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Con i dazi di Trump frenano export, consumi e investimenti. Confindustria: “30% insostenibile”

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Secondo i calcoli degli esperti, l’export italiano di beni negli Usa si ridurrebbe di circa 38 miliardi, pari al 58% delle vendite negli Stati Uniti. Lo scenario per le imprese italiane si fa “complicato”
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MILANO – L’Europa ha di fronte a sé uno scenario “complicato”. Il centro studi di Confindustria riassume così nella sua analisi flash mensile le prospettive per il Vecchio continente, ora che Donald Trump ha annunciato nuovi dazi che “alzano l'incertezza ed erodono la fiducia”. Perché per gli esperti di viale dell’Astronomia, le tariffe, insieme al dollaro svalutato, sono “pessime premesse per export, consumi, investimenti”.

Dazi al 30 per cento? “Insostenibili”

Per l’Italia il conto è salato. Con dazi al 30% e cambio euro-dollaro sui livelli attuali “l'export italiano di beni negli Usa si ridurrebbe di circa 38 miliardi, pari al 58% delle vendite negli Stati Uniti, al 6% dell'export totale e, considerando anche le connessioni indirette, al 4,0% della …

MILANO – L’Europa ha di fronte a sé uno scenario “complicato”. Il centro studi di Confindustria riassume così nella sua analisi flash mensile le prospettive per il Vecchio continente, ora che Donald Trump ha annunciato nuovi dazi che “alzano l'incertezza ed erodono la fiducia”. Perché per gli esperti di viale dell’Astronomia, le tariffe, insieme al dollaro svalutato, sono “pessime premesse per export, consumi, investimenti”.

Dazi al 30 per cento? “Insostenibili”

Per l’Italia il conto è salato. Con dazi al 30% e cambio euro-dollaro sui livelli attuali “l'export italiano di beni negli Usa si ridurrebbe di circa 38 miliardi, pari al 58% delle vendite negli Stati Uniti, al 6% dell'export totale e, considerando anche le connessioni indirette, al 4,0% della produzione manifatturiera”, stimano gli esperti. Numeri che rendono tariffe al 30% “insostenibili” per le imprese.

L'impatto dei dazi sull’economia del Bel Paese “sarebbe mitigato dalla capacità degli esportatori italiani di trovare nuovi mercati di sbocco e di competere su fattori non di prezzo”. Ma nel complesso, il livello del Pil italiano nel 2027 sarebbe minore dello 0,8% rispetto allo scenario base.

Industria stagnante e servizi a rilento

Poche le notizie positive, legate al parziale rientro del prezzo del petrolio, l'inflazione contenuta, il sentiero di tagli dei tassi nell'Eurozona. Perché nonostante la Bce abbia ridotto il costo del denaro, nel secondo trimestre l'industria italiana appare “stagnante”, mentre i servizi “crescono poco”.

Per quanto riguarda gli investimenti, gli indicatori segnalano un indebolimento periodo: le condizioni per investire peggiorano; la fiducia delle imprese recupera a giugno ma su valori bassi (93,9 da 93,1 a maggio), in calo rispetto al primo; scendono gli ordini di beni strumentali, negativi da mesi (-19,0, da -17,7), anche se le attese tornano positive. Secondo Confindustria, “pesa l'alta incertezza, nemica giurata delle decisioni di investimento” e i consumi sono “in frenata”.

Nel primo trimestre il reddito reale è cresciuto a buon ritmo (+0,9%), ma i consumi sono aumentati molto meno (+0,2%), frenati dall'aumento della quota di risparmio, a causa dell'incertezza e della bassa fiducia delle famiglie. Per il secondo trimestre, avvertono gli esperti, “lo scenario non è migliore: occupazione in lieve crescita a maggio, ma la fiducia è scesa ancora a giugno, le vendite al dettaglio registrano una variazione acquisita nulla e le immatricolazioni di auto crollano (-17,4% annuo)”.

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