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Titoli di Stato, la nuova era degli spread europei

(ansa)

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Il miglioramento della forbice di rendimento con la Germania e la Francia si spiega con più stabilità per noi ma anche con meno disciplina per gli altri
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I movimenti degli spread, i differenziali tra rendimenti decennali dei titoli di Stato, restituiscono l’immagine di una nuova Europa. Dall’istantanea emerge un’Italia che, malgrado il fardello del debito e del suo costo, guadagna posizioni nello scacchiere globale, sia per meriti propri, sia per demeriti degli altri Paesi. A partire dalla Germania, sempre più cicala, e dalla Francia, che sembra faticare sempre più a far tornare i conti pubblici. Sullo sfondo, la disaffezione di molti investitori verso i Treasury statunitensi, che stanno via via perdendo la loro proverbiale caratteristica di beni rifugio, complici le politiche del presidente Donald Trump.

Tali tendenze si rispecchiano nell’andamento dei prezzi dei titoli di Stato e quindi negli spread. Basti guardare il differenziale tra i rendimenti delle obbligazioni decennali italiane e tedesche, lo spread per antonomasia, quel termometro che salendo di slancio sopra i 550 punti nel 2011 contribuì alla caduta del governo Berluscon…

I movimenti degli spread, i differenziali tra rendimenti decennali dei titoli di Stato, restituiscono l’immagine di una nuova Europa. Dall’istantanea emerge un’Italia che, malgrado il fardello del debito e del suo costo, guadagna posizioni nello scacchiere globale, sia per meriti propri, sia per demeriti degli altri Paesi. A partire dalla Germania, sempre più cicala, e dalla Francia, che sembra faticare sempre più a far tornare i conti pubblici. Sullo sfondo, la disaffezione di molti investitori verso i Treasury statunitensi, che stanno via via perdendo la loro proverbiale caratteristica di beni rifugio, complici le politiche del presidente Donald Trump.

Tali tendenze si rispecchiano nell’andamento dei prezzi dei titoli di Stato e quindi negli spread. Basti guardare il differenziale tra i rendimenti delle obbligazioni decennali italiane e tedesche, lo spread per antonomasia, quel termometro che salendo di slancio sopra i 550 punti nel 2011 contribuì alla caduta del governo Berlusconi. La forbice tra Roma e l’Italia, che lo scorso agosto viaggiava sopra 150, a fine giugno ha toccato un minimo decennale sotto quota 90 punti. La recente riduzione del differenziale tra rendimenti, sottolinea Carlo Capuano, deputy head sovereign & public sector di Scope Ratings, «riflette principalmente l’annuncio del governo tedesco di un piano che incrementa in maniera significativa la spesa militare e per infrastrutture, cosa che ha condotto a un aumento dei rendimenti del decennale tedesco».

Senza un taglio alla spesa pubblica, il numero uno di Allianz Oliver Bäte ha messo in guardia che la Germania, Paese frugale per definizione fino a non molto tempo fa, potrebbe diventare il grande malato d’Europa. Sta di fatto che il Bund tedesco, tradizionalmente inserito nella lista dei beni rifugio, oggi rende il 2,7 per cento, dopo il massimo annuale oltre il 2,87% di marzo. Il Btp a dieci anni offre di più: il 3,6% circa, dopo avere raggiunto il record dei 12 mesi in area 4% sempre a marzo.

«Il calo dello spread tra Btp e Bund - commenta Mauro Valle, head of fixed income di Generali Asset Management - rispecchia la solida crescita italiana, un deficit al 3,4% del Pil nel 2024 e una maggiore credibilità fiscale». Sulla stessa linea Capuano, secondo cui il mini spread va ricondotto anche «alla protratta stabilità politica dell’Italia, con l’impegno alla prudenza fiscale e l’aspettativa di ulteriori miglioramenti nell’avanzo primario tra il 2025 e il 2026». Da noi il governo Meloni è al potere dall’autunno del 2022 mentre negli ultimi tempi sia la Germania sia la Francia hanno attraversato convulse fasi politiche per certi aspetti ancora in evoluzione.

