ROMA – Stati Uniti ed Europa dicono cose simili: ed è già una notizia. «Vedo dei progressi e questo mi rende ottimista», ha detto il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic. «I negoziati procedono rapidamente, incontro molto costruttivo», gli ha fatto eco l’omologo americano Jamieson Greer. E così, nonostante l’assenza di dettagli e nonostante l’aumento al 50% delle tariffe americane appena scattato su acciaio e alluminio, dall’attesissimo faccia a faccia di Parigi ci si porta a casa l’idea – non scontata – che un accordo commerciale transatlantico sia possibile, e perfino un po’ più vicino.
La proposta europea
Tanto basta per regalare alle Borse europee una seduta di cauto ottimismo. Piazza Affari è l’unica che si limita alla parità, …
ROMA – Stati Uniti ed Europa dicono cose simili: ed è già una notizia. «Vedo dei progressi e questo mi rende ottimista», ha detto il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic. «I negoziati procedono rapidamente, incontro molto costruttivo», gli ha fatto eco l’omologo americano Jamieson Greer. E così, nonostante l’assenza di dettagli e nonostante l’aumento al 50% delle tariffe americane appena scattato su acciaio e alluminio, dall’attesissimo faccia a faccia di Parigi ci si porta a casa l’idea – non scontata – che un accordo commerciale transatlantico sia possibile, e perfino un po’ più vicino.
La proposta europea
Tanto basta per regalare alle Borse europee una seduta di cauto ottimismo. Piazza Affari è l’unica che si limita alla parità, frenata dalla debolezza dei titoli bancari, ma con buoni spunti delle società industriali più legate alle evoluzioni degli scambi internazionali. Ora l’obiettivo, dice Sefcovic, è mantenere l’inerzia positiva del negoziato. Le questioni tecniche in queste stesse ore vengono discusse a Washington dai tecnici delle due parti. Dal punto di vista politico il commissario europeo ha insistito sul tema dell’eccesso di capacita produttiva (sottinteso: cinese): la proposta dell’Europa agli Stati Uniti è eliminare le tariffe reciproche, ribilanciare gli scambi con più acquisti europei e concentrarsi sulla minaccia comune rappresentata dalla competizione industriale sussidiata della Repubblica Popolare.
Trump: “Con Xi è dura”
Non è chiaro se questo possa bastare a Trump, che considera l’Europa “colpevole” di commercio sleale tanto quanto la Cina. E che i problemi con la superpotenza rivale sembra convinto di poterli risolvere da solo. È un fatto però che finora non sia riuscito a piegarla e che dopo la tregua di Ginevra i rapporti siano tornati molto tesi. «È un duro, con Pechino l’accordo è difficile», ha scritto ieri sui social il presidente americano, riferendosi al numero uno cinese Xi Jinping. Negli ultimi giorni le due potenze si sono rimpallate l’accusa di aver violato il fragile consenso raggiunto in Svizzera: Washington imputa alla Cina di non aver sbloccato le esportazioni di terre rare, i minerali strategici di cui controlla la produzione, Pechino contesta le nuove restrizioni americani su chip e tecnologie collegate. La tanto attesa telefonata tra i due leader, che la Casa Bianca aveva definito imminente, ancora non è arrivata. Anche se alla Cnn funzionari statunitensi hanno assicurato che ci sarà oggi.
Nuovi dazi sull’acciaio
La Cina è uno dei pochi Paesi che ha risposto alle tariffe trumpiane colpo su colpo. Un altro è il Canada, il cui primo ministro Mark Carney ieri ha definito «illegali e ingiustificati» i nuovi extra dazi su acciaio e alluminio imposti a tutto il mondo ad esclusione del Regno Unito, unico partner con cui finora Washington ha raggiunto una seppur vaga intesa. Gli Stati Uniti importano un quarto dell’alluminio che utilizzano e il Canada è il loro primo fornitore.
Mentre lanciava questo nuovo affondo, la Casa Bianca ha inviato agli altri Paesi una lettera in cui chiede di formalizzare la loro migliore proposta negoziale. L’ultimatum in teoria scadeva ieri, non è chiaro quanti abbiano risposto. La tregua sulle tariffe reciproche termina fra poco più di un mese, il 9 luglio. La speranza dei partner è che i crescenti costi per l’economia americana e un possibile nuovo intervento della giustizia facciano sentire anche a Trump l’urgenza di chiudere.