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Da Altman a Huang di Nvidia, perché i campioni dell’IA viaggiano con Trump nel Golfo

Il fondatore e capo di Nvidia Jensen Huang (reuters)

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L’Intelligenza artificiale sarà al centro degli accordi che il presidente americano stringerà in Arabia, Emirati e Qatar: le tecnologie Usa in cambio dei miliardi dei petrostati. Nonostante i loro legami con la Cina
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ROMA – Il “deal”, per citare un termine carissimo a Donald Trump, è chiaro. Da un lato le tecnologie americane per l’Intelligenza artificiale, dai microprocessori agli algoritmi più avanzati. Dall’altro le sconfinate risorse finanziarie delle potenze del Golfo. C’è questa convergenza di interessi al centro del viaggio del presidente americano in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, la sua prima missione internazionale (funerale di Francesco escluso) dal ritorno alla Casa Bianca. E lungo la stessa rotta – non a caso – lo seguiranno nei prossimi giorni i jet privati di molti dei “Tech bro”, i dirigenti dei colossi digitali americani: Sam Altman di OpenAI e Jensen Huang di Nvidia, tra i relatori di un forum di investimento arabo-americano a Riad, ma secondo altre indiscrezioni riportate dal Financial Times anche Mark Zuckerberg di Meta ed Elon Musk.

ROMA – Il “deal”, per citare un termine carissimo a Donald Trump, è chiaro. Da un lato le tecnologie americane per l’Intelligenza artificiale, dai microprocessori agli algoritmi più avanzati. Dall’altro le sconfinate risorse finanziarie delle potenze del Golfo. C’è questa convergenza di interessi al centro del viaggio del presidente americano in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati, la sua prima missione internazionale (funerale di Francesco escluso) dal ritorno alla Casa Bianca. E lungo la stessa rotta – non a caso – lo seguiranno nei prossimi giorni i jet privati di molti dei “Tech bro”, i dirigenti dei colossi digitali americani: Sam Altman di OpenAI e Jensen Huang di Nvidia, tra i relatori di un forum di investimento arabo-americano a Riad, ma secondo altre indiscrezioni riportate dal Financial Times anche Mark Zuckerberg di Meta ed Elon Musk.

A caccia di investitori

Tecnologia in cambio di miliardi, si diceva: scambio che va spiegato. La parte più chiara è quella che riguarda i miliardi. Sono quelli necessari ai protagonisti americani dell’IA per inseguire il loro sogno di superintelligenza, e di conseguenza al governo statunitense per vincere la sfida hi-tech con la Cina. Ne servono centinaia per costruire i giganteschi data center in cui addestrare e far girare modelli sempre più grandi e potenti, e i Paesi del Golfo sono ben contenti di fornirli visto che potrebbero garantire ritorni record. MGX, il fondo di investimento tecnologico degli Emirati, è per esempio uno dei soggetti coinvolti in Stargate, il maxi investimento da 500 miliardi annunciato da OpenAI e Oracle poche ore dopo il reinsediamento di Trump.

L’oro dei chip

Ma mettendo sul piatto le loro finanze i Paesi del Golfo sperano di ottenere qualcosa più di un ritorno sull’investimento, cioè una corsia di accesso privilegiata alle tecnologie americane, i superchip Nvidia che sono i neuroni dell’IA e i formidabili modelli linguistici addestrati da Big Tech. Qui la partita è più complessa, perché incrocia questioni economiche e geopolitiche. Alla fine della sua presidenza, per rafforzare l’embargo sulla Cina, Joe Biden aveva approvato una norma che avrebbe limitato in maniera radicale le vendite di tecnologie americane non solo ai Paesi rivali, ma anche a quelli “neutrali”, lasciandola in sostanza libera solo a un ristrettissimo numero di alleati. La norma era stata contestata sia da molti governi che dalle aziende americane come Nvidia, sui cui affari avrebbe impattato in modo pesante. Pochi giorni fa Trump ha deciso di stracciarla: l’amministrazione ne scriverà un’altra, ma per quanto abbia anticipato che sarà altrettanto stringente molti scommettono che terrà in maggiore considerazione gli aspetti economici. Il viaggio parallelo nel Golfo di tanti Ceo di Big Tech sembra confermarlo.

La grande trattativa

In questi ultimi anni le potenze dell’area, come da tradizione, hanno cercato di mantenere una strategica neutralità tra Stati Uniti e Cina, cercando di giocare la rivalità tra le superpotenze a loro vantaggio. La presidenza Biden non aveva mai fatto mistero della sua avversità ideologica al regime arabo, e per quanto riguarda le tecnologie più strategiche come l’IA aveva fortemente ridotto il margine di azione dei petrostati (se non imposto un vero e proprio aut aut, come nel caso dell’investimento di Microsoft negli Emirati), preoccupata che da lì possano finire in mani cinesi. Con Trump, più a suo agio con gli autocrati che con i leader democratici, i rapporti si resettano. E tutto torna sul tavolo negoziale dei deal: anche i chip e gli algoritmi da cui dipende il nostro futuro.

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