MILANO – Mediobanca lancia un'offerta pubblica di scambio sul 100% di Banca Generali offrendo al Leone di Trieste e agli altri azionisti la propria partecipazione (è il primo socio con il 13% che ai prezzi attuali è valutato 6,5 miliardi) in cambio della controllata. Lo ha deliberato il cda di Piazzetta Cuccia, convocato il giorno dopo l’assemblea che ha confermato Donnet alla guida di Generali, e tenutosi ieri. Il nuovo consiglio si riunirà proprio oggi ed è presumibile che sul tavolo ci sia anche quest’ultima Ops. Attesa anche una riunione del cda di Banca Generali.
I dettagli
Agli azionisti di Banca Generali quotata a Milano, ma controllata al 50% proprio dalla compagnia di Trieste, saranno offerte 1,7 azioni Generali per ogni azione consegnata all’Ops. Rispetto alle quotazione di venerdì la valutazione prevede un premio dell’11% su Banca Generali. La quota minima definita da Piazzetta Cuccia per dare corso all’offerta è del 50%, l’Ops dovrebbe concludersi a fine ottobre. Convocata per il 16 giugno l'assemblea degli azionisti di Mediobanca.
Gli effetti
L'aggregazione - spiega Piazzetta Cuccia - consente “l'evoluzione del rapporto tra Mediobanca e Generali che da finanziario si trasforma in una forte partnership industriale”. L'operazione consente inoltre di trasformare “il gruppo Mediobanca in un leader nel wealth management con attivi in gestione per 210 miliardi, ricavi per 2 miliardi e capacità di crescita per oltre 15miliardi annui”. In avvio di seduta di Borsa, il mercato ha premiato preda e predatore, con Mediobanca salita dell'1,48% a 17,87 euro e Banca Generali dell'8,65% a 53 euro, mentre la controllante Generali scivola. Nelle ore successive, la banca guidata da Alberto Nagel prosegue positiva, ma in maniera più contenuta, quando invece il Monte, che a sua volta a lanciato un’Ops su Piazzetta Cuccia, guadagna più del 2%. Banca Generali continua a correre, mentre la controllante amplia le perdite.
Mediobanca stima che il nuovo gruppo raddoppierà ricavi, e quadruplicherà l'utile netto a 0,8 miliardi, pari al 50% dell'utile di gruppo. Con Banca Generali, Mediobanca prevede sinergie per 300 milioni, derivanti per il 50% da minori costi, per il 28% da ricavi e per il 22% dal funding. Previsto inoltre un ritorno del capitale investito (Rote) dal 14% ad oltre il 20%, un utile netto consolidato in crescita del 15% a 1,5 miliardi, con un coefficiente patrimoniale Cet1 al 14%. Confermata la distribuzione cumulata di 4miliardi di dividendi previsti nel piano strategico 2023-26, coerente con un rendimento (yield) cumulato del 22% nei prossimi 18 mesi.
La risposta a Mps
L’operazione impatta sull’offerta già in corso del Monte dei Paschi sulla stessa Mediobanca, approvata dall’assemblea della senese lo scorso 17 aprile, che ha infatti dato il via libera all’operazione di scambio: per 10 azioni Mediobanca portate in adesione siano corrisposte 23 azioni di nuova emissione di Banca Mps. L’ad Nagel precisa che l’Ops su Banca Generali “non è un'azione difensiva ma offensiva”. Un elemento da chiarire sarà se in questo modo Mediobanca violi la passivity rule, ovvero se modifiche il proprio perimetro solo per rispondere alla scalata. “È una manovra di crescita, di sviluppo. Non è per rendere agli altri una cosa più difficile, ma per rendere Mediobanca ancora più bella”.
Dal punto di vista dei valori c’è equivalenza tra la cessione della quota di Generali ceduta e quella eventualmente offerta per Banca Generali. Il via libera all'offerta in cda è avvenuto con l'astensione dei due consiglieri espressione della lista Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio). Ad astenersi, infatti, sono stati Sandro Panizza e Sabrina Pucci. L'Ops su Banca Generali, ha confermato Nagel citando il comunicato, è stato approvato dal cda di Mediobanca “con due astensioni”.
Sui tempi Nagel parla di “coincidenze”
Tempistiche sospette? “Coincidenze”, ha risposto ai cronisti. “Noi andiamo avanti sulla nostra storia industriale, avremmo fatto in ogni caso questa operazione, perché nasce nella nostra testa già cinque anni fa e oggi ci sono le condizioni industriali, perché siamo molto più grandi, siamo raddoppiati di dimensione nel risparmio gestito”.
Nagel: “Nessun negoziato con Generali. Dopo la fusione useremo il nostro brand”
Adesso la decisione spetta ai soci di Mediobanca, come la stessa compagnia sottolinea. “Toccherà a loro (i consiglieri del Leone appena eletti, ndr) decidere se aderire o no, ma è una decisione personale, nell'interesse di Generali”, ha affermato Nagel in conferenza. “Non abbiamo negoziato il deal col management del Leone né di Banca Generali ma è nello spirito di questa operazione e d'ora in poi negozieremo un deal che è nell'interesse di tutti e tre, in termini di progetto industriale e di condizioni finanziarie”, ha risposto a un analista. “Ai nostri azionisti penso che debbano essere proposte delle alternative e che poi stia a loro decidere”.
Quanto al brand, l’ad ha anticipato: “Non penso che useremo Banca Generali, crediamo che il marchio Mediobanca nel private e investment banking sia il migliore in Italia. L'obiettivo è quindi di integrare tutto sotto il cappello di Mediobanca con una importante riorganizzazione della struttura".
Gli advisor
Nell’operazione, Mediobanca è stata assistita da Centerview Partners, Equita e Goldman Sachs Bank Europe, succursale Italia, quali advisor finanziari, e da Chiomenti e Carlo Marchetti, quali consulenti legali.