Mps, tutti i possibili scenari di controllo su Mediobanca
di Andrea GrecoMILANO – La notizia più attesa per i banchieri senesi – ma la più temuta dai rivali di Mediobanca – è arrivata. Il Monte dei Paschi potrà avviare la scalata in Borsa a quello che fu il regno di Enrico Cuccia senza particolari vincoli, soprattutto senza la necessità di raggiungere la maggioranza di controllo dopo l’offerta di scambio da 16,6 miliardi attesa tra il 7 e il 14 luglio sul mercato.
A gennaio, si sa, i senesi avevano posto come condizione il raggiungimento del 66,67% del capitale della “preda”. Ma una soglia alta è più difficile da raggiungere, oltre che più costosa (e Mediobanca capitalizza quasi il doppio di Mps). Tuttavia, il direttivo della Banca centrale europea, dopo il placet del consiglio di sorveglianza di ieri, ha autorizzato “all’acquisizione della partecipazione di controllo” di Mediobanca e delle controllate Mediobanca Premier e Compass con tutti i possibili scenari di controllo: dal 66,6% al 51%, finanche a una quota minoritaria.
MILANO – La notizia più attesa per i banchieri senesi – ma la più temuta dai rivali di Mediobanca – è arrivata. Il Monte dei Paschi potrà avviare la scalata in Borsa a quello che fu il regno di Enrico Cuccia senza particolari vincoli, soprattutto senza la necessità di raggiungere la maggioranza di controllo dopo l’offerta di scambio da 16,6 miliardi attesa tra il 7 e il 14 luglio sul mercato.
A gennaio, si sa, i senesi avevano posto come condizione il raggiungimento del 66,67% del capitale della “preda”. Ma una soglia alta è più difficile da raggiungere, oltre che più costosa (e Mediobanca capitalizza quasi il doppio di Mps). Tuttavia, il direttivo della Banca centrale europea, dopo il placet del consiglio di sorveglianza di ieri, ha autorizzato “all’acquisizione della partecipazione di controllo” di Mediobanca e delle controllate Mediobanca Premier e Compass con tutti i possibili scenari di controllo: dal 66,6% al 51%, finanche a una quota minoritaria.
Lo si legge in una nota insolitamente rigogliosa in cui i senesi sembrano, nel dettagliare tutte le prescrizioni, voler mostrare agli scettici che in realtà non ci sono paletti né ostacoli particolari dalla vigilanza europea. Che pure, lo scorso decennio, di sgambetti al Monte in crisi ne ha fatti diversi.
Il “piano di integrazione” entro sei mesi
La principale misura richiesta è l’invio all’Eurotower di un “piano di integrazione”, successivo all’offerta di scambio che dovrebbe terminare verso fine agosto, e che “entro sei mesi dalla data di acquisizione del controllo di Mediobanca”, dovrà stimare gli impatti sul capitale, sulla raccolta dei fondi, sui presidi digitali e di sicurezza informatica (tutta da riorganizzare), sulle sinergie e i costi di integrazione, sull’avviamento.
Tutto in un doppio scenario, di base e avverso. Il piano dovrà prevedere anche “l’assetto di corporate governance del nuovo gruppo”, sia rispetto al “coordinamento strategico ed operativo tra Mps e tutte le proprie controllate” sia per “l’assetto degli organi nelle società controllate”, tra cui eventualmente l’istituto da vent’anni guidato da Alberto Nagel. Ne consegue il monitoraggio del nuovo “assetto del sistema di controllo interno, assicurandone la coerenza con la dimensione e la complessità del nuovo gruppo nonché con il profilo di rischio”.
…e il piano entro tre mesi in caso di quota di minoranza
Ma la Bce, com’era emerso nelle ultime indiscrezioni, ha autorizzato anche “l’eventualità l’offerta di scambio registri un tasso di adesione inferiore al 50%” del capitale di Mediobanca. In tal caso, Mps dovrà inviare un piano entro tre mesi, con una nota del suo cda, condivisa con la sua società di revisione, che “confermi la sussistenza del controllo di fatto”, o alternativamente “un piano approvato dal cda che indichi l’approccio strategico alla partecipazione di Mediobanca acquisita, i criteri per il mantenimento o la cessione di tale partecipazione unitamente ai relativi obiettivi, tempistiche e principali snodi operativi e una dichiarazione attestante se si preveda di acquisire una quota di partecipazione superiore al 50%”.
In sostanza, se le adesioni saranno limitate, l’ad dei senesi Luigi Lovaglio dovrà comunicare alla vigilanza se intende tenere lo stesso la quota di controllo, e in caso se intenda avvalersi della norma sull’Opa residuale, per cui potrebbe comprare in Borsa un 5% l’anno di Mediobanca per prenderne poi la maggioranza.
La strategia di Lovaglio per l’offerta in Borsa
Proprio da questi ultimi numeri bisogna partire per comprendere il probabile andamento dell’offerta senese quando partirà in Borsa: il che potrebbe essere tra il 7 e il 14 luglio, e per cinque settimane massimo. Lovaglio ha già dalla sua parte, almeno virtualmente, un nocciolo duro di soci forti, tra cui la Delfin dei Del Vecchio (19,9%) e Francesco Gaetano Caltagirone (9,9%), entrati anche nel capitale Mps negli ultimi mesi a fianco del Tesoro - che ha ancora l’11,7% delle quote a Siena - per supportare la crescita esterna della banca. Le Casse previdenziali, con circa un 5% di Mediobanca, più Unicredit e un paio di trader a lei vicini, spuntati con un altro 4% complessivo. Forse anche la famiglia Benetton, con uno storico 2,2%.
Sommandoli tutti, più i fronzoli, si arriva a un 43% circa, che è circa la quota di azionisti che nell’assemblea del 16 giugno si apprestavano a non votare la scalata di Mediobanca a Banca Generali, ideata dal manager come alternativa all’acquisizione di Mps. Quell’assemblea, difatti, è stata rinviata, perché nei conteggi dell’ultima ora gli azionisti “non favorevoli” erano già oltre il 50% dei presenti, e una bocciatura sarebbe stata fatale a Nagel.
Se Lovaglio saprà ricomporre quel 43%, in agosto, la sua strada verso Piazzetta Cuccia sarà dritta e in discesa. Ma per farlo dovrà anche riallineare il rapporto di concambio dell’Ops annunciata a quello misurato dalla Borsa. Ai prezzi di ieri, anche se Mps era salita più di Mediobanca, restava un 6% di differenziale, pari a circa un miliardo di euro di rilancio “atteso” dagli investitori.