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“La Ue ora ci tratta bene”: Washington apre ma Bruxelles non si fida. Lettera di Trump entro domani

 Ursula von der Leyen con il commissario al Commercio Ue, Maros Sefcovic

 

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Il presidente Usa avverte: “Entro due giorni inviamo le nostre condizioni” Le supertariffe al 200% sui farmaci e la digital tax dividono ancora
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STRASBURGO – «La Ue ora ci sta trattando molto bene». Donald Trump sembra tendere la mano a Bruxelles sui dazi annunciando per i prossimi due giorni «l’invio della lettera» nella quale saranno contenute le percentuali tariffarie. Il clima migliorato sulle due sponde dell’Atlantico, secondo il segretario al Commercio, Howard Lutnick, è determinato dal fatto che dall’Europa sono arrivate delle «vere proposte: ha indicato che aprirà il suo mercato. Trump ha le offerte dell’Ue sul tavolo e deciderà come usarle».

A cosa si riferisce? A cinque punti in particolare: la sottoscrizione di intese formali per l’acquisto di gas liquido per un fabbisogno vicino al 50 per cento, di armi (quelle per la difesa europea e quelle per sostenere l’Ucraina) e di terre rare. Negli ultimi contatti poi, l’Unione ha sostanzialmente ceduto sul concetto di «asimmetria»: ossia alle tariffe americane non si risponderà con la stessa moneta. Tutte “aperture” che la Casa Bianca ha accolto con favore e che ruotano su…

STRASBURGO – «La Ue ora ci sta trattando molto bene». Donald Trump sembra tendere la mano a Bruxelles sui dazi annunciando per i prossimi due giorni «l’invio della lettera» nella quale saranno contenute le percentuali tariffarie. Il clima migliorato sulle due sponde dell’Atlantico, secondo il segretario al Commercio, Howard Lutnick, è determinato dal fatto che dall’Europa sono arrivate delle «vere proposte: ha indicato che aprirà il suo mercato. Trump ha le offerte dell’Ue sul tavolo e deciderà come usarle».

A cosa si riferisce? A cinque punti in particolare: la sottoscrizione di intese formali per l’acquisto di gas liquido per un fabbisogno vicino al 50 per cento, di armi (quelle per la difesa europea e quelle per sostenere l’Ucraina) e di terre rare. Negli ultimi contatti poi, l’Unione ha sostanzialmente ceduto sul concetto di «asimmetria»: ossia alle tariffe americane non si risponderà con la stessa moneta. Tutte “aperture” che la Casa Bianca ha accolto con favore e che ruotano sulla tariffa base del 10 per cento con diverse eccezioni, in positivo e in negativo, su cui di fatto deciderà solo Trump.

Restano però alcuni punti che per il Vecchio Continente sono indigeribili o legalmente inattuabili. Il primo riguarda la richiesta di cancellare non solo la prospettiva di una “digital tax” europea – possibilità accolta dai negoziatori europei - ma anche quelle già in vigore in diversi Stati membri: Italia, Francia, Spagna, Austria e Portogallo. Procedura che non può essere imposta dalla Commissione.

L’altro aspetto è la farmaceutica per la quale il presidente americano immagina due strade: o il trasferimento negli States degli impianti di produzione o un dazio del 200 per cento. Ma l’esperienza del Covid - è il ragionamento che si fa a Bruxelles - ha fatto capire che dipendere completamente dall’estero in questo settore è piuttosto pericoloso. L’ultimo aspetto riguarda l’agroalimentare che con una tassa del 17 per cento sarebbe fortemente penalizzato. Per questo l’esecutivo europeo insiste nella trattativa pur avendo concesso tanto. Anche perché resta sempre il dubbio negli emissari di von der Leyen che Trump cambi improvvisamente le carte in tavola, ora o nel prossimo futuro.

Ieri sera, nel corso di una riunione riservata, il Commissario all’energia, il danese Dan Jorgensen, ha ripetuto che l’Europa insisterà per la formula «zero per zero». Soluzione in realtà improbabile ma che fa capire che dinanzi alle ennesime richieste del tycoon, molte Cancellerie iniziano a innervosirsi. «Vogliamo un accordo con gli americani, ma lo dirò chiaramente: l’accordo deve essere equo - ha avvertito il ministro tedesco delle Finanze Lars Klingbeil, nonostante la linea morbida assunta dalla Germania in queste settimane -. E se non riusciamo a raggiungere un accordo equo con gli Usa, l’Ue deve adottare contromisure per proteggere la nostra economia. I dazi statunitensi minacciano posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico».

E il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, ha ripetuto ieri giudizi analoghi nell’aula di Strasburgo: «Voglio assicurarvi che stiamo facendo del nostro meglio per garantire soluzioni negoziate eque e reciprocamente vantaggiose, ma dobbiamo essere preparati a ogni esito e pronti a riequilibrare le nostre posizioni, se necessario». Un modo per dire che è stato dato tanto ma se si va oltre, tutto può saltare.

Trump intanto ha avvertito che il termine del 1° agosto sarà perentorio: non ci saranno ulteriori proroghe. Ma questo non vuol dire che fino a quella data comunque non si possa continuare a trattare. Secondo il leader statunitense, però, nelle prossime lettere ci potranno essere delle sorprese: per alcuni saranno previsti dazi anche al 70 per cento. «Oggi intanto – ha sottolineato – annunciamo dazi al 50 per cento sul rame. Presto farò un annuncio sul settore farmaceutico. Gli darò un anno, un anno e mezzo per trasferirsi da noi, altrimenti si arriva al 200 per cento». Del resto, come ha fatto notare il segretario al Tesoro, Scott Bessent, gli Usa hanno incassato finora circa cento miliardi di dollari dai dazi e con i nuovi si punterà a 300 miliardi entro la fine dell’anno. Insomma la partita è ai tempi supplementari ma nessuno può ancora dire come finirà.

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