MILANO – Che l’auto europea abbia rallentato è un fatto di cui ormai tutti i Paesi sono consapevoli e con cui stanno imparando a prendere le misure. Ma che anche l’indotto sia destinato a ridursi vertiginosamente è un aspetto della crisi del settore più difficile da digerire. Secondo uno studio commissionato all'istituto Xerfi dalla Pfa, l'associazione dell'automotive d’oltralpe, nei prossimi 10 anni la Francia potrebbe perdere circa 75 mila posti di lavoro nel settore, oltre il 22% del totale.
Numeri allarmanti dalla Francia
Nel dettaglio, il calo previsto rappresenta una perdita lorda di circa 114.000 posti entro il 2035 a partire dal 2020, con una riduzione della forza lavoro di quasi un terzo, dai circa 375.000 che l'industria cubava nel 2019 ai circa 260.000 entro il 2035. Secondo gli esperti, nella migliore delle ipotesi, le perdite verranno compensate dalla creazione di circa 19.000 posti di lavoro nel settore delle batterie e dell'idrogeno, riducendo la perdita netta a quota …
MILANO – Che l’auto europea abbia rallentato è un fatto di cui ormai tutti i Paesi sono consapevoli e con cui stanno imparando a prendere le misure. Ma che anche l’indotto sia destinato a ridursi vertiginosamente è un aspetto della crisi del settore più difficile da digerire. Secondo uno studio commissionato all'istituto Xerfi dalla Pfa, l'associazione dell'automotive d’oltralpe, nei prossimi 10 anni la Francia potrebbe perdere circa 75 mila posti di lavoro nel settore, oltre il 22% del totale.
Numeri allarmanti dalla Francia
Nel dettaglio, il calo previsto rappresenta una perdita lorda di circa 114.000 posti entro il 2035 a partire dal 2020, con una riduzione della forza lavoro di quasi un terzo, dai circa 375.000 che l'industria cubava nel 2019 ai circa 260.000 entro il 2035. Secondo gli esperti, nella migliore delle ipotesi, le perdite verranno compensate dalla creazione di circa 19.000 posti di lavoro nel settore delle batterie e dell'idrogeno, riducendo la perdita netta a quota 56.000.
Il Regno Unito torna indietro di 76 anni
Dati preoccupanti arrivano anche dal Regno Unito. Qui la Society of Motor Manufacturers and Traders (Smmt) registra a maggio un calo nella produzione di auto e veicoli commerciali per il quinto mese consecutivo: -32,8% a 49.810 unità. Escludendo il 2020, con i lockdown delle fabbriche dovuti al Covid, lo scorso mese è stato il peggiore dal 1949. Da inizio anno, la produzione totale si è contratta del 12,9% rispetto al 2024, attestandosi a 348.226 unità, il livello più basso dal 1953.
Gli affari sono andati male sia sul mercato interno, con un calo nella produzione dedicata di oltre il 40%, sia su quello estero, con un crollo delle spedizioni verso l'Unione (-22,5%) e gli Stati Uniti (-55,4%). L’associazione nazionale punta il dito contro i dazi di Donald Trump, che hanno depresso immediatamente la domanda, costringendo molti produttori a interrompere le spedizioni. “Con l'accordo commerciale negoziato dal governo, che dovrebbe entrare in vigore entro la fine di giugno, si spera che le tariffe siano un ostacolo di breve durata", spiega una nota. Sono stati registrati cali anche nelle esportazioni verso Cina e Turchia, rispettivamente dell'11,5% e del 51%.
Frena pure la Spagna, mentre cresce la Germania
Nubi si addensano anche sulla Spagna. I numeri diffusi dall'Anfac parlano di un -11,7% nella produzione di maggio e un calo delle esportazioni del 17% a causa della “scarsa domanda dai mercati europei”. Esclusa l'Italia, con i dati su maggio attesi nei prossimi giorni, lo scorso mese l'unica economia che vantava numeri positivi era quella tedesca: 363.600 unità prodotte, in aumento del 19% anno su anno e del 4% da inizio 2025 (1,8 milioni di auto), con un miglioramento anche delle esportazioni.