Senza il mercato non si vince. Il voto dell’assemblea Generali conferma ancora una volta che nei grandi gruppi quotati dove per arrivare alla maggioranza serve il supporto dei fondi non è facile far prevalere l’interesse dei singoli azionisti. Mediobanca è riuscita a portare dalla sua oltre il 50% delle azioni presenti a Trieste. Ora dovrà mostrare la stessa abilità nella partita che la vede come preda del Monte dei Paschi di Siena.
La saga Generali atto secondo
È Il secondo atto della saga Generali, perché dal 13% in pancia a Mediobanca passa il futuro di Donnet alla guida del Leone. Se capitolerà, non ci sarà più mercato che tenga per fermare la scalata del fronte romano. Alberto Nagel, amministratore delegato di Piazzetta Cuccia, se la dovrà vedere con Luigi Lovaglio, numero uno del Monte dei Paschi. L’abilità del primo di convincere e vincere sul mercato non è in discussione - da anni riesce a trascinare dalla sua parte gli investitori istituzionali sia di Mediobanca che di Generali - meno quella di dialogare con la politica.
Lovaglio dal canto suo si presenta con la caparbietà che ha mostrato nella ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di euro lanciata nell’ottobre 2022, dove tra gli advisor e all’interno del consorzio di garanzia figurava la stessa Mediobanca di Nagel. Allora buona parte della ricapitalizzazione, ben 1,6 miliardi furono garantiti dal governo che possedeva il 64% del Monte. I restanti 900 milioni furono racimolati da Lovaglio in persona che andò a bussare a tutte le porte che conosceva per raggiungere il risultato. Si schierarono con lui, anche grazie alla politica, molte Fondazioni e casse di risparmio, qualche grande investitore come Pimco, Ion e Algebris, e i partner della banca nel campo assicurativo e del risparmio Axa e Anima, quest’ultima però con un impegno inferiore a quanto aveva promesso. Il cesello all’aumento di capitale fu poi dato dalle otto banche del consorzio di garanzia (Mediobanca, Bofa, Citi, Santander, Credit Suisse, Barclays, Soc Gen e Siftel) che sottoscrissero azioni per un controvalore di 93 milioni di euro, dopo aver però incassato 125 milioni di euro di commissioni per aver posto la garanzia su un eventuale inoptato da 800 milioni di euro. Anche nel voto per l’ultimo aumento di capitale al servizio dell’offerta su Mediobanca, Lovaglio ha ottenuto il placet del mercato, sebbene una parte dei voti siano arrivati da titoli rastrellati da mani amiche prima dell’assemblea (Caltagirone, Inarcassa ed Enpam per circa il 10%).
Gli schieramenti in Mediobanca
In Mediobanca i due schieramenti vedono dalla parte di Nagel il patto di sindacato che vale l’11,9% del capitale, più una serie di azionisti storici con un altro 8% circa. Sul fronte di Lovaglio, figurano il 19,8% della famiglia Del Vecchio e il 7,6% del gruppo Caltagirone. Mps, tuttavia, sta lavorando ai fianchi qualche socio storico come la famiglia Benetton che non ha escluso di aderire all’Ops, dopo che nella partita Generali ha scelto di astenersi. Lovaglio ha anche un’altra carta nella manica ed è sempre quella di rastrellare azioni Mediobanca. Per delibera lo può fare finché il titolo, che oggi quota a 16,5 euro, rimane tra i 17 e i 18 euro. Come dire che se il mercato non va da Mps è Mps ad andare sul mercato.