I dazi al 50% sul rame sono (per ora) un affare. La corsa degli importatori per schivare le tariffe
di Flavio BiniMILANO – L’ultima frontiera della guerra commerciale scatenata da Donald Trump con il resto del mondo passa dal rame. Nella notte italiana il presidente Usa ha annunciato dazi al 50% sulle importazioni de metallo, in vigore dal primo di agosto. Non un un fulmine a cielo sereno, visto che la decisione era nell’aria, anche se la speranza dei grandi paesi esportatori era che la nuova barriera tariffaria si fermasse al 25% ventilato in precedenza dal presidente Usa.
Il “disaccoppiamento”
Quel che è certo è che i prezzi avevano già cominciato a muoversi in prospettiva, con rialzi intraday che non si vedevano da quasi 30 anni. E una novità: il “disaccoppiamento” dei prezzi tra il mercato americano Comex di New York, che ha anticipato l’effetto delle future tari…
MILANO – L’ultima frontiera della guerra commerciale scatenata da Donald Trump con il resto del mondo passa dal rame. Nella notte italiana il presidente Usa ha annunciato dazi al 50% sulle importazioni de metallo, in vigore dal primo di agosto. Non un un fulmine a cielo sereno, visto che la decisione era nell’aria, anche se la speranza dei grandi paesi esportatori era che la nuova barriera tariffaria si fermasse al 25% ventilato in precedenza dal presidente Usa.
Il “disaccoppiamento”
Quel che è certo è che i prezzi avevano già cominciato a muoversi in prospettiva, con rialzi intraday che non si vedevano da quasi 30 anni. E una novità: il “disaccoppiamento” dei prezzi tra il mercato americano Comex di New York, che ha anticipato l’effetto delle future tariffe, e il London Metal Exchange di Londra, rifeimento internazionale delle quotazioni. Secondo la Benchmark Mineral Intelligence il differenziale tra le due quotazione è cresciuto del 138% in una sola giornata, superando i 2.600 dollari a tonnellata. In altre parole, negli Usa la previsione dell’aumento dei costi e dalla riduzione dell’offerta fa salire le quotazioni e chi – da qui all’entrata in vigore dei dazi – disponga di rame da vendere negli Stati Uniti può fare un ottimo affare.
La corsa degli importatori
La novità degli ultimi giorni è quindi la corsa degli importatori a portare sul territorio americano il rame che è tutt’ora in viaggio e rischia di arrivare dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe e quindi a prezzi più alti. La finestra è promettente ma rischia di chiudersi a breve: i prezzi alti sul mercato americano rendono molto conveniente far arrivare le spedizioni, a patto però che non arrivino troppo tardi, scontrandosi quindi contro il muro dei dazi. Per questo, secondo quanto ricostruito da Bloomberg, alcuni trader, starebbero offrendo cifre enormi— fino a 400 dollari a tonnellata oltre i prezzi di riferimento di Londra —per dirottare spedizioni destinate alla Cina verso gli Stati Uniti o per accelerare quelle in corso per farle arrivare alle Hawaii o Portorico, riducendo così i tempi di consegna.
Gli effetti per le aziende Usa
Ma la stretta degli Stati Uniti, che pur importa ancora la metà del suo fabbisogno dall’estero, non rischia di penalizzare il Paese? "Gli Stati Uniti dipendono ancora per il 50% delle loro necessità di rame dalle importazioni, e passare a una maggiore autosufficienza richiederà tempo. Non è ancora chiaro se saranno previste esenzioni, ma è probabile che ci saranno. Investitori e analisti dovrebbero guardare oltre la sede legale delle aziende, concentrandosi invece su dove viene effettivamente estratto e venduto il rame, per capire chi potrà vincere o perdere da questi sviluppi, a livello azionario”, sottolinea una nota della società di gestione degli investimento Global X. “Certamente i produttori statunitensi di rame sono i beneficiari immediati più evidenti: potrebbero trarre vantaggio da prezzi interni più alti e dalla riduzione della concorrenza estera, aumentando così profitti e quote di mercato. Anche i raffinatori statunitensi sono ben posizionati per aggiudicarsi contratti redditizi, dato l’aumento della domanda locale”.
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