ROMA – La maggioranza pensava di correggere l’errore del super acconto Irpef, calcolato con le vecchie quattro aliquote del 2023 anziché le tre attuali, con un emendamento al decreto Pa, ora all’esame della Camera. «Inammissibile», dice invece il verdetto delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro sulla proposta del leghista Alberto Gusmeroli.
Senza copertura
Oltre che inammissibile, l’emendamento risultava anche inutile. Per due motivi almeno. Non aveva copertura: cancellare l’errore e ripristinare le nuove aliquote per l’acconto Irpef dovrebbe costare almeno 250 milioni se non di più (stime mai confermate dal ministero dell’Economia). La Cgil che per prima ha denunciato il pasticcio fiscale parla di buco miliardario.
ROMA – La maggioranza pensava di correggere l’errore del super acconto Irpef, calcolato con le vecchie quattro aliquote del 2023 anziché le tre attuali, con un emendamento al decreto Pa, ora all’esame della Camera. «Inammissibile», dice invece il verdetto delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro sulla proposta del leghista Alberto Gusmeroli.
Senza copertura
Oltre che inammissibile, l’emendamento risultava anche inutile. Per due motivi almeno. Non aveva copertura: cancellare l’errore e ripristinare le nuove aliquote per l’acconto Irpef dovrebbe costare almeno 250 milioni se non di più (stime mai confermate dal ministero dell’Economia). La Cgil che per prima ha denunciato il pasticcio fiscale parla di buco miliardario.
Troppo tardi
Il secondo motivo è la tempistica. Un emendamento al decreto sulla Pubblica amministrazione entra in vigore solo dopo la conversione di quel decreto in legge dello Stato. E questo avverrà attorno alla metà del mese di maggio visto che il decreto è del 14 marzo. Troppo tardi per le dichiarazioni dei redditi che devono essere messe nei cassetti fiscali tra il 30 aprile e i primi giorni di maggio. E devono essere prive dell’errore.
Pasticcio Irpef, il governo ammette l’errore. “Correggiamo la norma e applichiamo le nuove aliquote”
Un decreto entro aprile
Il governo sa però di dover intervenire. Lo farà con un decreto legge ad hoc che sarà varato dopo il 10 aprile e prima del 30 aprile. Entro il mese, dunque. Per dare modo all’Agenzia delle entrate di preparare la precompilata senza quello che la Cgil ha definito «un prelievo forzoso». Un prestito a interessi zero dei cittadini nei confronti dello Stato.