Unicredit contrattacca “Golden power illegittimo e annullato”
Giovanni PonsMilano – Unicredit non ci sta e il giorno dopo la sentenza del Tar del Lazio sul golden power denuncia interpretazioni «fuorvianti» e fornisce la sua versione dei fatti. Lo fa con un comunicato stampa prima dell’apertura dei mercati per dare informazioni che vanno a incidere sull’Ops in corso su Banco Bpm. Innanzitutto la sentenza prova che il «modo in cui il golden power è stato utilizzato è illegittimo», tanto che si richiede l’emissione di un nuovo decreto, «poiché quello adottato il 18 aprile è stato annullato dalla Corte».
Sul fatto che ci voglia la riscrittura di un nuovo decreto vi sono pareri discordanti tra i giuristi, alcuni ritengono che bastino delle integrazioni a quello esistente. A questo proposito, fonti del Mef comunicano che «il governo è tranquillo e confortato dalla sentenza, che intende rispettare e far rispettare».
Milano – Unicredit non ci sta e il giorno dopo la sentenza del Tar del Lazio sul golden power denuncia interpretazioni «fuorvianti» e fornisce la sua versione dei fatti. Lo fa con un comunicato stampa prima dell’apertura dei mercati per dare informazioni che vanno a incidere sull’Ops in corso su Banco Bpm. Innanzitutto la sentenza prova che il «modo in cui il golden power è stato utilizzato è illegittimo», tanto che si richiede l’emissione di un nuovo decreto, «poiché quello adottato il 18 aprile è stato annullato dalla Corte».
Sul fatto che ci voglia la riscrittura di un nuovo decreto vi sono pareri discordanti tra i giuristi, alcuni ritengono che bastino delle integrazioni a quello esistente. A questo proposito, fonti del Mef comunicano che «il governo è tranquillo e confortato dalla sentenza, che intende rispettare e far rispettare».
Unicredit entra poi nel merito del provvedimento. «Di quattro prescrizioni, due sono state annullate; la predefinizione di un rapporto tra impieghi e depositi e il mantenimento sine die del livello del project financing». Quindi, secondo i legali della banca, non è solo il termine temporale di cinque anni del rapporto depositi/impieghi a dover essere modificato, ma anche l’obbligo a dover rispettare un parametro predefinito. Il Tar ha infatti chiarito che «il criterio della media ponderata è uno di quelli di cui la ricorrente potrà tenere conto ai fini dell’adempimento della prescrizione».
C’è poi la terza prescrizione, quella riguardante Anima, che secondo il golden power non può vendere titoli del debito pubblico italiano. Anche in questo caso, secondo i legali di Unicredit, il Tar del Lazio ha tolto l’obbligo e ha mantenuto «una indicazione programmatica a mantenere i titoli italiani in Anima, nel rispetto dei doveri fiduciari nei confronti dei clienti cui tali asset appartengono».
Infine la quarta prescrizione, quella sull’uscita di Unicredit dalla Russia, tanto dibattuta nei mesi scorsi. Unicredit precisa che la «prescrizione non include i pagamenti, come invece specificato dal Mef. E ciò in conseguenza delle preoccupazioni del ministro Tajani, che temeva difficoltà per le imprese italiane che ancora lavorano con la Russia. Inoltre «il Tar ha dichiarato di non avere piena giurisdizione in materia e che la competenza a valutare la questione è appannaggio della Bce, e Unicredit sta già ottemperando alle richieste della Bce».
Se queste considerazioni sono corrette, la palla passa ora al governo, anche in mancanza di una tempistica: quindi non si sa se il nuovo decreto arriverà prima della fine dell’Ops, fissata il 23 luglio. Il commento finale di Unicredit è amaro e polemico su ciò che è successo finora: «Gli azionisti sono stati esposti non solo all’uso illegittimo del golden power insistentemente invocato da Bpm, ma anche a campagne ingiustificatamente aggressive volte a screditare sia l’offerta che l’offerente». In mancanza di esse i termini dell’offerta «avrebbero potuto essere già stati migliorati».