Dazi, anche l’Fmi taglia la crescita: “Il Pil dell’Italia rallenta a +0,4%”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON – I dazi di Trump stanno provocando un grave shock all’economia mondiale, che non risparmia l’Italia, con le sue previsioni di crescita quasi dimezzate. Il Fondo monetario internazionale ancora non prevede una recessione globale, ma il rischio è dietro l’angolo. Perciò difende l’indipendenza delle banche centrali, a partire dalla Federal Reserve costantemente attaccata dal capo della Casa Bianca, perché minare la loro credibilità ne indebolisce la capacità di rispondere alla possibile crisi. Presentando ieri l’Outlook all’apertura dei vertici di primavera, l’Fmi ha avvertito che l’economia mondiale vive una «fase critica». La crescita globale rallenterà, passando da un + 3,3% a +2,8%. Le guerre commerciali complicano anche le previsioni, con uno scenario “pre 2 aprile” e uno “post 9 aprile”, drogati dall’offensiva dei dazi.
WASHINGTON – I dazi di Trump stanno provocando un grave shock all’economia mondiale, che non risparmia l’Italia, con le sue previsioni di crescita quasi dimezzate. Il Fondo monetario internazionale ancora non prevede una recessione globale, ma il rischio è dietro l’angolo. Perciò difende l’indipendenza delle banche centrali, a partire dalla Federal Reserve costantemente attaccata dal capo della Casa Bianca, perché minare la loro credibilità ne indebolisce la capacità di rispondere alla possibile crisi. Presentando ieri l’Outlook all’apertura dei vertici di primavera, l’Fmi ha avvertito che l’economia mondiale vive una «fase critica». La crescita globale rallenterà, passando da un + 3,3% a +2,8%. Le guerre commerciali complicano anche le previsioni, con uno scenario “pre 2 aprile” e uno “post 9 aprile”, drogati dall’offensiva dei dazi.
L’impatto non risparmia l’Italia, che nonostante i tentativi di applicare la responsabilità fiscale, vedrà calare il suo Pil di 0,3 punti percentuali, dal + 0,7% di gennaio al +0,4%. La colpa ricade su Washington, però. Va ancora peggio per la Germania, con le stime ridotte a crescita zero, mentre la Spagna in controtendenza è in rialzo dello 0,2%. Soffre anche il Pil americano, che dopo essere cresciuto del 2,8% nel 2024, calerà quest’anno all’1,8%, perdendo 0,9 punti rispetto a gennaio.
La disoccupazione in Italia resterà al 6,7% nel 2025 e nel 2026, mentre il debito pubblico salirà quest’anno al 137,3% dal 135,3 del 2024, con un ulteriore aumento al 138,5% nel 2026. Il Pil dell’area dell’euro aumenterà nel 2025 solo dello 0,8%, prima di riprendersi il prossimo anno con un +1,2%. «La crescente incertezza e i dazi sono i principali fattori della crescita contenuta».
Presentando il rapporto, il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas, ha detto che «non vediamo una recessione», ma le possibilità che ne avvenga una negli Stati Uniti sono salite dal 25% a circa il 40%. In generale, i rischi per la stabilità finanziaria «sono significativamente aumentati, soprattutto in seguito alla stretta delle condizioni finanziarie globali».
In questo quadro l’effetto Trump, oltre ai dazi, è destabilizzante anche per gli attacchi continui contro il presidente della Fed, Jerome Powell. Gourinchas ha evitato di rispondere a un giornalista che gli chiedeva se il capo della Casa Bianca sia «un genio», perché ha capito cose sfuggite all’Fmi, ma sulla Federal Reserve non si è trattenuto: «Le banche centrali devono restare credibili, e parte di questa credibilità dipende dalla loro indipendenza. Si trovano ad affrontare un momento delicato. I dazi negli Usa aumenteranno le pressioni sui prezzi. Prevediamo che l’inflazione resti al 3% quest’anno». Quindi è fondamentale che le banche centrali conservino la capacità di contrastare l’aumento dei prezzi, senza interferenze o condizionamenti da parte dei governi.