ROMA – In un Paese che invecchia come l’Italia, dove nel 2050 si conteranno due over 64 su tre persone in età lavorativa, avere una legge vecchia di vent’anni è un lusso che non ci si può permettere. Per questo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lancia l’allarme sulle pensioni integrative: «Sono ancora basate su un quadro normativo definito nel 2005, in un contesto sociale e demografico ben diverso dall’attuale». Risultato: quelle regole vanno riviste, perché le adesioni alla previdenza complementare, «cresciute costantemente», sono «ancora lontane dai livelli di altri Paesi».
Le parole del titolare del Mef suonano come un impegno davanti ai big dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) riuniti…
ROMA – In un Paese che invecchia come l’Italia, dove nel 2050 si conteranno due over 64 su tre persone in età lavorativa, avere una legge vecchia di vent’anni è un lusso che non ci si può permettere. Per questo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lancia l’allarme sulle pensioni integrative: «Sono ancora basate su un quadro normativo definito nel 2005, in un contesto sociale e demografico ben diverso dall’attuale». Risultato: quelle regole vanno riviste, perché le adesioni alla previdenza complementare, «cresciute costantemente», sono «ancora lontane dai livelli di altri Paesi».
Le parole del titolare del Mef suonano come un impegno davanti ai big dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania) riuniti all’Auditorium Parco della Musica di Roma in occasione dell’assemblea annuale, la prima del presidente Giovanni Liverani. Che poco prima mette sul tavolo il suo “Patto per un’Italia protetta”, un pacchetto di proposte che va dall’assicurazione sulle catastrofi naturali alle pensioni integrative, appunto.
L’obiettivo dell’Ania, rilanciato da Giorgetti, è superare quel 38% di iscritti a una pensione privata sul totale della forza lavoro. Quindi rendere più sostenibile la previdenza per «il sistema Paese», come dice il ministro, e per i lavoratori, che già oggi, «nell’era del sistema contributivo puro», ricorda Liverani, scontano «una caduta del tenore di vita tra l’ultimo giorno di lavoro e il primo giorno di pensione di circa un terzo». Almeno per i dipendenti, perché per gli autonomi va peggio.
Come raggiungere questi risultati si vedrà. Nella manovra 2025 si era discusso di una riapertura del semestre di silenzio-assenso per dare il Tfr ai fondi complementari. Poi non se ne è fatto più nulla. Stavolta il governo, spiega Giorgetti, potrebbe intervenire su tre fronti: «Migliorare i meccanismi di adesione alle previdenza complementare; incentivi all’incremento della contribuzione senza necessariamente oneri a carico dello Stato; stimoli alla competizione e a soluzioni più efficienti».
Nel Patto dell’Ania c’è anche un rafforzamento del sistema sanitario pubblico, affiancato da «forme integrative» modello pensioni, e il capitolo delle assicurazioni sulle catastrofi naturali. Per le grandi imprese è già un obbligo dal 31 marzo scorso, per quelle medie lo sarà dal 1° ottobre, per piccole e micro-aziende da fine anno. «E non ci saranno proroghe», avverte il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che dall’altro lato assicura l’intervento di Mr. Prezzi sulle polizze contro «il timore della speculazione che aleggia sempre».
Per spingere le imprese a non eludere l’obbligo, Urso ricorda che è prevista una norma per cui le assicurazioni dovranno «anticipare il 30% del danno per consentire agli imprenditori di ripartire subito». Per Liverani, invece, un numero dovrebbe spingere le polizze: «Solo il 7% delle abitazioni e delle imprese è protetto contro le catastrofi naturali, nonostante il 94% dei comuni sia a rischio frane, alluvioni o erosione costiera, e il 40% degli edifici sia in zone sismiche medio-alte».??