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Timchenko (Dtek): “Non lasceremo l’Ucraina al buio”

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L’ad del colosso energetico esalta lo spirito della Ue, dagli aiuti ai co-investimenti. Ma precisa: “Ora si passi dagli annunci a progressi concreti”
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ROMA – Per chi ha vissuto sotto le bombe metà della propria storia, attendere immobile la fine della guerra non è un’opzione. «Non ci siamo fermati nel 2014, quando per mano dei russi abbiamo perso il 30% dei nostri asset, non lo faremo di certo oggi». Anzi. Maxim Timchenko, amministratore delegato della più grande azienda privata ucraina attiva nel campo dell’energia, la Dtek, ha continuato a promuovere investimenti per ricostruire quanto perso e migliorare la sicurezza energetica del Paese.

Dottor Timchenko, lei è a capo della Dtek dalla sua fondazione nel 2005. Come riuscite ad affrontare la difficile situazione in Ucraina?

«Prima di tutto, serve coraggio e creatività. Quando dieci anni fa è stato distrutto un nostro impianto del Donb…

ROMA – Per chi ha vissuto sotto le bombe metà della propria storia, attendere immobile la fine della guerra non è un’opzione. «Non ci siamo fermati nel 2014, quando per mano dei russi abbiamo perso il 30% dei nostri asset, non lo faremo di certo oggi». Anzi. Maxim Timchenko, amministratore delegato della più grande azienda privata ucraina attiva nel campo dell’energia, la Dtek, ha continuato a promuovere investimenti per ricostruire quanto perso e migliorare la sicurezza energetica del Paese.

Dottor Timchenko, lei è a capo della Dtek dalla sua fondazione nel 2005. Come riuscite ad affrontare la difficile situazione in Ucraina?

«Prima di tutto, serve coraggio e creatività. Quando dieci anni fa è stato distrutto un nostro impianto del Donbass, abbiamo reagito raddoppiando la nostra capacità eolica e solare. Poi hanno colpito metà delle nostre rinnovabili a Zaporižžja e in tutta risposta abbiamo costruito il più grande parco eolico dell’Europa dell’Est e abbiamo siglato un accordo con la statunitense Fluence per avviare quello che diventerà il primo progetto di stoccaggio di energia del Paese. Parliamo di 400 megawattora di elettricità, sufficienti per alimentare 600mila case ucraine per due ore. In Ucraina siamo arrivati a perdere fino a 10 GW, per poi ricostruirne la maggior parte. Il nostro obiettivo principale è non lasciare l’Ucraina al buio».

Nel ricostruire parte del vostro mix energetico state dando ampio spazio alle rinnovabili. C’è un motivo preciso?

«Non si tratta solo di transizione verde, ma anche di sicurezza. Un impianto fotovoltaico o eolico sarà sempre più difficile da colpire piuttosto che una centrale termoelettrica. Fonti di energia e reti distribuite aiutano a rendere il sistema più resiliente e sono anche le soluzioni più economiche e semplici da realizzare. Per la gestione spesso ci appoggiamo a partner esteri come Octopus Energy che ci sostengono con le loro competenze nel settore».

Anche la rete di trasmissione ha subito pesanti attacchi. Che piani avete per l’infrastruttura elettrica?

«Dtek distribuisce elettricità in media e bassa tensione. L’anno scorso abbiamo approvato un progetto decennale per ammodernare la rete che prevede sette miliardi di euro di investimenti. Puntiamo sulle tecnologie di ultima generazione e l’intelligenza artificiale per raggiungere standard elevati. A Bucha, teatro di orrori, stiamo riportando in vita la sottostazione elettrica, rendendola un esempio d’eccellenza».

Cosa ne pensa degli sforzi europei a favore dell’Ucraina?

«Mi piace lo spirito, sta cambiando: stiamo passando dagli aiuti internazionali ai co-investimenti. Sarebbe bello se alla prossima conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina le aziende si presentassero con degli annunci e, la volta successiva, ne illustrassero i progressi. L’anno scorso noi abbiamo lanciato il progetto degli accumuli, di cui quest’anno comunichiamo l’avvio della fase di messa in servizio, mentre a ottobre è previsto l’inizio delle attività commerciali. È il momento di passare dalle parole all’azione».

Avete altri investimenti in programma?

«Entro il 2026, abbiamo previsto 450 milioni di euro per ampliare il parco eolico di Tyligulska e altri 150 milioni per il progetto delle batterie con Fluence. A questi 600 milioni, si aggiungeranno un nuovo parco eolico a Poltavska da 650 MW, per cui i lavori inizieranno a partire dall’inizio dell’anno prossimo, altri progetti di accumulo per al massimo 200 MW e una turbina a gas da 450 MW, portando il totale a quasi due miliardi. E il tutto senza contare i 7 miliardi previsti per la rete di trasmissione. Dalla fine del 2026 saremo pronti per nuovi annunci e nuove partnership con attori internazionali».

Come gestite il timore di potenziali investitori, preoccupati per la guerra in corso?

«Sul profilo finanziario, utilizziamo diversi metodi per contenere il rischio. Ad esempio, i 370 milioni di prestiti bancari ricevuti per il progetto di Tyligulska sono garantiti dal Fondo per le esportazioni e gli investimenti della Danimarca (Eifo). Sicuramente, abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni finanziarie e dei governi per contenere i rischi, ma sappiamo come muoverci. Ecco perché è importante che gli investitori interessati al nostro Paese siano affiancati da una realtà locale».

Ripete spesso che Dtek è aperta a nuovi investimenti, valutate anche di emettere obbligazioni o aprire il capitale?

«Ad oggi abbiamo completato tre emissioni di bond per un totale di 2,5 miliardi di euro. In parte si tratta di green bond e dai ritorni interessanti. Abbiamo evitato il default dei titoli anche nei momenti peggiori dell’invasione. Quanto al capitale, Dtek è controllata al 100% da Scm e questo difficilmente cambierà. Diverso è per i singoli progetti, per cui saremmo ben felici di accogliere nuovi soci».

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