Guardando avanti, per Capuano le prospettive dello spread tra Roma e Berlino sono incerte e fortemente condizionate da fattori come «l’impatto di dazi statunitensi più elevati sulle economie dei due Paesi, nonché le potenziali pressioni sulla spesa pubblica italiana in caso di ulteriori aumenti della spesa militare». Valle ritiene invece che il differenziale tra Roma e Berlino «possa consolidare attorno agli 80 punti, grazie alla crescita economica dell’Eurozona, che sarà sostenuta anche dalle maggiori spese pubbliche tedesche, e al prudente atteggiamento in materia fiscale del governo italiano». In questo scenario, per l’esperto di Generali AM, i Btp «saranno ancora favoriti nel medio periodo da questa sorta di convergenza fiscale che si sta verificando nell’Eurozona, con Paesi quali Francia e Germania alle prese con deficit di bilancio e trend al rialzo del loro debito pubblico».

Anche lo spread con Parigi negli ultimi tempi è stato protagonista di movimenti degni di nota. Se la forbice sulle obbligazioni decennali è stata sempre a svantaggio dell’Italia, quella sulle scadenze più corte a due e cinque anni ha fatto brevi incursioni in territorio negativo, segnalando rendimenti minori per i Btp. Tanto è bastato perché il 6 luglio il quotidiano finanziario d’oltralpe Les Echos titolasse in un articolo: “L’Italia paga il debito meno che la Francia”. Valle segnala come la forbice tra l’Oat francese decennale e il Bund omologo appaia stabile in area 70 punti, grazie soprattutto ai conti pubblici, con il deficit fiscale che dopo il 5,8% del 2024 dovrebbe ridiscendere al 5,5% del Pil nel 2025.

«Gli spread francesi - avverte Valle - potrebbero soffrire di nuovo nei prossimi mesi per il riemergere del rischio politico, poiché il Parlamento dovrà discutere la Legge di bilancio per il 2026, che richiederà ulteriori tagli alla spesa per circa 40 miliardi per contenere il deficit, oltre che un impegno maggiore per la Difesa. Ci si aspetta che lo spread tra Oat e Bund continui a muoversi intorno ai 70 punti base durante le settimane estive, anche se il rischio politico per il resto dell’anno non sembra ancora pienamente scontato».

Proprio la settimana scorsa, presentando il suo piano per il bilancio 2026, il primo ministro francese François Bayrou ha proposto l’abolizione di due giorni festivi. «Ogni secondo - ha messo in guardia - il debito della Francia aumenta di 5.000 euro. Il debito eccessivo è una maledizione per le famiglie, per le imprese e per l’intero Paese. Dover chiedere prestiti ogni mese per pagare le pensioni o gli stipendi dei dipendenti pubblici è una maledizione senza via d’uscita».

La tabella dei titoli di Stato europei

Secondo le elaborazioni di Generali AM, dall’inizio dell’anno l’Italia svetta nella classifica europea di emissioni di titoli, portandosi non molto lontana da quota 250 miliardi, mentre Francia e Germania stazionano rispettivamente al secondo e terzo posto in area 180 e 150 miliardi. In questo modo, il nostro Paese, con Spagna e Finlandia, ha già collocato quasi il 70% delle sue emissioni previste, la Francia e la Germania hanno superato il 50% mentre la Grecia si avvicina all’80 per cento.

Nel frattempo, sempre più esperti di finanza accordano la propria preferenza al debito europeo piuttosto che a quello statunitense, che vede il Treasury risentire delle politiche trumpiane. A detta del colosso Blackrock, «i rendimenti sono più interessanti in Europa che negli Stati Uniti», dove «un’inflazione resistente impedirà alla Fed di effettuare tagli dei tassi significativi». E tra i titoli di Stato preferiti Blackrock segnala «i bond periferici, come quelli di Italia e Spagna».

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