Il prezzo del petrolio scende, quello della benzina no. Anzi: nelle ultime ore nelle stazioni di servizio e, in generale, alla pompa, si sono registrati aumenti. Il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran alimenta delle speranze ma, nei fatti, già adesso si può dire che la guerra in Medio oriente non abbia causato la temuta tempesta sui mercati. Nonostante ciò, puntuale è arrivata la mannaia sul portafogli degli automobilisti italiani.
Prezzo dei carburanti: benzina e diesel
I prezzi rilevati ieri mattina dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati da Staffetta parlano di benzina a 1,74 al litro al self service e diesel a 1,67. Mentre sul servito siamo a 1,88 per la benzina e 1,80 per il diesel. Come sempre, il quadro è ben peggiore in autostrada dove la benzina al self service tocca gli 1,84 euro al litro e il servito i 2,10 euro al litro, mentre il gasolio è a 1,78 al self e 2 euro al litro al servito.
Ampliando l’orizzonte all’ultima se…
Il prezzo del petrolio scende, quello della benzina no. Anzi: nelle ultime ore nelle stazioni di servizio e, in generale, alla pompa, si sono registrati aumenti. Il fragile cessate il fuoco tra Israele e Iran alimenta delle speranze ma, nei fatti, già adesso si può dire che la guerra in Medio oriente non abbia causato la temuta tempesta sui mercati. Nonostante ciò, puntuale è arrivata la mannaia sul portafogli degli automobilisti italiani.
Prezzo dei carburanti: benzina e diesel
I prezzi rilevati ieri mattina dall’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati da Staffetta parlano di benzina a 1,74 al litro al self service e diesel a 1,67. Mentre sul servito siamo a 1,88 per la benzina e 1,80 per il diesel. Come sempre, il quadro è ben peggiore in autostrada dove la benzina al self service tocca gli 1,84 euro al litro e il servito i 2,10 euro al litro, mentre il gasolio è a 1,78 al self e 2 euro al litro al servito.
Ampliando l’orizzonte all’ultima settimana, il prezzo della benzina alla pompa è salito di quattro centesimi al litro, mentre quello del gasolio di sette centesimi al litro. Il punto, però, è che sui mercati il prezzo del petrolio è in netta discesa. L’indice del Brent, che in concomitanza con l’inizio dei bombardamenti israeliani sull’Iran era salito fino ad arrivare a 76 dollari al barile, oggi è tornato quasi ai livelli pre-guerra a 69 dollari al barile.
Ma allora perché tutto questo non si riflette sul prezzo alla pompa? Alessandro Lanza, direttore della fondazione Eni Enrico Mattei e docente di Economia del cambiamento climatico alla Luiss, premette che “negli ultimi decenni, decine di studi hanno tentato di spiegare per quale motivo al calo del prezzo del petrolio non segua, con lo stesso ritmo, anche quello della benzina raffinata. Ma nessuno è arrivato a una risposta conclusiva. Mettere ordine e spiegare le dinamiche di questo mercato è estremamente complesso”, tuttavia ci sono alcuni punti fermi che si possono mettere.
Carburanti: chi può abbassare il prezzo
Ad esempio: non è vero che un rialzo del prezzo internazionale non dovrebbe intaccare nell’immediato il prezzo di un prodotto che è stato raffinato e venduto alla pompa di benzina settimane addietro. “Perché è vero che il gestore ha acquistato quella benzina quando costava meno, ma non va dimenticato che, nel frattempo, lo stesso gestore deve anche riacquistare altra benzina a costi maggiori” continua Lanza, autore del libro "Super! Un secolo di energia in Italia (edizioni Luiss University Press). Più complicato è spiegare il contrario, cioè perché al calo del Brent non corrisponda una repentina discesa del prezzo alla stazione di rifornimento.
Un altro tassello: in Italia “c’è solo un’entità che ha il potere di abbassare il prezzo della benzina ed è il governo, perché tre quarti del prezzo alla pompa è dovuto alle tasse. Se si volesse abbassare il prezzo della benzina, ci sarebbero quindi gli strumenti per farlo”, dice Lanza, riferendosi alla nota abitudine dei governi italiani di considerare i carburanti una sorta di bancomat nazionale.
Petrolio, la “stretta” su Hormuz e l’incertezza
Un altro punto è lo spauracchio della chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale passa il 25% del petrolio mondiale. “È un’arma politica, usata per spaventare i mercati, ma non è un’ipotesi realizzabile. Nei fatti non c’è un Paese, tra quelli affacciati su quel tratto di mare, che sia militarmente in grado di imporne la chiusura per più di 24/48 ore” spiega Lanza. Resta il grande nervosismo dei mercati, che di fronte a quest’altra incertezza hanno reagito causando un rialzo del prezzo del barile poi, come abbiamo visto, in gran parte rientrato.
L’incertezza ceh crea speculazione, come spiegava la consulente dei mercati energetici e founder di Race consulting Simona Benedettini, è un fattore “intrinseco, non patologico”, nella composizione del prezzo dei carburanti: “La possiamo definire come le aspettative degli attori di un mercato che si manifestano nei prezzi. E purtroppo i tempi in cui tutto ciò si riverbera sul prezzo alla pompa sono brevi”.
Sulla questione è poi intervenuta anche Assopetroli, che ricorda come in Italia i prezzi dei carburanti siano “totalmente liberalizzati da oltre dieci anni. Ogni impianto applica liberamente le proprie condizioni di mercato, stabilite in base a concorrenza, costi operativi e servizi offerti. Non esistono prezzi imposti o calmierati, né alcuna istituzione pubblica può intervenire per fissarli o limitarli".
Questo, naturalmente, vale per le componenti di costo legate a produzione, trasporto e raffinazione. Ma non per tasse e accise. Che sono state riviste poche settimane fa, causando un calo di 1,5 centesimi per la benzina e un aumento, sempre di 1,5 centesimi, per il diesel. Nel frattempo, però, il caos iraniano ha sparigliato tutto.