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Mario Draghi e la presa di coscienza dell'Europa: "Trump ci ha costretti a reagire"

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L’intervento dell’ex premier anche sullo stato di attuazione del suo report sulla competitività nell’Ue: “Non è stato fatto nulla di rilevante”
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PARIGI – È passato quasi un anno dalla presentazione del rapporto di Mario Draghi sulla competitività nell'Ue e per la prima volta lo stesso autore fa affiorare una certa delusione sulla mancata applicazione delle sue raccomandazioni. “Alcune cose sono state fatte, altre sono in corso. Il principale problema che vedo è la velocità”, ha osservato l'ex premier e presidente della Bce durante le Rencontres économiques, l'equivalente della Davos francese che si tiene ogni anno a Aix-en-Provence. Nel mezzo della battaglia per i dazi, Draghi è arrivato sabato nel sud della Francia per un dialogo con gli economisti Benoît Coeuré e Philippe Aghion.

L’affondo di Draghi

“Non dimentichiamo che Trump non ama l’Unione europea”, ha spiegato a proposito dello s…

PARIGI – È passato quasi un anno dalla presentazione del rapporto di Mario Draghi sulla competitività nell'Ue e per la prima volta lo stesso autore fa affiorare una certa delusione sulla mancata applicazione delle sue raccomandazioni. “Alcune cose sono state fatte, altre sono in corso. Il principale problema che vedo è la velocità”, ha osservato l'ex premier e presidente della Bce durante le Rencontres économiques, l'equivalente della Davos francese che si tiene ogni anno a Aix-en-Provence. Nel mezzo della battaglia per i dazi, Draghi è arrivato sabato nel sud della Francia per un dialogo con gli economisti Benoît Coeuré e Philippe Aghion.

L’affondo di Draghi

“Non dimentichiamo che Trump non ama l’Unione europea”, ha spiegato a proposito dello stallo nei negoziati con Washington. “È amico di tutti quelli che la pensano come lui, persone che odiano l’Europa e amano Putin”. Paradossalmente, nota Draghi, il presidente americano ha contribuito ad accelerare alcune prese di coscienza in Europa, in particolare sul fronte della difesa, come dimostra la svolta spettacolare della Germania sotto l’impulso del nuovo cancelliere Friedrich Merz. “Trump ha aiutato”, riconosce Draghi. Non per benevolenza, ma perché ha costretto gli europei a reagire.

Il problema è la lentezza dei tempi di reazione dell'Ue. “In media, l’adozione di un atto da parte della Commissione richiede due anni e la sua applicazione, cinque”, osserva Draghi. L'economista Coeuré, già nel board della Bce, lo ha incalzato sul suo ambizioso rapporto recapitato a Bruxelles nel settembre 2024 e rimasto in parte senza risposte.

“Molti di noi pensano che la reazione della Commissione europea e degli Stati membri è stata estremamente deludente”, nota Coeuré. Draghi ribatte con diplomazia, citando alcune misure adottate, in particolare sulla semplificazione per le imprese, ma ammette che non è stato fatto ancora nulla di rilevante nei settori chiave come l’intelligenza artificiale o l'energia.

L’eccezione sul Digital Markets Act

Unica eccezione menzionata è il Digital Markets Act, definito come “l’unico vero strumento che abbiamo per proteggere dai colossi americani le nostre industrie, in particolare le piccole e medie imprese”.”Ci sono molte ragioni per cui il modello decisionale dell’Ue è, in un certo senso, difettoso”, ha proseguito Draghi. "Ma queste ragioni non sono nuove. Sono almeno venti, trent’anni che le cose non funzionano. La differenza è che, all’epoca, non si avvertiva l’urgenza di una risposta unificata su una molteplicità di temi. Direi quindi che, oggi, la prima cosa da fare è identificare le priorità che richiedono una riforma comune”.

L'ex premier suggerisce di essere pragmatici per evitare di restare paralizzati nella ricerca di unanimità tra i 27 Stati membri. "Se non tutti i leader seguono, si vada avanti con coalizioni di volenterosi. Penso che questo modello sia già iniziato sul piano della Difesa. Credo che dobbiamo essere aperti a questa possibilità”. Gli strumenti esistono: la cooperazione rafforzata, i trattati intergovernativi. Lo stesso euro, ricorda l'ex presidente della Bce, è nato come una “coalizione di volenterosi”. Draghi è però netto: serve leadership. Ovvero leader capaci di assumersi la responsabilità di andare contro gli interessi costituiti del proprio Paese per servire l’interesse generale europeo.

Il precedente per accelerare con le riforme

Richiama in questo senso un precedente storico: il mercato unico del 1986. Già allora la crescita ristagnava, il commercio intra-europeo era bloccato, le esportazioni penalizzate dalle barriere americane. Oggi la situazione presenta inquietanti similitudini: debolezza delle esportazioni, effetto-dollaro, chiusura delle grandi potenze. “Se non avete il coraggio di affrontare tutto questo, non accadrà nulla”, conclude Draghi, lanciando poi un appello ai giovani presenti in sala visti come protagonisti del necessario risveglio europeo: “Lottate, lottate e non perdete la speranza”.

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