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Lavoro, pausa pranzo sempre più rara. Ma la scienza dice che è meglio ripensarci

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Il 62% degli impiegati americani mangia regolarmente alla propria postazione e una ricerca dimostra come anche chi lavora in smart working non si stacca mai dal computer. Le conseguenze? Danni considerevoli per salute e spirito di gruppo
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ROMA – Dal pranzo di lavoro dell’allora stagista Monica Lewinsky al Ritz-Carlton Hotel, che portò a un impeachment presidenziale, a quelli dei lavoratori più umili riuniti attorno a un tavolo di trattoria. I pranzi di lavoro sono stati per anni percepiti come un’istituzione. Irrinunciabili a qualsiasi livello. Un tempo scandivano la giornata lavorativa di banchieri, avvocati e giornalisti. Erano anche un’occasione di business e di scambio di informazioni riservatissime.

Un’abitudine caduta in disuso

Ma, racconta l’Economist, la pausa pranzo ben definita – intesa come alzarsi dalla scrivania per sedersi a un tavolo apparecchiato di tutto punto per un’ora circa – è caduta in disuso travolta da un modo di lavorare sempre più frenetico. Staccare la spina per il pasto di mezzogiorno viene sp…

ROMA – Dal pranzo di lavoro dell’allora stagista Monica Lewinsky al Ritz-Carlton Hotel, che portò a un impeachment presidenziale, a quelli dei lavoratori più umili riuniti attorno a un tavolo di trattoria. I pranzi di lavoro sono stati per anni percepiti come un’istituzione. Irrinunciabili a qualsiasi livello. Un tempo scandivano la giornata lavorativa di banchieri, avvocati e giornalisti. Erano anche un’occasione di business e di scambio di informazioni riservatissime.

Un’abitudine caduta in disuso

Ma, racconta l’Economist, la pausa pranzo ben definita – intesa come alzarsi dalla scrivania per sedersi a un tavolo apparecchiato di tutto punto per un’ora circa – è caduta in disuso travolta da un modo di lavorare sempre più frenetico. Staccare la spina per il pasto di mezzogiorno viene spesso percepito come un segno di pigrizia. Quella che una volta si chiamava "ora di pranzo" è stata mutuata in un panino alla scrivania. I pranzi a doppia portata sono sempre più rari e il vino è bandito come un veleno. Una delle ragioni principali del declino è che le note spese sono molto più stringate. Un altro motivo è che la mentalità generale è cambiata. Secondo uno studio dell'Hartman Group, società di ricerche di mercato, il 62% degli impiegati americani mangia regolarmente alla propria postazione di lavoro. Per non parlare del de profundis del pisolino.

Le conseguenze negative per salute

Ma – viene da chiedersi – i lavoratori hanno forse esagerato in stacanovismo? La necessità di una giornata sempre più intensa ha sdoganato la tendenza a ingozzarsi di piadine e baguette al prosciutto e formaggio, compulsando nervosamente sulla tastiera. Gastrite e poca igiene assicurate. E anche il lavoro da casa – paradossalmente – ha consolidato questa tendenza. Secondo una ricerca condotta da Nicholas Bloom alla Stanford University, infatti, non si registra alcun calo nell'attività online dei dipendenti da remoto a metà giornata.

Quali sono le conseguenze di questo cambio di abitudini? Stare seduti per ore aumenta il rischio di ipertensione e persino di malattie cardiache. Per non parlare della stanchezza cognitiva derivata dall’essere "sempre connessi"? Ma c’è dell’altro. La mancanza di una pausa a metà giornata può portare a una carenza di scambio, incrocio di idee nuove e una riduzione della produttività. Inoltre, riunirsi per condividere il cibo è un rituale che dura da millenni. Creare legami con colleghi o clienti chiacchierando informalmente durante un pasto è alla base del piacere del lavoro. E aiutano a creare uno spirito di gruppo. Un esempio per tutti? Secondo uno studio condotto dalla Cornell University, i vigili del fuoco che mangiano sempre insieme sono più collaborativi e generalmente più bravi nel loro lavoro.

Il vantaggio per i capi

Anche i capi possono trarre vantaggio dalla pausa pranzo entrando in sintonia con i dipendenti. Narayana Murthy, co-fondatore di Infosys, un colosso indiano del settore tecnologico, pranzava in mensa con i dipendenti ogni volta che poteva, mettendosi in coda per il suo pasto. Mostrare un atteggiamento empatico, cenando con i dipendenti, non solo può mettere i capi sotto una luce più favorevole agli occhi dei dipendenti, ma può anche essere un utile modo informale per tenersi aggiornati con i propri team. Mangiare assieme agli altri, sedersi attorno a un tavolo, scambiarsi, oltre agli alimenti, idee e opinion è da sempre molto utile. Ed è proprio su queste basi che le aziende promuovono oggi il social eating come aspetto importante sia per la conoscenza e i legami tra colleghi, sia per il cosiddetto team bulding ovvero, la capacità di fare squadra. Non dovrebbero stupire, dunque, i risultati di alcune indagini statistiche che provano come l’80% degli italiani consideri la pausa pranzo fondamentale, e solo il 13% preferisca mangiare da solo. Consumare il cibo in compagnia, infatti, significa avere un’occasione per confrontarsi in maniera rilassata, conviviale, con gli altri. Lo stress della competizione e i possibili contrasti che possono sorgere in un ambiente di lavoro non trovano spazio nel momento in cui ci sediamo a tavola.

La pausa come diritto

La pausa pranzo aziendale è un diritto che riguarda i dipendenti, a seconda dell’orario di lavoro previsto dal contratto. Il riferimento normativo contenente la disciplina generale di tale diritto è il D.Lgs.66/2003. La pausa pranzo è un diritto per tutti quelli che hanno un contratto di lavoro che prevede più di 6 ore giornaliere continuative. Per quanto riguarda, invece, la durata, dipende dai singoli Ccnl, dunque dai settori in cui i lavoratori sono impiegati e dalla tipologia di attività svolta dall’azienda, e le relative esigenze organizzative e produttive, e i datori di lavoro sono tenuti a rispettare tale diritto dei dipendenti.

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