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Pedaggi salvi, l’Anas no: il governo deve tappare un buco da 75 milioni

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La maggioranza riscrive l’emendamento al decreto Infrastrutture ma la soluzione non copre tutti i costi della società stradale
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Stop all’aumento dei pedaggi autostradali, ma la manutenzione delle strade gestite dall’Anas resta una questione irrisolta. Dopo le proteste delle opposizioni, la maggioranza formalizza il dietrofront sul balzello al casello. I relatori di Fratelli d’Italia, Lega e FI riscrivono l’emendamento al decreto Infrastrutture che chiedeva di incrementare il canone annuo corrisposto alla società. Il gettito aggiuntivo (90 milioni all’anno) doveva servire a coprire gli extra costi per l’illuminazione pubblica e gli altri lavori di manutenzione sulla rete da 32.500 chilometri. Tutto da rifare. Il nuovo testo, però, non contiene una soluzione alternativa. Non c’è più quella che il Pd ha definito «la tassa dell’estate», ma non c’è neppure una nuova copertura per permettere all’Anas di portare sotto la sua gestione le strade di Veneto e Lombardia.

Stop all’aumento dei pedaggi autostradali, ma la manutenzione delle strade gestite dall’Anas resta una questione irrisolta. Dopo le proteste delle opposizioni, la maggioranza formalizza il dietrofront sul balzello al casello. I relatori di Fratelli d’Italia, Lega e FI riscrivono l’emendamento al decreto Infrastrutture che chiedeva di incrementare il canone annuo corrisposto alla società. Il gettito aggiuntivo (90 milioni all’anno) doveva servire a coprire gli extra costi per l’illuminazione pubblica e gli altri lavori di manutenzione sulla rete da 32.500 chilometri. Tutto da rifare. Il nuovo testo, però, non contiene una soluzione alternativa. Non c’è più quella che il Pd ha definito «la tassa dell’estate», ma non c’è neppure una nuova copertura per permettere all’Anas di portare sotto la sua gestione le strade di Veneto e Lombardia.

A fronte di un fabbisogno di 200 milioni per il 2025-2026, infatti, la proposta stanzia solo 126 milioni. Tra l’altro, non tutte le risorse andranno alle strade: una parte sarà destinata «al finanziamento dei maggiori fabbisogni derivanti dai provvedimenti dei Collegi consultivi tecnici per la definizione delle controversie con le imprese appaltatrici», come si legge nel testo depositato ieri nelle commissioni Lavori pubblici e Trasporti della Camera. I 126 milioni arrivano dall’ex Fondo centrale di garanzia per le autostrade: l’emendamento consente all’Anas di utilizzare le risorse «a integrazione» di quelle «già stanziate e comprese negli aggiornamenti del contratto di programma 2016-2020 nonché del contratto di programma Anas 2021-2025 e successivi aggiornamenti». Fuori dai tecnicismi: oggi le risorse possono essere utilizzate solo per i lavori indicati nel contratto di programma 2016-2020. Una volta che il decreto sarà convertito in legge, i fondi potranno finanziare anche opere più recenti. Sono però soldi “ballerini”: i contratti di programma, infatti, possono cambiare, mettendo in bilico le risorse.

Oltre a non coprire integralmente il fabbisogno dell’Anas per la manutenzione delle strade, la nuova soluzione è una tantum, a differenza dell’aumento del sovracanone di 1 millesimo di euro a chilometro che era invece strutturale. I dem tornano all’attacco. «Questo nuovo emendamento è la prova che il governo può trovare risorse per le strade anche senza mettere direttamente le mani nelle tasche degli italiani, ma dato che non basta prendano quel che manca al Ponte», dice il deputato Andrea Casu. Non sarà quindi il decreto Infrastrutture a risolvere la grana in capo all’Anas. «Ora se ne parla con la manovra», dice il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, a Repubblica. «Non ci si è resi conto - aggiunge - che a fronte di un aumento impercettibile avremmo potuto garantire la manutenzione di migliaia di chilometri di strade che versano in condizioni pericolose».

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