Dalle auto ai satelliti, così Trump può far crollare l’impero di Elon Musk
di Filippo SantelliROMA – A parole Elon Musk ha sempre snobbato sussidi e aiuti pubblici. Nei fatti le aziende del suo impero tecnologico e industriale sono cresciute anche grazie al decisivo supporto dei contribuenti americani. Negli ultimi venti anni, tra contratti, prestiti agevolati e incentivi, le varie Tesla, SpaceX & Co. avrebbero incassato dal governo Usa la bellezza di 38 miliardi di dollari, secondo una stima del Washington Post. Ed è lì che – se vorrà danneggiarlo o anche solo tenerlo sotto scacco – Donald Trump potrebbe colpire il suo ex amico e potenziale rivale, mandando in fumo miliardi di fatturato delle sue imprese, miliardi della sua ricchezza personale e rendendo molto più complessa la sua missione di salvare l’umanità dall’estinzione. Certo, di risorse Musk ne ha parecchie: all’ultimo conteggio 335 miliardi di dollari. E quando si parla di tecnologie strategiche la dipendenza tra lui e il governo americano è reciproca: colpendo il campione nazionale gli Stati Uniti danneggerebber…
ROMA – A parole Elon Musk ha sempre snobbato sussidi e aiuti pubblici. Nei fatti le aziende del suo impero tecnologico e industriale sono cresciute anche grazie al decisivo supporto dei contribuenti americani. Negli ultimi venti anni, tra contratti, prestiti agevolati e incentivi, le varie Tesla, SpaceX & Co. avrebbero incassato dal governo Usa la bellezza di 38 miliardi di dollari, secondo una stima del Washington Post. Ed è lì che – se vorrà danneggiarlo o anche solo tenerlo sotto scacco – Donald Trump potrebbe colpire il suo ex amico e potenziale rivale, mandando in fumo miliardi di fatturato delle sue imprese, miliardi della sua ricchezza personale e rendendo molto più complessa la sua missione di salvare l’umanità dall’estinzione. Certo, di risorse Musk ne ha parecchie: all’ultimo conteggio 335 miliardi di dollari. E quando si parla di tecnologie strategiche la dipendenza tra lui e il governo americano è reciproca: colpendo il campione nazionale gli Stati Uniti danneggerebbero prima di tutto loro stessi. Ma Trump non è certo nuovo ad atti autolesionistici, vedere i dazi. E d’altra parte nel suo arsenale ha anche un’arma più sottile ma altrettanto potente, quella delle regole: i geniali slanci imprenditoriali di Musk, dall’Intelligenza artificiale alla guida autonoma, spostano le frontiere di tecnologia e business, e possono essere ostacolati anche solo negando un’autorizzazione. O magari concedendola ai concorrenti, laddove esistono.
Tesla, a rischio incentivi e crediti per le emissioni
Oggi Tesla è la prima azienda auto al mondo per valutazione. E le sue azioni sono la prima voce della ricchezza personale di Musk. Onore al merito di chi ha creduto nella mobilità elettrica, quando gli altri produttori la consideravano impossibile. Ma il merito è stato supportato delle regole americane sulle emissioni di CO2 e dai crediti ambientali che Tesla vende alle case tradizionali: tra il 2007 ed oggi le hanno fruttato 11,4 miliardi dollari. Se è vero che questi schemi sono gestiti dai singoli Stati, Trump potrebbe fare pressione per depotenziarli. Quel che invece può cancellare direttamente, lo sta facendo con la legge di spesa contro cui Musk si è ribellato, sono i bonus da 7.500 dollari per chi acquista veicoli con la spina. Tesla è già in difficoltà con le vendite, in parte per ragioni di mercato e in parte per il boicottaggio dei consumatori contro le posizioni politiche di Musk. La perdita di queste due voci di supporto, stima JpMorgan potrebbe costarle altri 3 miliardi di dollari l’anno. Non solo: un ulteriore grande bastone tra le ruote il presidente lo potrebbe anche mettere con le regole. Per il rilancio Musk punta sui taxi robot, servizio che dovrebbe debuttare a breve ma dipende dal via libera di vari regolatori, a cominciare da quelli che si occupano di sicurezza stradale. Giovedì, dopo la plateale rottura con Trump, le azioni di Tesla hanno perso il 14%, bruciando 150 miliardi e tornando sotto i mille miliardi di capitalizzazione. Ieri, dopo la tregua, il rimbalzo è stato solo parziale, del 4%.
