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La disfida dell’acciaio: Lega e Fdi litigano sulle sorti dell’ex Ilva

(ansa)

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Il viceministro dei Trasporti parla di un nuovo “polo del Nord”, il titolare del Mimit Urso esclude lo spostamento della produzione da Taranto a Genova
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ROMA – Sul futuro dell’ex Ilva dalle parti del ministero dei Trasporti hanno progetti diversi rispetto a quelli del Mimit. Si è reso evidente oggi quando il titolare del ministero delle Imprese Adolfo Urso, ospite al Forum di Manduria, ha smentito il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi che in mattinata ha parlato di un nuovo polo del Nord sull’acciaio. “Se ci fosse la nave rigassificatrice a Taranto, ma solo e soltanto in porto sul modello di Piombino – perché una soluzione offshore è assolutamente insostenibile, come dimostra Ravenna –, e con le autorizzazioni delle autorità competenti, si potrebbero realizzare a Taranto sia i forni elettrici sia i Dri che alimentano i tre forni elettrici”, ha detto Urso.

Ma soprattutto ha negato che senza…

ROMA – Sul futuro dell’ex Ilva dalle parti del ministero dei Trasporti hanno progetti diversi rispetto a quelli del Mimit. Si è reso evidente oggi quando il titolare del ministero delle Imprese Adolfo Urso, ospite al Forum di Manduria, ha smentito il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi che in mattinata ha parlato di un nuovo polo del Nord sull’acciaio. “Se ci fosse la nave rigassificatrice a Taranto, ma solo e soltanto in porto sul modello di Piombino – perché una soluzione offshore è assolutamente insostenibile, come dimostra Ravenna –, e con le autorizzazioni delle autorità competenti, si potrebbero realizzare a Taranto sia i forni elettrici sia i Dri che alimentano i tre forni elettrici”, ha detto Urso.

Ma soprattutto ha negato che senza nave rigassificatrice in porto, pur ritenuta fondamentale dal ministero per il nuovo piano di rilancio del sito, la produzione di acciaio si sposterebbe da Taranto a Genova. “No – ha scandito Urso – abbiamo lavorato anche questa mattina con il ministro Pichetto Fratin con tutti gli staff e con Snam affinché si possa capire quanto comunque possa essere approvvigionato il sito di Taranto attraverso altre forme”.

Lo scontro con Rixi e il polo del nord sull’acciaio

"Creare un polo del Nord sull'acciaio è sicuramente un tema che oggi deve essere messo in campo: è meglio avere un polo sul Nord Italia, che non avere affatto un polo che produce acciaio nel Paese". Queste le dichiarazioni del viceministro di Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi parla delle prospettive dell'ex Ilva a margine di un convegno a Genova. "Il problema è che a Taranto - spiega - si sta dimostrando, anche per speculazioni di alcune forze politiche, l'impossibilità di produrre acciaio. Quindi non c'è più l'intenzione dei privati di investire su Taranto e non c'è garanzia del pubblico che possa investire".

E visto che l'Italia, aggiunge, non può non produrre acciaio, serve un'alternativa. "L'Italia - dice Rixi - se vuole continuare a essere la prima o la seconda economia manifatturiera europea ha la necessità di disporre di acciaio. Questo deve essere fatto garantendo investimenti nell'ordine di 2-3 miliardi di euro sugli attuali siti produttivi, tra cui Genova, e trovare una disponibilità tra pubblico e privato per il rilancio del settore dell'acciaio.

Urso: andiamo avanti con il piano di decarbonizzazione

Urso chiarisce: le due condizioni ottimali per un rilancio dello stabilimento pugliese, nelle intenzioni del governo, sono la nave rigassificatrice in porto e gli impianti di desalinizzazione. Ma il Mimit sta studiando anche soluzioni alternative nel caso in cui non si dovesse trovare la quadra con gli enti locali per garantire il proseguimento della produzione a Taranto. “Posso dire che senza nave rigassificatrice non ci possono essere Dri (il preridotto). Ci potranno essere i forni elettrici ma dipende da alcune condizioni che vanno realizzate”, ha detto ancora dal Forum in Masseria – a Genova esiste un’altra parte dell’ex Ilva altrettanto significativa, che ambisce ad avere una sua autonomia rispetto a Taranto. Ma ciò non significa che non si possa fare anche a Taranto”.

“Non c’è bisogno solo del gas, c’è bisogno anche dell’acqua. E quindi anche dell’impianto di desalinizzazione. A meno che – ed è l’alternativa a cui sta lavorando il ministero come piano B – l’acqua possa affluire allo stabilimento con altre modalità. Con queste condizioni possiamo garantire un percorso definito, chiaro, con l’obiettivo della piena decarbonizzazione del polo siderurgico di Taranto.

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