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Spid, mai arrivati i 40 milioni promessi due anni fa. I gestori: “Servizio a rischio”

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I principali operatori chiamano in causa il governo per i fondi non ancora erogati. E la carta d’identità elettronica diventa un caso
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Il governo non riesce a rassicurare i gestori dell’identità digitale Spid, che si apprestano a pubblicare una lettera di protesta per il “clima di incertezza” sul futuro del servizio, a quanto si legge nel testo che Repubblica ha potuto visionare. La lettera viene da Assocertificatori, che raccoglie i principali fornitori di Spid: Aruba, Poste Italiane, Intesa, Infocert (Tinexta), Telecom Italia, Team Systems, Sielte, Infocamere, Namirial e Intesi. È il seguito di un allarme scattato a giugno.

Ora un crescente numero di gestori Spid sta cominciando a mettere a pagamento (dal secondo anno di abbonamento) un servizio nato come gratuito per norma. Infocert, come anticipato da Repubblica, aveva chiarito il problema: tutti i gestori …

Il governo non riesce a rassicurare i gestori dell’identità digitale Spid, che si apprestano a pubblicare una lettera di protesta per il “clima di incertezza” sul futuro del servizio, a quanto si legge nel testo che Repubblica ha potuto visionare. La lettera viene da Assocertificatori, che raccoglie i principali fornitori di Spid: Aruba, Poste Italiane, Intesa, Infocert (Tinexta), Telecom Italia, Team Systems, Sielte, Infocamere, Namirial e Intesi. È il seguito di un allarme scattato a giugno.

Ora un crescente numero di gestori Spid sta cominciando a mettere a pagamento (dal secondo anno di abbonamento) un servizio nato come gratuito per norma. Infocert, come anticipato da Repubblica, aveva chiarito il problema: tutti i gestori erogano il servizio in perdita, da sempre; non sono ancora arrivati i 40 milioni di fondi pubblici promessi loro da due anni.

Spid, un affare in perdita

In questa incertezza – appunto – non è più impossibile immaginare la chiusura del servizio o il suo trasformarsi in un servizio a pagamento per tutti. Si noti che Spid è essenziale per cittadini e professionisti, di gran lunga il principale strumento di accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione.

Nei giorni successivi il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, aveva rassicurato: «I soldi ci sono». Non basta, a quanto pare. Per prima cosa, lamentano i gestori, i fondi non sono ancora arrivati e ora si parla solo di un primo acconto in autunno da 100mila euro, poi di tranche bimestrali, a quanto confermano da Agid (Agenzia italia digitale, l’ente tecnico-governativo che gestisce il servizio).

«Comunque quei soldi sono una goccia nel mare. Abbiamo perso milioni di euro nello Spid per otto anni», spiega Andrea Sassetti, presidente di Assocertificatori e amministratore delegato di Aruba Pec. Sassetti prevede che «anche altri gestori passeranno a un modello a pagamento, dal secondo anno, dopo i primi tre che l’hanno già fatto (Infocert, Aruba, Register). Solo così il servizio diventa almeno sostenibile».

Le novità su It wallet

Ma ancora non basta: i gestori chiedono anche chiarezza e trasparenza sul futuro dell’identità digitale ad Agid e al dipartimento Innovazione guidato dal sottosegretario Alessio Butti. E «di essere coinvolti nelle scelte, ad esempio sull’It wallet», aggiunge Sassetti. È il portafoglio digitale disponibile in una versione preliminare con la patente di guida sull’app Io.

Intanto stanno per uscire i decreti attuativi sull’It wallet, per chiarire quali documenti potranno esserci a regime (si ipotizza anche titolo di studio, Isee, certificato di residenza) e le modalità di funzionamento. In alcune bozze, il governo ha spinto per escludere Spid dagli strumenti per l’accesso al Wallet, scelta che sarebbe una pietra tombale sul suo futuro. Il governo, del resto, ha più di una volta detto di preferire la carta d’identità elettronica come strumento di accesso ai servizi digitali pubblici, anche se non è mai decollato nelle abitudini degli italiani.

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