MILANO – Passi avanti e dietrofront nella guerra dei chip. Se il Giappone tenta di ingraziarsi il presidente Trump, proponendo di acquistare semiconduttori Made in Usa per mille miliardi di yen (6,2 miliardi di euro), dall’altro lato della barricata l’amministrazione statunitense alza un altro muro contro l’Asia, intimando le proprie aziende che offrono software per la progettazione di chip di smettere di vendere i loro servizi ai gruppi cinesi. Il tutto proprio mentre i giudici dichiarano illegittimi i dazi trumpiani.
Il Giappone tenta di mediare il dialogo con i chip
Tokyo tenta nuovamente di aprire un dialogo con Trump, questa volta proponendo possibili merci di scambio per contenere gli effetti dei dazi. Secondo fonti governative citate dal quotidiano Asahi Shimbun, l'esecuti…
MILANO – Passi avanti e dietrofront nella guerra dei chip. Se il Giappone tenta di ingraziarsi il presidente Trump, proponendo di acquistare semiconduttori Made in Usa per mille miliardi di yen (6,2 miliardi di euro), dall’altro lato della barricata l’amministrazione statunitense alza un altro muro contro l’Asia, intimando le proprie aziende che offrono software per la progettazione di chip di smettere di vendere i loro servizi ai gruppi cinesi. Il tutto proprio mentre i giudici dichiarano illegittimi i dazi trumpiani.
Il Giappone tenta di mediare il dialogo con i chip
Tokyo tenta nuovamente di aprire un dialogo con Trump, questa volta proponendo possibili merci di scambio per contenere gli effetti dei dazi. Secondo fonti governative citate dal quotidiano Asahi Shimbun, l'esecutivo guidato dal premier Shigeru Ishiba ha proposto di acquistare semiconduttori Made in Usa per mille miliardi di yen, con una quota corposa dal gigante del settore Nvidia. Una dinamica utile a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti.
Per sostenere le importazioni di chip su larga scala, il governo giapponese intende offrire sussidi alle aziende nipponiche, in particolare alle società di telecomunicazioni e tecnologiche che gestiscono data center. Domani il capo negoziatore giapponese, Ryosei Akazawa, avrà modo per approfondire il tema nella sua visita a Washington, anticipando il bilaterale tra il premier Ishiba e Trump a margine del vertice del G7 in Canada a metà giugno.
E Trump alza il muro con la Cina
Nell’attesa di capire se la proposta giapponese avrà fatto breccia nelle barriere erette dagli Usa, i mercati dovranno fare i conti con l’ennesimo tentativo dell'amministrazione Trump di rendere più difficile per la Cina sviluppare chip avanzati. Secondo il Financial Times, il dipartimento del commercio ha chiesto ai gruppi di Electronic Design Automation (Eda) – tra cui Cadence, Synopsys e Siemens Eda – di interrompere la fornitura della loro tecnologia alla Cina. Synopsys, Cadence Design Systems e Siemens Eda rappresentano circa l'80% del mercato Eda cinese.
La decisione seguirebbe quella dello scorso aprile che già limitava le esportazioni dei chip di intelligenza artificiale di Nvidia destinati alla Paese asiatico. Nelle scorse settimane Trump era tornato sul tema e aveva bloccato l’import di chip cinesi, scatenando l’ira di Pechino che aveva definito la mossa un atto di “bullismo unilaterale”.