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Payback dei dispositivi, verso la riduzione del 75% del debito dei produttori con le Regioni

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Quanto dovuto dai privati è già sceso da due a un miliardo e adesso potrebbe arrivare a 500 milioni, se le Regioni accettano di ricevere meno soldi
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Una proposta del Mef per ridurre a circa 500 milioni di euro il debito dei produttori di dispositivi sanitari nei confronti delle Regioni in base alla legge sul payback. Gli anni di riferimento sono quattro, tra il 2015 e il 2018. Inizialmente la cifra dovuta era di due miliardi, quindi in base alle nuove indicazioni finirebbe per essere tagliata del 75%. Il governo, infatti, nel 2023 aveva deciso di aiutare i privati con un miliardo e adesso il tavolo voluto da Giancarlo Giorgetti prevede che vengano versati dall’esecutivo altri 350 milioni di euro. Da parte loro, le Regioni dovrebbero rinunciare a 120 milioni e appunto per le aziende resterebbe da pagare poco più di mezzo miliardo. Non tutte le amministrazioni locali sono d’accordo con la transazione, anche perché i soldi attesi sono già stati inseriti in bilanci ormai piuttosto vecchi, e ci vorrà qualche giorno per capire se il progetto arriverà in fondo. Di certo sono stati fatti passi per andare incontro ai privati, che comunque …

Una proposta del Mef per ridurre a circa 500 milioni di euro il debito dei produttori di dispositivi sanitari nei confronti delle Regioni in base alla legge sul payback. Gli anni di riferimento sono quattro, tra il 2015 e il 2018. Inizialmente la cifra dovuta era di due miliardi, quindi in base alle nuove indicazioni finirebbe per essere tagliata del 75%. Il governo, infatti, nel 2023 aveva deciso di aiutare i privati con un miliardo e adesso il tavolo voluto da Giancarlo Giorgetti prevede che vengano versati dall’esecutivo altri 350 milioni di euro. Da parte loro, le Regioni dovrebbero rinunciare a 120 milioni e appunto per le aziende resterebbe da pagare poco più di mezzo miliardo. Non tutte le amministrazioni locali sono d’accordo con la transazione, anche perché i soldi attesi sono già stati inseriti in bilanci ormai piuttosto vecchi, e ci vorrà qualche giorno per capire se il progetto arriverà in fondo. Di certo sono stati fatti passi per andare incontro ai privati, che comunque contestano duramente il meccanismo del payback.

Come funziona il payback

Il sistema prevede che se le Regioni per acquistare i dispositivi superano un certo tetto di spesa i fornitori di strumenti che vanno falla siringa alla valvola cardiaca, dal letto attrezzato allo strumento chirurgico d’avanguardia, restituiscano una parte degli incassi. Il meccanismo è nato per i farmaci (ed è contestato dalle aziende) e poi applicato anche ai dispositivi, tra mille polemiche. Del reato sotto la definizione di dispositivo rientrano prodotti diversissimi tra loro, per tecnologia e costi e anche le realtà produttrici vanno dalla piccola ditta quasi artigianale alle multinazionali.

Le vicende giudiziarie

La legge sul payback dei dispositivi risale al 2015 ma solo nel 2019 sono stati fatti approvati i decreti attuativi per calcolare i tetti di spesa regionali. I produttori hanno fatto una dura battaglia legale contro il provvedimento. E’ finito anche alla Corte Costituzionale, che ne ha dichiarato la legittimità. Più di recente il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi delle aziende private e ci si aspetta adesso il ricorso alla Corte Costituzionale.

Il meccanismo, secondo tutti gli osservatori, va cambiato, ma per ora continua a funzionare. Adesso si attendono i decreti ministeriali che permettono alle Regioni di avviare la richiesta alle aziende del payback degli anni tra il 2019 e il 2022 (poi ci sarà pensare a quelli successivi). Ma visto che si attendono ancora decisioni del giudice amministrativo e visti gli aiuti già dati e le transazioni ipotizzate dal Mef per i quattro anni precedenti non è chiaro in che modo verranno calcolati i nuovi debiti.

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