Tra super dazi e tregue a tempo, nei porti globali si rischia il grande caos
di Filippo SantelliROMA – L’incertezza senza precedenti creata dalla guerriglia commerciale di Donald Trump, dai suoi dazi e dalle sue precarissime tregue, si riflette sulle rotte globali delle merci e sui loro snodi, cioè i porti. La pausa di 90 giorni concessa un po’ a sorpresa al rivale cinese sta spingendo molte aziende americane a correre per far arrivare da Oriente quante più scorte possibile, facendo rimbalzare la domanda di container tra le due sponde del Pacifico. E nel frattempo nei moli del Nord Europa, congestionati anche per ragioni climatiche, i tempi di attesa si stanno allungando. Sono segnali d’allarme di un possibile sconvolgimento del commercio globale simile a quello vissuto durante la pandemia, con tempi di attesa infiniti e prezzi alle stelle. Specie se questa incerta tregua dovesse generare nelle prossime settimane un picco anomalo delle spedizioni.
ROMA – L’incertezza senza precedenti creata dalla guerriglia commerciale di Donald Trump, dai suoi dazi e dalle sue precarissime tregue, si riflette sulle rotte globali delle merci e sui loro snodi, cioè i porti. La pausa di 90 giorni concessa un po’ a sorpresa al rivale cinese sta spingendo molte aziende americane a correre per far arrivare da Oriente quante più scorte possibile, facendo rimbalzare la domanda di container tra le due sponde del Pacifico. E nel frattempo nei moli del Nord Europa, congestionati anche per ragioni climatiche, i tempi di attesa si stanno allungando. Sono segnali d’allarme di un possibile sconvolgimento del commercio globale simile a quello vissuto durante la pandemia, con tempi di attesa infiniti e prezzi alle stelle. Specie se questa incerta tregua dovesse generare nelle prossime settimane un picco anomalo delle spedizioni.
Il grande ingorgo globale
Va detto che per il momento solo di allarme si tratta. Specie se il riferimento è il grande ingorgo globale creato tra il 2021 e il 2022 dalla riapertura post-pandemia, che per mesi mandò fuori scala tempi e costi di tutti i trasporti di merci, rendendo introvabili beni industriali e di consumo. Al momento i prezzi sono ben lontani da quei picchi, e anzi restano tendenzialmente bassi rispetto alle medie. Il meccanismo di stop and go, frenata e ripartenza straordinarie, potrebbe però essere simile, considerato che l’entrata in vigore delle prime tariffe, specie quelle altissime verso la Cina, ha bloccato una bella fetta di domanda portando i colossi dei trasporti a limitare il numero di navi e di container sui mari. Ma che ora le tregue danno tre mesi di tempo alle aziende americane – fino al 9 luglio per l’Europa e fino al 14 agosto per la Cina – per recuperare le spedizioni passate saltate e anticipare quelle future.
Tre mesi di tempo
Il Wall Street Journal racconta che molte imprese ci stanno in effetti provando: nella settimana dopo il 12 maggio, quando è stata annunciata la sorprendente tregua tra Washington e Pechino, la domanda di container dalla Cina agli Stati Uniti è subito raddoppiata, a livelli che non si vedevano da un anno. Ma trovarli è difficile – raccontano vari imprenditori – e i prezzi sono subito saliti. A sua volta questa ripresa della domanda americana potrebbe riflettersi su disponibilità e costi dei container in Europa, dove i grandi porti del Nord nelle ultime settimane stanno avendo crescenti problemi di congestione. Da Anversa a Brema i tempi di attesa per un molo sono saliti tra il 37 e il 77% rispetto a fine marzo, anche per problemi di disponibilità di manodopera e per lo scarso livello del Reno, che rallenta i trasporti fluviali verso il cuore della Germania. Mentre a causa degli attacchi delle milizie houti gran parte delle navi che viaggiano tra l’Asia e l’Europa continua ancora ad evitare il transito attraverso il Mar Rosso, pendendo la più lunga rotta che circumnaviga l’Africa.
La domanda depressa
L’incrocio di questi fattori, dicono gli analisti della società di consulenza Drewry, farà salire ancora la tensione nelle prossime settimane. La paura di un ritorno a dazi insuperabili (o dell’eventuale tassa di attracco per le navi prodotte in Cina) potrebbe infatti anticipare e concentrare il “picco” commerciale che si registra qualche mese prima della stagione “occidentale” delle feste, quando le aziende riempiono i loro magazzini. Non dovrebbe però essere un picco tale da mandare in tilt le spedizioni, secondo quanto anticipano esperti e operatori del settore. Se infatti alcune aziende americane stanno provando ad anticipare un ritorno dei dazi, altre potrebbero invece aspettare e scommettere su un’ulteriore distensione, visto che le tariffe oggi in vigore sulla Cina restano pur sempre al 30%. Mentre per altre aziende ancora tre mesi sono comunque troppo poco per far produrre e poi arrivare un bene dalla Cina. Soprattutto, l’incertezza generata da Trump sta deprimendo non poco l’umore di imprenditori e consumatori americani (e globali), le previsioni su spese e investimenti e quelle sulla crescita. In questo contesto che tende alla stagnazione, se non alla recessione, anche eventuali colli di bottiglia nei porti dovrebbero restare passeggeri.