MILANO – Il cda di Mediobanca ha rinviato al 25 settembre l’assemblea, convocata originariamente per domani per sull'operazione Banca Generali. La decisione è stata presa con il voto contrario o l’astensione dei due consiglieri nominati dalla lista Delfin, Sandro Panizza (contrario) e Sabrina Pucci (astenuta).
Le motivazioni del rinvio
Il rinvio è stato motivato dal cda con la richiesta da parte di alcuni soci di avere più informazioni sul fronte dell’approvazione da parte di Generali. “L’attività di engagement pre-assembleare ha confermato l’esistenza di un largo supporto del mercato all’offerta, testimoniato anche dai pareri favorevoli unanimi dei proxy advisors – recita un comunicato stampa emesso da Piazzetta Cuccia”.
“Al tempo stesso alcuni soci, titolari di un investimento sia in Mediobanca sia in Generali, hanno sottolineato l’esigenza di conoscere le valutazioni e l’orientamento di Generali rispetto alla proposta di Mediobanca al fine di potersi esprimere nell’assemblea della stessa Mediobanca, anche considerando che l’adesione di Generali è essenziale per il perfezionamento dell’operazione (vista la soglia minima irrinunciabile del 50+1% apposta da Mediobanca all’offerta)”.
Il nodo Generali
Quindi secondo il cda di Mediobanca è opportuno attendere il parere di Generali sull’operazione. Il comunicato prosegue così: “Al riguardo, solo lo scorso giovedì 12 giugno, a ridosso della riunione assembleare del 16 giugno, Generali ha divulgato un comunicato stampa segnalando – per la prima volta – di aver avviato un processo di analisi della proposta avanzata da Mediobanca e delle sue implicazioni commerciali, economiche e di valore. Tale elemento di novità richiede di tener conto delle disponibilità e delle tempistiche di Generali, alla luce dell’auspicio espresso da una parte della compagine sociale, di conoscere la posizione della compagnia sull’offerta”.
L’offerta rimane valida
Che cosa succede adesso all’offerta? Secondo il cda rimane valida. “Il cda di Mediobanca nel riaffermare il forte razionale industriale e finanziario dell’offerta che crea un leader italiano del Wealth Management, ha, quindi, ritenuto opportuno interpellare i soci una volta acquisito l’esito delle valutazioni di Generali. L’offerta rimane valida in tutti i suoi termini come da comunicato ai sensi art.102 TUF dello scorso 28 aprile, ivi la compresa la conclusione attesa per settembre/ottobre 2025”.
Su questa decisione del cda di oggi è possibile che vi siano forti contrarietà e che alcuni azionisti possano impugnarla o rivolgersi alla giustizia amministrativa. Nelle prossime ore si capirà meglio come evolverà la vicenda.
Le mosse di banche e fondi sul titolo
Fino alla clamorosa notizia del rinvio, infatti, le previsioni davano una folta partecipazione in assemblea, con una percentuale del capitale superiore all'80%, e un fronte contrario all’operazione Banca Generali in vantaggio. Negli ultimi 40 giorni, infatti, sono stati rastrellati sul mercato pacchetti di azioni Mediobanca pari a circa l'11% del capitale che, in base alle indiscrezioni, sono andati a rafforzare il fronte contrario.
In questo periodo, infatti, Caltagirone è salito dal 7 al 10%, le casse di previdenza Enpam, Enasarco e Cassa Forense hanno portato la loro partecipazione complessiva oltre il 5% e Unicredit ha raccolto un 1,9% diretto. Inoltre, un altro 2% è finito sui libri delle due banche Jp Morgan e Jefferies, e fonti di mercato riferiscono che le operazioni di acquisto di questi titoli sono state sostenute o facilitate da Unicredit, che al riguardo non ha commentato.
Questi pacchetti avrebbero potuto saldarsi, in assemblea, al fronte dei contrari o degli astenuti guidato da Caltagirone con il 10% e da Delfin con il 20%, che avrebbe potuto così superare la soglia del 40% risultando vincente.