versano in situazioni molto diverse tra di loro e che potrebbero accusare il colpo sotto forma di debito. A cominciare da Germania, Francia e Uk, che si candidano per essere tra i principali Paesi Nato a compensare il sempre più incerto impegno americano per garantire la sicurezza europea.
Intanto la Germania corre da sola
Nell’attesa di una direzione comunitaria, la Germania non è rimasta a guardare. Il cancelliere in pectore Friedrich Merz ha fatto approvare al vecchio parlamento un piano monstre da una 500 miliardi per riavviare l’economia tedesca. E soprattutto erediterà una modifica alla costituzione che gli consentirà di spendere oltre l’1% del Pil nella difesa, senza rischiare la tagliola del freno al debito. Berlino si affiderà prevalentemente alle emissioni sul mercato per colmare i decenni di investimenti ridotti nelle proprie forze armate. Un’eventualità che, in realtà, non preoccupa troppo gli analisti. «Le solide finanze pubbliche, ancorate a un rapporto debito/Pil del 63% e a un deficit di bilancio del 2% del Pil nel 2024, offrono una flessibilità sufficiente per finanziare l’ingente stimolo fiscale senza significativi aumenti di tasse o tagli di spesa in altri settori», scrivono Thomas Gillet ed Eiko Sievert di Scope Ratings.
Meno margine di manovra per Francia e Regno Unito...
Un ampio margine di manovra per Merz, di cui Macron e Starmer non dispongono. In Francia i numeri non aiutano - il rapporto debito/Pil è già al 113% e quello deficit/Pil al 6% - e l’instabilità politica del governo rende impegnativo raggiungere dei compromessi. Situazione che non appartiene al Regno Unito, dove il solido appoggio in parlamento potrebbe consentire all’esecutivo di aumentare le tasse e/o ridurre le altre spese per sostenere la difesa. I dati dell’anno scorso posizionano l’arcipelago a metà tra gli altri due Paesi: debito/Pil al 101% e deficit/Pil al 5,4%.
...che però vantano una difesa più avanzata
La situazione si ribalta sul campo, dove Francia e Regno Unito possono vantare eserciti moderni e soprattutto testate nucleari schierate e pronte all’uso. Mentre la Germania, per cui l’arma atomica è stata a lungo un tabù, da sempre è protetta dall’ombrello nucleare americano e ha forze armate meno preparate. L’effetto? Se la Nato dovesse alzare al 3% del Pil l’obiettivo di spesa militare degli Stati membri entro il 2027, Parigi e Londra dovrebbero allocare alla difesa circa 95 miliardi di euro all’anno, che comporterebbero uno sforzo aggiuntivo annuo di rispettivamente 30 e 20 miliardi, contro i 45 di Berlino che la proietterebbero oltre i 140 miliardi totali. Un conto salato per i tedeschi, che tuttavia escono da un periodo di austerità fiscale e quindi dovrebbero essere in grado di coprire le nuove uscite con maggior debito, senza implicare il profilo di credito.
Effetti pesanti sul debito
Nello scenario appena delineato, il rapporto debito/Pil di Berlino dovrebbe rimanere sotto controllo, al 69%, di poco superiore al limite imposto dal Patto di Stabilità. Per Parigi e Londra, invece, il boccone è più amaro: secondo Scope Ratings salirà rispettivamente al 120% e al 109%, in uno slancio significativo dai livelli pre-Covid. «La traiettoria del debito di entrambi i Paesi è particolarmente esposta a disavanzi primari più ampi e a tassi d’interesse più elevati, causati dalla reazione del mercato ai piani di riarmo e di spesa per le infrastrutture della Germania», commentano gli esperti. C’è da aspettarsi dunque che i programmi di finanziamento annuali rimangano vicini ai massimi storici da qui al 2027, con interessi che supereranno il 5% delle entrate in Francia e il 7% nel Regno Unito, mentre rimarranno inferiori al 3% in Germania.
Legati a doppio filo con gli Stati Uniti
I piani di riarmo di Merz mettono fretta agli altri leader. Per citare Draghi, il rischio per l’Europa è che solo uno dei Paesi si riarmi. Da un lato, la spinta tedesca potrebbe generare delle ricadute positive sulla crescita della regione, mitigando gli effetti sui profili di credito. Ma dall’altro, il fatto che il continente ancora si appoggi sugli Stati Uniti per colmare le lacune sulla filiera interna manifatturiera lega i progetti europei a doppio filo con le importazioni americane. E con l’umore del presidente Trump.