ROMA - Incassare e trattare. Da una parte la settima rata da 18,3 miliardi. Dall’altra una nuova revisione da 12-20 miliardi per non lasciare le opere incompiute: più tempo per spendere i fondi, fino a quattro anni, e risorse aggiuntive per le imprese, anche per l’ex Ilva di Taranto. A tredici mesi dalla scadenza, il governo italiano prova a traghettare così il Pnrr verso il traguardo.
Senza sforare la deadline del 31 agosto 2026, ribadisce il titolare del dicastero Tommaso Foti. Ma anzi forte dei numeri rivendicati ieri da Giorgia Meloni alla notizia del via libera della Commissione europea alla quartultima delle dieci tranche del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ecco i numeri. “Con il pagamento della settima rata, l’Italia - sottolinea la premier - confermerà il primato europeo nell’avanzamento del Piano, con oltre 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione finanziaria complessiva e al 100% degli obiettivi programmati nelle prime sette rate, pari a …
ROMA - Incassare e trattare. Da una parte la settima rata da 18,3 miliardi. Dall’altra una nuova revisione da 12-20 miliardi per non lasciare le opere incompiute: più tempo per spendere i fondi, fino a quattro anni, e risorse aggiuntive per le imprese, anche per l’ex Ilva di Taranto. A tredici mesi dalla scadenza, il governo italiano prova a traghettare così il Pnrr verso il traguardo.
Senza sforare la deadline del 31 agosto 2026, ribadisce il titolare del dicastero Tommaso Foti. Ma anzi forte dei numeri rivendicati ieri da Giorgia Meloni alla notizia del via libera della Commissione europea alla quartultima delle dieci tranche del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ecco i numeri. “Con il pagamento della settima rata, l’Italia - sottolinea la premier - confermerà il primato europeo nell’avanzamento del Piano, con oltre 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione finanziaria complessiva e al 100% degli obiettivi programmati nelle prime sette rate, pari a 334 tra milestone e target”.
Il bonifico della settima rata arriverà al Tesoro a breve, mentre la richiesta di pagamento dell’ottava (12,8 miliardi) è stata trasmessa lunedì a Bruxelles. Ma l’ultimo miglio del Pnrr passa anche dalla trattativa in corso con l’Europa sulla rimodulazione che Palazzo Chigi punta a inviare formalmente alla Commissione entro fine luglio. Le interlocuzioni sono entrate nel vivo con la visita a Roma della task force per il Recovery guidata dalla direttrice generale Céline Gauer. Fonti di governo sottolineano “una costruttiva collaborazione istituzionale con la Commissione europea per la completa attuazione del Piano italiano”.
I tecnici dell’Ue interrogheranno ministeri, Regioni e Comuni fino a venerdì per capire come intendono mettere mano ai progetti. Trenta tavoli tecnici per ricalibrare gli obiettivi della nona e decima rata. In tutto 240 obiettivi da raggiungere per portare a casa gli ultimi 41,2 dei 194,4 miliardi totali. Ma la revisione deve prendere atto dei progetti a rilento. Ballano tra 12 e 20 miliardi. Una parte dei progetti traslocherà sui fondi di coesione: la spesa si allungherà fino al 2029, un anno in più se l’Italia sfrutterà le opportunità della revisione di medio termine messa a punto dal vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto.
A completare il quadro c’è il congelamento di altre risorse all’interno di veicoli finanziari: i beneficiari andranno individuati entro l’estate dell’anno prossimo, ma per mettere a terra le risorse ci sarà tempo fino al 2028.
L’Europa punta a replicare il programma InvestEu per raccogliere parte dei fondi Pnrr che non saranno spesi dai Paesi: le risorse - spiegano fonti europee - potrebbero essere destinate ai settori più colpiti dai dazi se non si dovesse raggiungere un accordo con gli Stati Uniti. A completare il quadro c’è il trasloco delle risorse dai progetti in ritardo a quelli più avanzati: aumenterà la dote per le imprese. Gli aiuti sotto forma di incentivi.
Intanto le prime modifiche iniziano a prendere forma. L’investimento da 1 miliardo per l’utilizzo dell’idrogeno nei settori industriali più inquinanti sarà rimodulato: l’idea è destinare una parte dei fondi alla riconversione green dell’acciaieria di Taranto. E tre mesi in più agli operatori per l’installazione delle colonnine elettriche.