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Un miliardo per la sicurezza. Meloni: “Decido con i sindacati”

(agf)

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Governo a caccia di risorse da puntare sulla prevenzione degli incidenti. Non ci sarà un decreto Primo maggio. L’annuncio oggi in un video, poi il confronto
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ROMA – La premier vorrebbe fare cifra tonda. Arrivare ad annunciare, con un video prima dei tg di oggi all’ora di pranzo al termine del Consiglio dei ministri, un miliardo per la sicurezza sul lavoro. Perché si continua a morire: tre al giorno in media. Perché i sindacati ne faranno il tema delle piazze di domani per la festa dei lavoratori. E per i continui richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non ci sarà un decreto Primo Maggio, come l’anno scorso e quello prima. Ma una comunicazione di Giorgia Meloni. Prima ai suoi ministri, poi alla rete dei social. Accompagnata da una richiesta di confronto con le parti sociali, imprese e sindacati.

Sindacati non informati

Cgil, Cisl e Uil non ne sanno niente. Non sono stati contattati né convocati. Questa volta però non si troveranno davanti a un testo fatto e finito, come per le leggi di bilancio. Il metodo cambia, per volere della premier. Ci saranno soldi, sulla carta. Bisognerà decidere come spenderli, a beneficio di …

ROMA – La premier vorrebbe fare cifra tonda. Arrivare ad annunciare, con un video prima dei tg di oggi all’ora di pranzo al termine del Consiglio dei ministri, un miliardo per la sicurezza sul lavoro. Perché si continua a morire: tre al giorno in media. Perché i sindacati ne faranno il tema delle piazze di domani per la festa dei lavoratori. E per i continui richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non ci sarà un decreto Primo Maggio, come l’anno scorso e quello prima. Ma una comunicazione di Giorgia Meloni. Prima ai suoi ministri, poi alla rete dei social. Accompagnata da una richiesta di confronto con le parti sociali, imprese e sindacati.

Sindacati non informati

Cgil, Cisl e Uil non ne sanno niente. Non sono stati contattati né convocati. Questa volta però non si troveranno davanti a un testo fatto e finito, come per le leggi di bilancio. Il metodo cambia, per volere della premier. Ci saranno soldi, sulla carta. Bisognerà decidere come spenderli, a beneficio di chi e quando. Se rafforzare la formazione, a scuola e sul lavoro. O insistere sugli investimenti delle aziende per garantire ambienti salubri e a norma. La ricognizione dei fondi indirizzerà le scelte. Per tutto il giorno ieri Palazzo Chigi, ministero del Lavoro e dell’Economia hanno cercato la quadra.

Gli avanzi dell’Inail

Nel mirino, l’unica fonte di denari al momento spendibile per la sicurezza: l’Inail. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è diventato un fortino della destra, in particolare di Fratelli d’Italia che ha voluto alla sua guida Fabrizio D’Ascenzo, l’ex rettore di Economia dell’università La Sapienza. Anche quest’anno l’Inail chiuderà con un avanzo di bilancio stellare: 3 miliardi. Soldi delle imprese e dei lavoratori che solo in piccolissima parte vengono impiegati per tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.

Avanzi che si accumulano, da anni. Definiti dalla Corte dei Conti «ingenti e impropri, poco conciliabili con il perdurante fenomeno infortunistico». E che finiscono nel conto di Tesoreria, il salvadanaio di Stato, che l’anno scorso ammontava a ben 41 miliardi, per lo più di fonte Inail. Più soldi ci sono lì e meno debito si deve fare. Meno debito, significa meno aste di titoli di Stato. Un risparmio sulla spesa per interessi che non lascia indifferente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, restio a consumare un cuscinetto preziosissimo, specie di questi tempi tra guerre e dazi.

Il bando Isi

Un’altra mossa tenta il governo Meloni. Agganciare il bando Isi da 600 milioni appena lanciato a metà aprile dall’Inail. Una cifra già alta che potrebbe essere portata a un miliardo. E messa a disposizione delle aziende che possono così ottenere un contributo a fondo perduto del 65% fino a 130 mila euro per investimenti finalizzati a migliorare la salute e sicurezza dei dipendenti. Per comprare presse, robot, muletti. Ma anche finanziare progetti di bonifica dall’amianto o per ridurre i rischi tecnopatici e di infortunio.

Una strada più semplice dell’altra, a livello contabile e di assetto del bilancio dello Stato. Ma che fa i conti con una procedura molto lenta e burocratica di cui le imprese si sono sempre lamentate. Dal 2010 al 2023 sono andati a bando per questa via ben 3,5 miliardi. Meno della metà sarebbe stata davvero assegnata. Motivo per cui le aziende ritengono il premio Inail una sorta di “tassa occulta”: pagano molto, ricevono poco.

I numeri impongono però una mossa. Nel 2024 Inail conta 1.077 morti sul lavoro, 512 mila infortuni, 88 mila malattie professionali. L’annuncio di Meloni di oggi costringe a ripensare le strategie.

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