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Contromisure, minacce e chiusure: come il mondo sta reagendo ai dazi di Trump

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L’Europa si prepara a varare il suo pacchetto di risposte, la Cina replica con dazi al 34% su tutti i beni Usa, il Canada ha fatto scattare subito dazi alle auto made in Usa. E alcune azienda stanno rivedendo già le proprie produzioni
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MILANO – E adesso? Assorbito lo shock dell’annuncio della raffica di nuovi dazi fatti scattare sulle esportazioni di beni stranieri verso gli Usa, il mondo si interroga su come reagire all’offensiva commerciale americana. Ecco come si stanno muovendo i principali Paesi del mondo e come alcune aziende hanno già riadattato i propri piani.

Europa pronta alla risposta

L’Europa è già al lavoro su un pacchetto di contromisure. Bruxelles deve fare i conti con le divisioni interne, tenendo insieme chi come Francia e Germania punta a una linea dura, e posizioni più concilianti come quella dell’Italia che non vede di buon occhio dei contro-dazi sui prodotti Usa che alimenterebbero una escalation commerciale con Washington. Quel che è certo…

MILANO – E adesso? Assorbito lo shock dell’annuncio della raffica di nuovi dazi fatti scattare sulle esportazioni di beni stranieri verso gli Usa, il mondo si interroga su come reagire all’offensiva commerciale americana. Ecco come si stanno muovendo i principali Paesi del mondo e come alcune aziende hanno già riadattato i propri piani.

Europa pronta alla risposta

L’Europa è già al lavoro su un pacchetto di contromisure. Bruxelles deve fare i conti con le divisioni interne, tenendo insieme chi come Francia e Germania punta a una linea dura, e posizioni più concilianti come quella dell’Italia che non vede di buon occhio dei contro-dazi sui prodotti Usa che alimenterebbero una escalation commerciale con Washington. Quel che è certo è che i primi controdazi su acciaio e alluminio partiranno da metà aprile, per tutti gli altri servirà più tempo, anche qualche mese.



Asia, la risposte per le rime della Cina. Per il Giappone è “emergenza nazionale”

La Cina è, tra le grandi economie, una delle più colpite dalla raffica di dazi di Trump. Il 34% annunciato lunedì si aggiunge al 20% già esistente. Nella comunicazione all’indomani dell’annuncio del presidente Usa il governo cinese si era mostrato inizialmente cauto e aperto al negoziato. Oggi è arrivata la doccia fredda: Pechino imporrà il 34% di dazi su tutti i beni importi dagli Usa.

Preoccupato anche il primo ministro del Giappone Shigeru Ishiba, secondo cui i dazi imposti sui prodotti giapponesi dall'amministrazione Usa guidata da Donald Trump costituiscono una "crisi nazionale".Intervenendo nel corso di una sessione in Parlamento, Ishiba ha detto che l'introduzione di tariffe del 24% sulle importazioni giapponesi "può essere definita una crisi nazionale e il governo sta facendo del suo meglio con tutti i partiti".

Canada, via ai dazi al 25% sulle auto made in Usa

Tra i primi a reagire direttamente c’è stato il Canada. ll primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato giovedì dazi doganali del 25% su alcune importazioni di auto americane. Il dazio doganale canadese riguarda "tutti i veicoli importati dagli Stati Uniti che non rispettano" l'accordo commerciale nordamericano AEUMC, ha annunciato Carney. Nel dettaglio i dazi doganali sulle importazioni di veicoli statunitensi per un valore di 35,6 miliardi di dollari canadesi (25,3 miliardi di dollari statunitensi) dovrebbero entrare in vigore nei prossimi giorni, ha fatto sapere il suo ufficio all'AFP. I dazi canadesi avranno un impatto sulle automobili e sui furgoni fabbricati con meno del 75% di componenti nordamericane, ovvero circa il 10% di tutti i veicoli spediti dagli Stati Uniti al Canada, che rappresentano circa 67.000 veicoli all'anno.

Nissan: “Stop alle produzioni in Messico per gli Usa”

E i dazi costringono già le aziende a rivedere i loro piani di produzione. Nissan ad esempio per mantenere volumi "senza dazi" ha annunciato che interromperà la vendita di due modelli di Suv prodotti in una fabbrica in Messico. La produzione della Nissan Rogue – ha spiegato – "sarà mantenuta nello stabilimento di Smyrna, nel Tennessee, per garantire un volume localizzato maggiore negli Stati Uniti, esente dai nuovi dazi doganali". Inoltre, Nissan intende "sospendere gli ordini per i modelli Infiniti QX50 e QX55" prodotti in Messico per gli Stati Uniti. Stellantis ha comunicato ieri lo stop temporaneo della produzione in due stabilimenti in Canada e Messico mentre Volkswagen – ha riferito l'agenzia di stampa statunitense Autonews – potrebbe decidere di aggiustare i prezzi sulla base del dazio imposto dall'amministrazione Usa e avrebbe informato i propri concessionari americani "che sono in corso misure per bloccare le spedizioni di auto dal Messico via ferrovia".

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