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Morti sul lavoro a 1.202, ma restano in bilico i fondi per la sicurezza

GIORGIA MELONI NEL VIDEOMESSAGGIO ALL'INAIL 

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I 650 milioni promessi dalla premier Meloni destinati all’Invimit all’insaputa del ministero del Lavoro. La delibera del Civ: “Fermatevi, si snatura l’Istituto. Rischiamo il disavanzo”
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ROMA – Un miliardo e 200 milioni in più per la sicurezza sul lavoro. La premier Giorgia Meloni li aveva annunciati il 1° maggio. Ieri li ha confermati in un videomessaggio proiettato durante la presentazione della Relazione annuale dell’Inail: in prima fila il capo dello Stato Sergio Mattarella e i presidenti di Camera e Senato. Meloni aggiunge però un particolare: «Somma complessiva disponibile nel 2025». Subito, quest’anno. Gelo nell’auditorium dell’Eur. Passi per i 600 milioni di Inail già a bando per i progetti Isi. Ma i soldi freschi, gli altri 650 milioni extra da impiegare soprattutto per premiare le imprese virtuose che investono in sicurezza, rischiano di non esserci. Perché già prenotati – e in misura doppia, 1,1 miliardi all’anno per tre anni – da un altro braccio dello Stato: Invimit, la società che gestisce i fondi immobiliari partecipata dal Mef e guidata da Stefano Scalera.

ROMA – Un miliardo e 200 milioni in più per la sicurezza sul lavoro. La premier Giorgia Meloni li aveva annunciati il 1° maggio. Ieri li ha confermati in un videomessaggio proiettato durante la presentazione della Relazione annuale dell’Inail: in prima fila il capo dello Stato Sergio Mattarella e i presidenti di Camera e Senato. Meloni aggiunge però un particolare: «Somma complessiva disponibile nel 2025». Subito, quest’anno. Gelo nell’auditorium dell’Eur. Passi per i 600 milioni di Inail già a bando per i progetti Isi. Ma i soldi freschi, gli altri 650 milioni extra da impiegare soprattutto per premiare le imprese virtuose che investono in sicurezza, rischiano di non esserci. Perché già prenotati – e in misura doppia, 1,1 miliardi all’anno per tre anni – da un altro braccio dello Stato: Invimit, la società che gestisce i fondi immobiliari partecipata dal Mef e guidata da Stefano Scalera.

I numeri dell’Inail su morti e infortuni

Se così fosse, andrebbe in fumo l’ambizioso piano del governo, sempre più necessario anche alla luce dell’emergenza meteo di questi giorni. «La sicurezza sul lavoro è come l’aria che respiriamo: ci accorgiamo della sua importanza solo quando viene tragicamente a mancare, ed è sempre troppo tardi», diceva ieri Meloni citando Papa Francesco. I dati relativi al 2024 illustrati dal presidente Inail Fabrizio D’Ascenzo sono forti: 1.202 morti (compresi 13 studenti), 593mila infortuni, 88mila malattie professionali (record dal 1976-1978). Gli stessi moniti del Quirinale su questo tema sono cristallini. Eppure un cortocircuito politico può far saltare tutto.

Le pressioni per Invimit

La chiave per capire lo stallo è la nota di variazione al bilancio Inail, di norma approvata entro il 30 giugno in linea con l’assestamento del bilancio dello Stato. È stata rinviata. Motivo? Il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail, organo collegiale che rappresenta imprenditori e sindacati, si è messo di traverso. Il suo presidente Gugliemo Loy in una delibera del 24 giugno scorso chiede ai vertici dell’Istituto di fermarsi, di «rivedere gli impegni». Esprime «forte preoccupazione» perché la missione di Inail – la tutela contro infortuni e malattie – rischia di essere stravolta. Nel testo si citano due impegni finanziari: l’investimento in edilizia sanitaria che blocca un miliardo e il contributo a Invimit che pesa per 1,1 miliardi all’anno.

Le resistenze del Civ

Il contributo a Invimit è stato infilato, all’insaputa del ministero del Lavoro, nel decreto sulla Pubblica amministrazione di marzo, convertito in legge a maggio. Lì si chiede a Inail di contribuire «fino al 40%» del suo avanzo (quello del 2024 è stato di 2,7 miliardi contro i 3,1 del 2023). Un “fino a” interpretato come “pari al 40%” dai direttori centrali che il 28 maggio e il 9 giugno sono andati dal Civ a illustrare la variazione di bilancio considerata imminente. Serviranno a Invimit per il suo piano industriale: studentati, valorizzazione di immobili pubblici, ma anche riacquisto di immobili un tempo ceduti dallo Stato, nell’ottica di abbassare il costo stellare degli affitti. Ma così «si modifica la natura dell’ente», scrive il Civ. Si rischia «un disavanzo finanziario finale» e «saldi negativi nei prossimi bilanci». Non si conoscono «i tassi di rendimento dell’investimento». E «si distruggono risorse proprie dell’Istituto». Non ci sono molte alternative, visto che gli avanzi Inail passati sono nel conto di Tesoreria del Mef (44 miliardi): intoccabili perché a garanzia anche del debito pubblico. E dunque: o Invimit e la finanza. O il piano Meloni sulla sicurezza.

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