Trump blocca i chip cinesi, Pechino attacca gli Usa: “Bullismo unilaterale, reagiremo”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO – “Un tipico esempio di bullismo unilaterale e protezionismo, che mina gravemente la stabilità della catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori e priva altri Paesi del loro diritto di sviluppare tecnologie avanzate”, dice il ministero del Commercio di Pechino. La Cina attacca gli Usa - accusando Washington di volerla “contenere e reprimere” - promettendo “misure severe” e azioni legali in risposta alle linee guida statunitensi che mettono in guardia le aziende dall'utilizzo di chip cinesi, in particolare quelli Ascend AI di Huawei. La delicata tregua raggiunta in Svizzera sui dazi dieci giorni fa già traballa. Pechino e Washington tornano a beccarsi, questa volta sul futuro dei semiconduttori più avanzati prodotti dalla Cina.
PECHINO – “Un tipico esempio di bullismo unilaterale e protezionismo, che mina gravemente la stabilità della catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori e priva altri Paesi del loro diritto di sviluppare tecnologie avanzate”, dice il ministero del Commercio di Pechino. La Cina attacca gli Usa - accusando Washington di volerla “contenere e reprimere” - promettendo “misure severe” e azioni legali in risposta alle linee guida statunitensi che mettono in guardia le aziende dall'utilizzo di chip cinesi, in particolare quelli Ascend AI di Huawei. La delicata tregua raggiunta in Svizzera sui dazi dieci giorni fa già traballa. Pechino e Washington tornano a beccarsi, questa volta sul futuro dei semiconduttori più avanzati prodotti dalla Cina.
Il divieto Usa ai chip di Pechino
Nel documento del dipartimento Usa al Commercio dello scorso 13 maggio si “avverte l'industria dei rischi legati all'uso di circuiti integrati per il calcolo avanzato provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese, compresi specifici chip Huawei Ascend. Questi chip sono stati probabilmente sviluppati o prodotti in violazione dei controlli sulle esportazioni degli Stati Uniti. Il loro uso può esporre le aziende a provvedimenti”.
Nella prima versione si faceva riferimento al loro uso “in qualsiasi parte del mondo”, poi questa frase è stata tolta ma non è bastato a placare l’ira di Pechino.“Qualsiasi organizzazione o individuo che attui o contribuisca all'attuazione di queste misure statunitensi potrebbe violare la legge cinese contro le sanzioni straniere e altre leggi e regolamenti pertinenti, e dovrà assumersi le relative responsabilità legali”, si legge nella dichiarazione del Ministero cinese.
Le preoccupazioni di Nvidia: “Perdiamo il mercato cinese”
I chip Ascend sono i processori più potenti di Huawei, utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale. E mentre Huawei accelera gli sforzi per arrivare a quell’autosufficienza tecnologica che costantemente chiede il leader cinese Xi Jinping e per sviluppare chip all’avanguardia in questa continua corsa per la supremazia nel settore con gli americani, la statunitense Nvidia è sempre più preoccupata di perdere il mercato cinese. Parlando alla fiera annuale Computex a Taiwan, il Ceo dell’azienda americana Jensen Huang ha bollato le restrizioni Usa sui chip verso la Cina degli ultimi anni come un “fallimento”, affermando che i controlli sulle esportazioni Usa non hanno fatto altro che accelerare i progressi dei concorrenti cinesi.
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“Quattro anni fa Nvidia deteneva il 95% della quota di mercato in Cina. Oggi è solo il 50%. Le aziende locali sono molto determinate, i controlli sulle esportazioni hanno dato loro lo slancio e il sostegno del governo ha accelerato il loro sviluppo”. Huang ha stimato che il mercato cinese potrebbe valere 50 miliardi di dollari l'anno prossimo. “Sarebbe un peccato non poter cogliere questa opportunità, portare entrate fiscali negli Stati Uniti, creare posti di lavoro e sostenere l’industria”.