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Il desiderio del Papa rianima l’ardesia ligure

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Francesco ha voluto per la sua tomba la pietra nera dalla terra degli avi. Un distretto da dodici aziende e 70 milioni di fatturato che ricorda i fasti del passato, ma ora è stretto dalla concorrenza di Cina e Brasile. La presidente Garbarino: “Qualità superiore e nessuno lavora come noi”
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Papa Francesco l’ha chiesto espressamente nelle sue ultime volontà: «Per la mia tomba voglio la pietra nera dei miei avi liguri». E la pietra nera di Liguria arriverà a Roma, secondo gli accordi già presi con il distretto industriale che presidia un prodotto prezioso quale l’ardesia, appunto quella pietra nera che viene cavata oggi dai monti con nuove tecniche di estrazione, ma con la stessa cura artigiana che si perpetua da secoli. Peccato solo che, rispetto al passato, l’ardesia ligure abbia dovuto fare i conti con la globalizzazione e un mercato completamente stravolto dall’ingresso di pietra prodotta principalmente da Paesi come Cina e Brasile. Ardesia di qualità minore, ma minore anche nel prezzo.

E questo ha fatto rapidamente la differenza, finendo per mettere ai margini del business i produttori liguri che oggi resistono contro i giganti asiatici e sudamericani con dodici aziende e diciotto cave attive fra Valfonanabuona (Genova) e Valle Argentina (Imperia). Nel 2024 le az…

Papa Francesco l’ha chiesto espressamente nelle sue ultime volontà: «Per la mia tomba voglio la pietra nera dei miei avi liguri». E la pietra nera di Liguria arriverà a Roma, secondo gli accordi già presi con il distretto industriale che presidia un prodotto prezioso quale l’ardesia, appunto quella pietra nera che viene cavata oggi dai monti con nuove tecniche di estrazione, ma con la stessa cura artigiana che si perpetua da secoli. Peccato solo che, rispetto al passato, l’ardesia ligure abbia dovuto fare i conti con la globalizzazione e un mercato completamente stravolto dall’ingresso di pietra prodotta principalmente da Paesi come Cina e Brasile. Ardesia di qualità minore, ma minore anche nel prezzo.

E questo ha fatto rapidamente la differenza, finendo per mettere ai margini del business i produttori liguri che oggi resistono contro i giganti asiatici e sudamericani con dodici aziende e diciotto cave attive fra Valfonanabuona (Genova) e Valle Argentina (Imperia). Nel 2024 le aziende del distretto ligure hanno raggiunto un volume d’affari di 70 milioni di euro, metà dei quali in export, occupando 210 dipendenti diretti.

Una piccola quota di un mercato mondiale che oggi ha un valore stimato di oltre un miliardo di euro, con prospettive di crescita costanti nei prossimi anni, vista la richiesta di ardesia, pietra eclettica che si presta a infiniti usi, dalle tradizionali coperture dei tetti alla pavimentazione da interno e da esterno delle case, dai portali al rivestimento dei gradini delle scale fino alle lavagne scolastiche e ai piani coperti dal panno verde dei biliardi. Proprio ai biliardi sono legati alcune fra le immagini più ricorrenti dell’ardesia ligure, fornita con regolarità ai produttori cinematografici americani per la saga di Eddie Felson, quello “spaccone” interpretato nel ‘61 da Paul Newman e riproposto 25 anni più tardi per “Il colore dei soldi”, unico film a fruttare l’Oscar all’attore (a parte i due alla carriera).

«Siamo stati protagonisti del mercato fino alla crisi del 2008 — spiega Franca Garbarino, presidente del distretto ligure dell’ardesia — Fino ad allora ogni giorno partivano dal porto di Genova dieci container carichi di ardesia, poi la discesa. I mercati esteri sono stati invasi dai prodotti soprattutto cinesi e brasiliani; noi presidiamo comunque il mercato interno, chi ci conosce sa che il nostro prodotto è di qualità superiore e soprattutto che nessuno sa lavorare l’ardesia come noi. Questa è un’arte e non è un caso che Papa Francesco ci abbia voluto onorare con questa sua richiesta che lo rimanda ai suoi antenati». Il ramo materno di Francesco, infatti, è soprattutto ligure, con la madre Regina Maria e il nonno materno Francisco, già nati a Buenos Aires ma le cui radici rimandano a Cogorno, nell’entroterra genovese.

«La storia della nostra ardesia ha una tradizione plurisecolare, è rappresentata nei dipinti del Seicento, attraversa tutta l’Europa — prosegue la presidente Garbarino — Dalle cupole delle chiese di Roma fino ai Palazzi nobiliari delle corti europee ne ritroviamo le tracce. E così si arriva ai giorni nostri, con un’ascesa legata soprattutto ai biliardi, quando partivano dieci contenitori al giorno mentre oggi siamo a zero in un anno».

Eppure il distretto non ha alcuna intenzione di fermarsi, anzi. Oggi le aziende liguri lavorano in sotterraneo con impatti ambientali minimi per rilanciarsi su un mercato che non smette di sorprendere. «Oltre alla crisi del mercato del biliardo — chiude Franca Garbarino — dal 2010 l’avvento delle lavagne interattive multimediali ha ridotto drasticamente il fatturato, ma di recente stiamo assistendo nelle università a un ritorno delle lavagne tradizionali. E con queste alle richieste specifiche per la nostra ardesia ligure, che è la più pura. I post di fisici e matematici di tutto il mondo parlano proprio della necessità di avere per i loro studi le lavagne di ardesia perché ne ricevono benefici mentali, scrivono proprio così».

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