Economia

Ultim'ora

Emergenza su volo Londra-Chicago: l'aereo sta rientrando a Heathrow

St investe di più in Italia annunciati 2.800 tagli globali

St investe di più in Italia annunciati 2.800 tagli globali
Urso d’accordo con il ministro dell’Economia su Chery. La società: “Pieno supporto ai manager”
2 minuti di lettura

ROMA – La parola magica è «riequilibrio». Termine usato dai rappresentanti di StMicroelectronics al tavolo con i sindacati al ministero delle Imprese. Sullo sfondo rimangono le tensioni tra Italia e Francia e tra Giorgetti e l’ad Jean-Marc Chery, sfiduciato dal Mef. Tanto che il «riequilibrio sostanziale degli investimenti tra Italia e Francia, superando lo svantaggio degli scorsi anni subito dall’Italia» sembra un ramoscello d’ulivo che Parigi manda a Roma.

Parola su cui insiste anche il ministro Adolfo Urso, cifre alla mano: andranno all’Italia 4 miliardi di investimenti, su un totale di 6,5 a livello europeo nel triennio 2025-2027. Rispetto alla fetta destinata a Roma, 2,6 miliardi saranno destinati al polo di Catania che diventerà il più significativo nella Ue per la produzione di chip di carburi di silicio da 200 millimetri con ciclo verticale integrato. I soldi restanti andranno ad Agrate Brianza, con l’obiettivo, nel medio termine, «di incrementare la produzione dei nuovi wafer da 300 millimetri da 4.000 a settimana, per arrivare a 8.500 nel medio termine e fino a un massimo di 14.000 al 2030». Un quadro «positivo» e «ambizioso» per i sindacati, anche se c’è chi teme che le slide rappresentino la superficie, senza indicare i numeri veri, soprattutto quelli degli esuberi, visto che il ridisegno della produzione su Agrate prevede chiusure di reparti. Insomma, un piano «con elementi non chiari» per la Fiom, «poco sostenibile» per la Fim e «da approfondire» per la Uilm. Alla fine c’è solo un numero: 2.800 uscite volontarie globali entro il 2027, cifra che potrà salire con il turn over naturale. La Borsa, complice i 90 giorni di tregua dati sui dazi da Trump, però apprezza e premia St: +1,40%.

Rimane il nodo sfiducia all’ad Chery da parte di Giorgetti e il braccio di ferro tra Italia e Francia sulla governance dopo che la società ha respinto la nomina del direttore generale del dipartimento Economia del Mef, Marcello Sala. Questione non affrontata al tavolo con sindacati e Urso, anche se il ministro ha detto che è d’accordo con Giorgetti. Il Mef, al pari del governo francese attraverso Bpi France, detiene il 50% di StM holding, che a sua volta ha in mano il 27,5% della multinazionale. Giorgetti ha parlato di «opposizione critica».

La società ieri ha risposto. Il Consiglio di Sorveglianza «esprime il suo supporto a Chery» e al suo team, in particolare a Lorenzo Grandi, direttore finanziario, «soprattutto nella capacità di eseguire la trasformazione in tempi difficili per l’industria dei semiconduttori». E poi aggiunge che «sono false le accuse su transazioni personali» di titoli «compiute alla vigilia dell’annuncio dei risultati: le vendite di azioni fatte durante il periodo di blackout della società sono fatte dall’amministratore del piano azionario della società» con «una procedura automatica, per rispettare le norme fiscali svizzere». Insomma, passaggi «legali» e nel «rispetto della politica aziendale». Sulla class action negli Usa il Consiglio «ritiene che la società abbia solide argomentazioni legali contro le accuse».

I commenti dei lettori