Economia

Lovaglio il persuasore: dalla filiale Parioli a piazzetta Cuccia

LUIGI LOVAGLIO, AD MPS
LUIGI LOVAGLIO, AD MPS 
Sa conquistare i grandi fondi, con Unicredit si è costruito come banchiere nell’Est Europa. Anche giocando a calcio con il premier polacco Tusk
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MILANO – Chi lo conosce bene - e tra i suoi ex colleghi di Unicredit sono tanti - assicura che Luigi Lovaglio non abbia altro interesse se non quello di mettere a segno un’operazione “trasformativa” che ne consacri le capacità di banchiere alla vigilia del settantesimo compleanno. E che a lui poco importa se nella scalata di Mps a Mediobanca, che da ieri ha il via libera dei soci, i suoi interessi da amministratore delegato convergono con quelli del governo e di alcuni azionisti forti come il gruppo Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio, che sono anche nel capitale di piazzetta Cuccia e delle Generali. Azionisti per i quali l’offerta senese potrebbe diventare la strada per arrivare, passando da Milano, a prendere il controllo della compagnia triestina.

Di certo il round di ieri, con una netta approvazione non solo dei soci forti di Mps e di quelli da poco arruolati tra le casse previdenziali, ma anche di molti grandi fondi internazionali, galvanizza il banchiere che negli anni si è fatto una fama come beniamino degli investitori e che pure in queste settimane ha battuto con forza il ferro dell’Ops lanciata da Mps, incontrando - ha raccontato - circa un centinaio di soci finanziari.

Da bancario diventato banchiere - non un colpo di bacchetta magica, ma la scelta di Roberto Nicastro che nel 1977 era appena stato chiamato da Alessandro Profumo a pianificare le strategie del Credito Italiano di portare accanto a lui quel brillante capo area di Roma Parioli - Lovaglio resta molto attaccato ai fondamentali dell’attività bancaria e alle possibilità di innovazione tecnologica, preferendo operazioni che accrescano gli istituti che gestisce rispetto a quelle che prevedono sinergie grazie ai tagli. È stato questo il suo track record con le banche estere di Unicredit - dal 2000 in Bulgaria, dal 2003 in Polonia - dove ha portato Bank Pekao (di cui è stato ceo dal 2011 al 2017) a diventare la prima società per capitalizzazione alla Borsa di Varsavia. Da lì, ad esempio, l’apprezzamento di Davide Serra del fondo Algebris che - quando al vertice di Unicredit arriva il francese Jean-Pierre Mustier e subito si sbarazza sia della partecipata polacca sia del suo numero uno - lo segnala per la posizione alla guida del Credito Valtellinese.

Assieme alle capacità manageriali, Lovaglio coltiva infatti anche quelle relazionali. Quando arriva in Bank Pekao, ad esempio, da perfetto sconosciuto in Polonia ha subito la necessità di trovare punti di contatto con l’esecutivo. La partitella settimanale della squadra di calcio della banca, così, comincia a svolgersi spesso contro quella del governo. In campo entrambi i capitani: Lovaglio, appunto, e l’allora premier polacco Donald Tusk. Ed è sempre un governo - questa volta quello guidato da Mario Draghi - a chiamarlo nel febbraio 2022 a capo di Mps ancora in precarie condizioni e controllata dallo Stato. Anche in quel caso risanamento; e adesso addirittura il voto che suggella la trasformazione da preda a cacciatore nella giungla bancaria. Ora, per Lovaglio, cominciano mesi di attesa, non di inattività: c’è l’incognita di un aumento dell’offerta su Mediobanca, se il gap di valutazione espresso dai valori di Borsa attuali dovesse permanere o allargarsi, e c’è la certezza che adesso l’ad di Siena dovrà dar fondo a tutte le sue doti diplomatiche per convincere gli azionisti di piazzetta Cuccia ad aderire all’offerta. E non è detto che i fondi che ieri hanno visto i vantaggi per Mps dalle nozze con Mediobanca, e hanno votato di conseguenza, abbiano lo stesso giudizio quando si tratterà di valutare se le nozze convengano anche da azionisti di piazzetta Cuccia.

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