ROMA – Mentre il mondo è in attesa di conoscere i nuovi Paesi colpiti dai dazi per posta di Donald Trump, dopo i primi invii di lunedì a 14 partner commerciali, il presidente americano ha annunciato che a breve metterà dazi specifici sul rame importato. “Oggi ci occupiamo di rame no? – ha detto durante la riunione pubblica di Gabinetto – li porteremo al 50%”. Il rame, come auto, alluminio e acciaio, ma anche semiconduttori, legname e farmaci, sono considerati dal presidente materie prime strategiche per il Paese.
Settori legati alla sicurezza nazionale, e pertanto a febbraio ha fatto avviare un’indagine per ciascuno di essi. Senza comunicare gli esiti, Trump e il segretario al commercio Bessent hanno lasciato intendere che entro fine luglio v…
ROMA – Mentre il mondo è in attesa di conoscere i nuovi Paesi colpiti dai dazi per posta di Donald Trump, dopo i primi invii di lunedì a 14 partner commerciali, il presidente americano ha annunciato che a breve metterà dazi specifici sul rame importato. “Oggi ci occupiamo di rame no? – ha detto durante la riunione pubblica di Gabinetto – li porteremo al 50%”. Il rame, come auto, alluminio e acciaio, ma anche semiconduttori, legname e farmaci, sono considerati dal presidente materie prime strategiche per il Paese.
Settori legati alla sicurezza nazionale, e pertanto a febbraio ha fatto avviare un’indagine per ciascuno di essi. Senza comunicare gli esiti, Trump e il segretario al commercio Bessent hanno lasciato intendere che entro fine luglio verranno imposte barriere al rame importato. E sui farmaci anche verranno imposti tariffe specifiche, fino al 200%, ma più avanti.
Il rame per gli Stati Uniti
Gli Stati Uniti lo scorso anno hanno importato circa 810 mila tonnellate di rame raffinato, circa la metà del fabbisogno annuale. Per metà del suo fabbisogno annuale quindi gli Stati Uniti dipendono dalle importazioni. Il 38% del rame viene acquistato dal Cile, il 28% dal Canada e l’8% dal Messico. Secondo la Casa Bianca il rame è un materiale critico, essenziale per la sicurezza nazionale, l’economia e l’industria americana.
“Il rame e i suoi prodotti derivati svolgono un ruolo fondamentale nelle applicazioni di difesa, nelle infrastrutture e nelle tecnologie emergenti, tra cui l'energia pulita, i veicoli elettrici e l'elettronica avanzata – si legge nel documento ufficiale con cui si annuncia l’avvio dell’indagine settoriale – gli Stati Uniti devono affrontare significative vulnerabilità nella catena di approvvigionamento del rame, con una crescente dipendenza da fonti estere per il rame estratto, fuso e raffinato”.
Dazi sul rame, impennata dei prezzi
Come compensare la riduzione dell’import, che l’aumento del prezzo a causa dei dazi causerà? “Gli Stati Uniti dispongono di ampie riserve di rame, ma la nostra capacità di fusione e raffinazione è notevolmente inferiore a quella dei concorrenti globali”, sostiene l’amministrazione. E quindi attingendo alle risorse interne e alle scorte.
È bastato l’annuncio di nuovi dazi tra tre settimane per provocare un rialzo del 17% del prezzo del rame sul mercato dei metalli, il Comex di New York. Il maggior rialzo in un unico giorno dal 1989. Il rame è passato da poco più di 5 dollari per libbra a 5,89 dollari per libbra in poche ore. Aziende e fornitori puntano a fare scorta prima dell’imposizione dei dazi, per cui il prezzo si alzerà rapidamente in queste settimane, secondo gli analisti che si aspettavano dazi inferiori al 50%.
Il caso di Prysmian: cuore in Italia e affari negli Usa
C’è un’italiana che sta raccogliendo i primi effetti positivi della (futura) decisione di Trump. È Prysmian, con sede a Milano ma con importanti investimenti negli Stati Uniti dopo le acquisizioni di General Cable, Encore Wire e Channell Commercial Corporation. E infatti il gruppo ha guadagnato il 4% in Borsa alla riapertura dei mercati. I dazi Usa al 50% sul rame al vaglio del presidente Donald Trump "potrebbero avere un effetto positivo per Prysmian". Lo ha affermato un portavoce dell'azienda sottolineando però che "sarà necessario attendere per capire quale sarà il risultato finale".
Questo non solo perché il gruppo ha stabilimenti negli Stati Uniti, ma anche perché le attività a basso voltaggio di Prysmian negli Usa utilizzano rame proveniente da una miniera di Freeport in Arizona e lo lavora in Texas anziché comprare le barre di rame da altri fornitori. E quindi l’approvvigionamento del metallo non subirebbe maggiori tariffe. "Siamo il maggiore acquirente unico di rame a livello mondiale e il leader nel settore dei cavi negli Stati Uniti", ha spiegato il portavoce, sottolineando che "il nostro business negli Stati Uniti è ben posizionato grazie all'integrazione verticale nel settore del rame negli Usa, inclusa Encore Wire".
"Il rame, così come l'alluminio - osserva - sono centrali per gli obiettivi energetici dell'amministrazione statunitense, e siamo impegnati a supportare lo sviluppo del reshoring (rilocalizzazione, ndr) industriale locale e quello dell'intelligenza artificiale attraverso i data center e il rafforzamento della rete elettrica degli Usa grazie alla nostra leadership di mercato". Gli analisti di Citi suggeriscono di acquistare il titolo indicando un prezzo obiettivo di 69 euro, circa 8 euro in più dell'attuale valore in Piazza Affari.