* Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso La Sapienza Università di Roma
L’adozione delle criptovalute in Europa ha raggiunto livelli significativi negli ultimi anni, più di quanto si possa intuire dalla lettura giornaliera dei quotidiani economici. In media circa un adulto su dieci nei Paesi UE possiede crypto-asset ovvero tra il 10–12% della popolazione (fonte Web3 and crypto in France and Europe). L’Italia è in linea con questa tendenza. Nel 2024, nel nostro Paese, i possessori di crypto valute sono stimati in circa 2,7 milioni (pari al 7% della popolazione tra i 18–75 anni), ma più in generale il fenomeno coinvolge, anche con forme di curiosità, circa 13 milioni di italiani che hanno posseduto, possiedono o sono interessati a possedere crypto valute.
L’Europa rappresenta uno dei mercati di scambio più attivi al mondo. Tra luglio 2023 e giugno 2024 la regione dell’Europa centrale, settentrionale e occidentale (che include gran parte dell’UE) ha registrato movimenti o…
* Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso La Sapienza Università di Roma
L’adozione delle criptovalute in Europa ha raggiunto livelli significativi negli ultimi anni, più di quanto si possa intuire dalla lettura giornaliera dei quotidiani economici. In media circa un adulto su dieci nei Paesi UE possiede crypto-asset ovvero tra il 10–12% della popolazione (fonte Web3 and crypto in France and Europe). L’Italia è in linea con questa tendenza. Nel 2024, nel nostro Paese, i possessori di crypto valute sono stimati in circa 2,7 milioni (pari al 7% della popolazione tra i 18–75 anni), ma più in generale il fenomeno coinvolge, anche con forme di curiosità, circa 13 milioni di italiani che hanno posseduto, possiedono o sono interessati a possedere crypto valute.
L’Europa rappresenta uno dei mercati di scambio più attivi al mondo. Tra luglio 2023 e giugno 2024 la regione dell’Europa centrale, settentrionale e occidentale (che include gran parte dell’UE) ha registrato movimenti on-chain (il termine “on-chain” si riferisce alle attività e alle transazioni che avvengono direttamente sulla blockchain) per circa 900 miliardi di euro, pari al 21,7% del volume globale?. Questo rende l’Europa la seconda area mondiale per valore di transazioni crypto, subito dopo il Nord America. In Italia, secondo i dati raccolti dall’OAM (Organismo Agenti e Mediatori) – che dal 2022 registra gli operatori crypto in Italia – nel 1º trimestre 2023 si sono effettuate circa 1,76 milioni di operazioni di conversione da valuta fiat (moneta fiduciaria, ovvero moneta accettata secondo le regole di un’autorità centrale, come ad esempio l’euro e la BCE) a valuta virtuale, per un totale di 725,5 milioni di euro, e 1,57 milioni di operazioni di conversione da crypto a fiat, per 811,9 milioni di euro. Complessivamente, solo nei primi tre mesi del 2023 il valore delle transazioni crypto-to-fiat scambiate da clienti italiani ha superato 1,54 miliardi di euro.?
Ma, oltre i dati, è significativo comprendere quale sia l’impatto delle crypto valute nell’economia reale ed ancor di più nell’economia giornaliera, portate alla ribalta dall’acquisizione di oltre il 10% della Juventus da parte della stablecoin Tether.
Ma allora come impattano nell’economia reale le crypto valute? Quanto sono diffuse veramente tra le imprese o tra le banche o più in generale quanto e come sono presenti nel circuito finanziario internazionale. È bene subito chiarire che le crypto valute sono ancora un fenomeno per specialisti, sebbene in Italia (es. Milano, Roma, Bologna, Torino hanno diversi sportelli), come nel resto dell’Europa esistono distributori automatici simili a bancomat, chiamati Bitcoin ATM o crypto ATM, che consentono di convertire piccoli contanti in criptovaluta e contrario, a fronte di commissioni piuttosto alte (possono superare il 5-8%) senza necessità di account online.
Le stablecoin: come funzionano
Possiamo dire che l’ostacolo alla diffusione corrente delle crypto valute è ancora la mancanza di fiducia (non è infatti una moneta fiat) e la grande volatilità non controllata, nelle oscillazioni, da un’autority centrale, come avviene per l’euro da parte della BCE. Sebbene, accanto ai tipici operatori esistono le stablecoin, ovvero una categoria particolare di criptovalute progettate per avere valore stabile, tipicamente agganciato (pegged) a una valuta fiat o ad altre attività di riserva. A differenza di Bitcoin o Ether, che sono soggetti a forte volatilità, una stablecoin, infatti, mira a mantenere un prezzo fisso (ad esempio 1,00 USD). In pratica, il valore di una stablecoin è “ancorato” a quello di un altro asset: l’emittente si impegna a comprare/vendere la stablecoin a prezzo fisso (es: 1 token = 1 dollaro) intervenendo sul mercato, stabilizzandone così la quotazione. Le stablecoin più comuni sono quelle legate a valute legali: le maggiori per capitalizzazione sono Tether, famosa per aver acquistato oltre il 10% della Juventus e USD Coin, entrambe ancorate al dollaro USA mediante riserve finanziarie equivalenti depositate da enti emittenti privati.
L’incertezza nei bilanci
Altro tema è l’incertezza valutativa sotto un profilo contabile, trattato per lo più in analogia ad altre poste e fiscale, approfondito invece nella Circolare 30/E del 2023. È piuttosto raro, pertanto, riscontrare nei bilanci delle imprese assets in crypto valute che dovrebbero essere considerate attività liquide, mentre invece sono classificate tra immobilizzazioni immateriali oppure tra le rimanenze, ma non rappresentano ancora un’immobilizzazione finanziaria, con le ovvie conseguenze in tema di liquidabilità degli asset.
Anche nei bilanci delle banche non si riscontra la presenza di crypto valute, trattate dalla vigilanza bancaria come asset ad altissimo rischio; nel dicembre 2022 il Comitato di Basilea ha pubblicato uno standard per il trattamento prudenziale dei cripto-asset che classifica le criptovalute senza copertura (come Bitcoin) nel Gruppo 2, soggetto a un requisito patrimoniale molto conservativo con risk-weight del 1250%. In pratica, una banca che detiene 1 milione in Bitcoin dovrebbe calcolare un’attività ponderata per il rischio di 12,5 milioni, richiedendo circa 1 milione di capitale a copertura (come se l’esposizione fosse integralmente dedotta dal capitale).
Del resto dal 2021 la BCE sta studiando, insieme alle banche centrali nazionali dei Paesi dell’area dell’euro, la possibilità di introdurre?un euro digitale, equivalente elettronico del contante. Affiancherebbe, senza sostituirle, banconote e monete, ampliando le opzioni di pagamento alle famiglie della zona euro; ma non si tratterebbe di una crypto valuta.