"I mercati hanno perso fiducia verso gli Usa”. Ora il rischio di danni per aziende e economia reale
di Raffaele RicciardiMILANO – “I mercati scontano un’incertezza totale legata alla perdita di fiducia verso le politiche economiche dell’Amministrazione Trump: sono del tutto politicizzate, la base dal punto di vista economico è molto debole”. Così Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco, inquadra l’ennesima giornata nera dei mercati. Una débâcle che inizia a preoccupare per i possibili effetti sull’economia reale, con le tensioni e la volatilità che mettono nel mirino le obbligazioni societarie.
La ripartenza dei mercati si è tinta ancora di rosso…
“In nottata le Borse asiatiche hanno vissuto un sell-off (vendita fortissima di titoli, ndr), prezzando anche la rappresaglia cinese ai dazi americani. Nel fine settimana tra gli investitori c’era la speranza che da Wa…
MILANO – “I mercati scontano un’incertezza totale legata alla perdita di fiducia verso le politiche economiche dell’Amministrazione Trump: sono del tutto politicizzate, la base dal punto di vista economico è molto debole”. Così Luca Simoncelli, investment strategist di Invesco, inquadra l’ennesima giornata nera dei mercati. Una débâcle che inizia a preoccupare per i possibili effetti sull’economia reale, con le tensioni e la volatilità che mettono nel mirino le obbligazioni societarie.
La ripartenza dei mercati si è tinta ancora di rosso…
“In nottata le Borse asiatiche hanno vissuto un sell-off (vendita fortissima di titoli, ndr), prezzando anche la rappresaglia cinese ai dazi americani. Nel fine settimana tra gli investitori c’era la speranza che da Washington arrivassero segnali di apertura, magari uno slittamento dei dazi reciproci previsti per il 9 aprile. Ma tutta questa speculazione non ha trovato riscontri nella realtà e ora i mercati fanno i conti col contraccolpo economico”.
Si parla sempre più di rischio recessione…
“Le chance di vedere gli Usa in recessione entro fine 2025 sono salite al 50-60 per cento. Questo si vede chiaramente dalla debolezza del dollaro: il mercato sta prezzando una perdita di fiducia verso la politica economica americana e richiede un premio al rischio per investire negli Usa maggiore. Non dimentichiamoci che l’anno era iniziato con l’azionario americano “prezzato per la perfezione”, cioè le valutazioni erano molto elevate e scontavano una crescita degli utili a doppia cifra per lo S&P500. Tutto questo è in corso di rivalutazione”.
Quali indicatori la preoccupano?
“La volatilità implicita dei mercati azionari, misurata dall’indice Vix che dà il polso dell’avversione al rischio presso gli investitori, è quasi raddoppiata. Non è ancora un segnale rosso, ma si sta accendendo”.
La crisi dei mercati rischia di passare all’economia reale?
“Questo è l’altro elemento di grande attenzione. Gli investitori si stanno sempre più focalizzando sul mercato del credito, quello delle obbligazioni societarie a più basso rating: lì si sta trasferendo la volatilità di mercati. Fino alla scorsa settimana, aveva reagito tutto sommato in tenuta, proporzionalmente a quel che succedeva sul mercato azionario. Sarà fondamentale come si propagherà questo stato di crisi sul mercato del credito, perché l’allargamento degli spread potrebbe portare a implicazioni negative dirette sulla vita delle aziende e quindi sull’economia reale. Anche in questo caso, l’epicentro del movimento è più negli Usa che in Europa: non sarà una grande consolazione, ma le nostre aziende stanno reagendo “meno peggio”.
Quali segnali potrebbero far svoltare i mercati, rassicurandoli o addirittura peggiorando la situazione?
“Difficile prevederlo, ma senz’altro dagli Usa servirebbe l’apertura di una fase di negoziazione sulle tariffe. E ci sono questioni interne da monitorare: parte del fronte Repubblicano inizia a prendere le distanze, al Congresso o presso le Corti si inizi a valutare se non si possa almeno rallentare il processo di entrata in vigore dei dazi. Sarebbero segnali di supporto per i mercati. Quanto alla Ue, oltre a rispondere deve mettere mano agli stimoli fiscali che, a partire dalla Germania, possono controbilanciare la perdita di competitività dell’export”.
Cosa faranno le banche centrali?
“L’Amministrazione americana sta cercando di forzare la mano alla Fed, spingendola a tagliare i tassi presto e in maniera decisa. Le attese del mercato sono salite a 4-5 riduzioni del costo del denaro entro fine 2025, dalle 2 precedenti. Credo che in presenza di un calo economico importante siano da aspettarsi altri 2-3 tagli. La Bce ha uno scenario più lineare davanti: l’aspettativa è che si arrivi a giugno con tassi al 2% (ora il tasso sui depositi è al 2,5 per cento, ndr), e se le cose dovessero peggiorare ancora potrebbe scendere all’1,75 per cento”.
Cosa prevede per il cambio?
“È veramente difficile fare scommesse in questo momento. Ci possono essere flussi di capitali in uscita dagli Stati Uniti in favore delle attività finanziarie europee e nel medio periodo non sarei sorpreso di vedere il cambio attorno a 1,15 nel medio periodo”.
Come suggerisce di muovere il portafoglio per resistere a questo contraccolpo?
“Non consiglio di provare a fare gli ‘eroi’, muovendosi per intercettare un rimbalzo. Potrebbe arrivare, e la volatilità così alta offre buoni punti d’ingresso, ma è molto rischioso. Meglio posizionarsi sull’azionario più difensivo: settori come le telecomunicazioni e le utility. Anche i beni di consumo sono un ambito difensivo, ma è fondamentale differenziare tra aziende – il cosiddetto stock picking. Rimangono interessanti le obbligazioni di alta qualità in Europa: gli spread periferici si stanno comportando bene ed è un fattore di sostegno alle emissioni corporate di aziende solide”.