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Ferretti, microspie nell’ufficio di un consigliere cinese. L’azienda: “Noi parte lesa”

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La vicenda raccontata da Bloomberg. La società esclude uno scontro con i soci cinesi: “Relazione è da oltre dieci anni improntata alla stima reciproca e alla piena collaborazione”
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MILANO – Comincia tutto come la più classica delle spy story: un’auto appostata e individui sospetti. Ma la vicenda ricostruita da Bloomberg e che tocca il Gruppo Ferretti, perla della cantieristica di lusso, un tempo gioiello del made in Italy e dal 2012 controllata dal gruppo cinese Weichai, che ne controlla il 37,54%, più che della fiction ha i contorni di una torbida vicenda di spionaggio industriale interno e di scontro tra le diverse anime delle società.

Spie e controspie

Passo indietro all’aprile 2024. Xu Xinyu, direttore esecutivo di Ferretti e consigliere della società, nota un Suv con due in uomini a bordo di fronte alla sede milanese della città, nel centro della città. Nei giorni successivi, avvista le stesse persone davant…

MILANO – Comincia tutto come la più classica delle spy story: un’auto appostata e individui sospetti. Ma la vicenda ricostruita da Bloomberg e che tocca il Gruppo Ferretti, perla della cantieristica di lusso, un tempo gioiello del made in Italy e dal 2012 controllata dal gruppo cinese Weichai, che ne controlla il 37,54%, più che della fiction ha i contorni di una torbida vicenda di spionaggio industriale interno e di scontro tra le diverse anime delle società.

Spie e controspie

Passo indietro all’aprile 2024. Xu Xinyu, direttore esecutivo di Ferretti e consigliere della società, nota un Suv con due in uomini a bordo di fronte alla sede milanese della città, nel centro della città. Nei giorni successivi, avvista le stesse persone davanti a Palazzo Parigi, uno degli hotel più esclusivi della città, e al Mandarin Oriental, altro albergo a cinque stelle del capoluogo meneghino. Risponde ingaggiando una squadra di controspionaggio, che trova un dispositivo di ascolto e un amplificatore sulla sua scrivania oltre ad altri strumenti di ascolto nelle prese elettriche della segretaria e del traduttore.

Partono quindi due diverse denunce da cui nascono due diversi procedimenti da parte della prcura di Milno: una a maggio 2024 di Xu e della segretaria contro ignoti per accesso illecito ai sistemi informativi e interferenza illecita nella vita privata. L’altra a gennaio 2025, avanzata dalla società stessa, per un possibile spionaggio industriale. Indagini che al momento non hanno portato ad alcune iscrizione nel registro degli indagati. Anche per questo l’azienda, pur quotata a Milano e Hong Kong, anche in considerazione del ruolo ricoperto dagli indagati, non di vertice o in incarischi sensibili per l'azienda, non ha ritenuto di informare il mercato dell’accaduto.

L’azienda: “Noi parte lesa”

Sulle menti dietro all’operazione resta ancora il mistero. Con una nota l’azienda ha spiegato di essere la prima vittima di tutta la vicenda. “Ferretti SpA si considera parte lesa per l’illecita e indebita installazione di dispositivi di sorveglianza nei suoi uffici”.

Piena collaborazione tra azionista e azienda”

Da tempo però si rincorrono indiscrezioni su possibili frizioni tra il management in carica, il ceo Alberto Galassi in primis, e i soci cinesi. Confronto che si è surriscaldato lo scorso anno, quando il consiglio di amministrazione aveva dato il via libera a un piano di buyback di azioni del 10%, proposta poi ritirata su impulso dell’allora presidente Tan, disinnescando quindi anche il rischio di un intervento del governo con prescrizioni più severe da applicare attraverso il Golden Power. La società ha comunque negato tensioni con l’azionista cinese: “La relazione tra azionista e azienda è da oltre dieci anni improntata alla stima reciproca e alla piena collaborazione”. Il piano di buyback intanto è rimasto in standby, ma a febbraio 2025 Xu Xinyu, il consigliere intercettato, ha rassegnato le dimissioni insieme ad un altro consigliere, Zhang Quan.

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