SpaceX, commesse in bilico da Nasa e Pentagono
Se il destino delle auto, nonostante tutto, sono i consumatori a deciderlo, il business dello spazio dipende per natura dalle commesse pubbliche. Vale anche per SpaceX, che lo ha rivoluzionato con la forza della tecnologia, i suoi razzi riutilizzabili, e la ricerca spasmodica di efficienza. Dal 2003 ad oggi l’azienda di Musk ha incassato dalla Nasa circa 15 miliardi di dollari in contratti per lanci e trasporti spaziali. Più altri 5,8 miliardi di dollari dal Pentagono, a cui la controllata Starlink fornisce connessione satellitare e per cui sta costruendo decine di satelliti spia. Solo lo scorso anno l’azienda ha percepito dal governo 3,8 miliardi. Stracciare quegli accordi per Trump sarebbe una follia, considerato che sui lanciatori Musk ha pochi concorrenti – come testimoniato dal “soccorso” agli astronauti bloccati sulla Stazione spaziale – e sulle costellazioni di satelliti ancora meno. Senza Musk i progetti della Nasa per un nuovo allunaggio sarebbero irrealizzabili, mentre l’esercito perderebbe le più avanzate capacità di comunicazione (per sé o all’occorrenza per altri: vedere l’Ucraina). Le commesse però potrebbero essere suddivise per agevolare la rincorsa dei concorrenti, come l’altro magnate Jeff Bezos. E la rottura del sodalizio politico potrebbe rallentare l’espansione globale di Starlink, che ha bisogno di garantirsi dai vari governi le autorizzazioni ad operare. Era anche sull’onda di quel sodalizio che, alla fine dello scorso anno, la valutazione di SpaceX aveva raggiunto l’astronomica cifra di 350 miliardi di dollari.
L’IA, ora è più debole nella sfida con Altman
C’è poi l’ultimo grande capitolo del progetto industriale e ideologico di Musk: l’intelligenza artificiale. L’imprenditore si è lanciato nella corsa miliardaria ai super algoritmi con la sua xAI, sfidando l’odiata Google, l’odiatissimo Sam Altman di OpenAI e tutti gli altri. Lo scorso marzo poi le ha fatto assorbire X, la fu Twitter, mostrando che nel social - oltre a un megafono - vede prima di tutto una miniera di dati da gettare in pasto all’IA. Nelle more di questa ristrutturazione è anche riuscito a “riportare” X al valore originario di 44 miliardi, l’esoso prezzo che aveva pagato nel 2022 e che sembrava irrimediabilmente bruciato. I suoi modelli di IA avanzano, e Musk ora cerca nuovi finanziamenti alla valutazione monstre di 113 miliardi. Ma adesso che è passato all’opposizione i finanziatori lo guarderanno con gli stessi occhi? Domanda chiave, considerato quante risorse serviranno per costruire data center e sviluppare algoritmi sempre più potenti. Nella sfida tra i campioni di Big Tech finora Trump non si è schierato: ha assicurato loro regole amichevoli, in cambio si aspetta che si battano a suon di investimenti e tengano dietro la Cina. Ha voluto Musk al governo, ma anche accolto Altman alla Casa Bianca e benedetto il suo maxi progetto Stargate, con grande scorno del primo. Una presa di posizione a favore dell’uno, una indagine contro l’altro potrebbero essere decisivi nell’orientare gli investitori. A quel punto perfino l’uomo più ricco del mondo potrebbero scoprirsi a corto di risorse.