Roma – Il governo italiano sfiducia l’amministratore delegato di StMicroelectronics, Jean-Marc Chery. Lo fa per bocca del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, alla vigilia del tavolo con i sindacati sul futuro del gruppo in Italia, convocato oggi al ministero delle Imprese per analizzare la situazione delle fabbriche di Catania e Agrate (Lombardia). E dopo che il consiglio di sorveglianza, guidato dal francese Nicolas Dufourcq, ha respinto la nomina del direttore generale del dipartimento Economia del Mef, Marcello Sala, indicato dal ministero, che è socio di riferimento del gruppo. Il Mef, al pari del governo francese attraverso Bpi France, detiene il 50% di StM holding, che a sua volta ha in mano il 27,5% della multinazionale.
Per Giorgetti la bocciatura di Sala al consiglio di sorveglianza è uno schiaffo. Il ministro ha definito la mossa dell’azienda «inaccettabile e gravissima». E ha ricordato la vendita delle azioni da parte dei top manager alla vigilia dell’annuncio dei risultati negativi: «La posizione dell’azionista italiano è chiarissima, peraltro testimoniata dal comportamento della dirigenza stessa, che ha venduto le azioni di Stm che deteneva il giorno prima di denunciare i risultati negativi. Condividiamo totalmente il giudizio che si sono dati gli interessati. Il comportamento dell’azionista italiano sarà d’ora in poi di critica opposizione».
È probabile che Giorgetti ripresenterà la candidatura di Sala, che avrebbe dovuto prendere il posto di Maurizio Tamagnini, vicepresidente che si era dimesso. La ragione della bocciatura? È spiegata in una lettera inviata da Dufourcq al Mef. Sala è stato indicato assieme a Simonetta Acri. Quest’ultima candidatura è passata al vaglio dei tre quarti del consiglio, quella di Sala è invece stata bocciata, nonostante avesse tutti i requisti per ricoprire l’incarico. Colpa delle parole di disappunto e di critica espresse da Sala rispetto alla strategia e alla persona dell’ad Chery, pubblicamente e privatamente. Motivo che per il Mef suona come un pretesto: non ci sarebbero uscite pubbliche di Sala e, comunque, rientrerebbero nel ruolo istituzionale del responsabile delle partecipate. L’Italia potrebbe decidere anche per un’azione di responsabilità.
Si vedrà anche l’esito del confronto con i sindacati. Il ministro Adolfo Urso condivide la posizione di Giorgetti, che non sarà al Mimit. È da mesi che va avanti il braccio di ferro tra Italia e Francia sull’operato di Chery. Roma chiede un cambio condiviso. Parigi resiste, nonostante la class action negli Usa e le accuse rivolte all’ad per la mancata trasparenza sui risultati degli ultimi anni. Ora il caso Sala e la rappresentanza impari nel board dell’Italia rispetto alla Francia, per il mancato ingresso a fine maggio. Dufourcq ricorda però l’opzione di veto dei tre consiglieri indipendenti: «Dobbiamo rispettare la decisione dei membri non designati da St», sostiene.