ROMA – Le agenzie del commercio statunitense stanno affilando le armi contro Pechino. Secondo l’International Trade Administration (Ita) la Cina ha sovvenzionato alcune aziende di pannelli solari in Cambogia, Thailandia, Vietnam e Malesia per abbattere i costi di produzione e fare concorrenza sleale agli Stati Uniti. Dopo una indagine dell’Ita durata un anno, sarà l’International trade commission (Itc) a stabilire entro il 2 giugno se i sussidi concessi dal governo cinese hanno avuto un impatto sui loro concorrenti americani e se imporre o meno i dazi doganali previsti dall'Ita.
La Cina mette in guardia sui dazi: “Chi fa accordi con gli Usa che ci danneggiano avrà contromisure”
L’accusa è che gli aiuti abbiano permesso a determinate aziende con sede nei Paesi del Sudest asiatico di tenere i prezzi molto bassi, al di sotto dei costi di produzione, attuando pratiche di concorrenza sleale e dumping sul mercato americano. “Questa è una delle prime indagini in cui il Ministero del Commercio è stato in grado di dimostrare l'esistenza di sovvenzioni transnazionali", ha spiegato l’agenzia federale.
In media, i dazi doganali proposti vanno dal 34,41% per i pannelli e le celle solari provenienti dalla Malesia al 651,85% per quelli provenienti dalla Cambogia. Ma almeno due aziende cambogiane, Hounen Solar e Solar Long PV-Tech, si sono viste addebitare il 3.521% di dazi doganali - tasse equivalenti a più di 35 volte il prezzo dei loro prodotti.
Le nuove tariffe andranno a colpire circa 12 miliardi di dollari di prodotti importati dagli Stati Uniti nel 2023. Si tratta di misure che andranno ad aggiungersi a quelle già imposte dalla Casa Bianca nella guerra commerciale iniziata lo scorso febbraio. E quindi sul 10% in vigore dal 5 aprile, prima tranche dei dazi reciproci applicata a tutti i Paesi, e sulla restante parte per ora sospesa per 90 giorni. Nel caso del Vietnam, ad esempio, si tratterebbe di dazi doganali aggiuntivi del 38%.