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Unicredit si ritira dall’ops su Banco Bpm: cosa succede ora e cosa cambia per il risiko bancario

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Da Orcel che guarda a Germania e Grecia, a piazza Meda alle prese con i francesi di Crédit Agricole, cosa aspettarsi dall’ultima importante mossa per il sistema italiano
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MILANO – Dopo oltre otto mesi di inseguimento, sempre tortuoso anche per la forte contrarietà del governo italiano, Unicredit si è ritirata dall’offerta da 10 miliardi per integrare Banco Bpm, il terzo gruppo creditizio italiano. Una mossa a sorpresa e che avrà delle conseguenze su tutto il settore, e sulle altre operazioni che nel frattempo hanno infiammato Piazza Affari. Vediamo quali sono gli scenari immediati e più prevedibili.

Unicredit, cosa cambia: il rafforzamento su Commerzbank e Alpha Bank

La banca guidata da Andrea Orcel, che dalla scorsa estate ha avviato e poi affinato parallele iniziative di crescita nel capitale prima della tedesca Commerzbank, poi della greca Alpha Bank, è intenzionata a proseguire nei due percorsi di crescita esterna. Come…

MILANO – Dopo oltre otto mesi di inseguimento, sempre tortuoso anche per la forte contrarietà del governo italiano, Unicredit si è ritirata dall’offerta da 10 miliardi per integrare Banco Bpm, il terzo gruppo creditizio italiano. Una mossa a sorpresa e che avrà delle conseguenze su tutto il settore, e sulle altre operazioni che nel frattempo hanno infiammato Piazza Affari. Vediamo quali sono gli scenari immediati e più prevedibili.

Unicredit, cosa cambia: il rafforzamento su Commerzbank e Alpha Bank

La banca guidata da Andrea Orcel, che dalla scorsa estate ha avviato e poi affinato parallele iniziative di crescita nel capitale prima della tedesca Commerzbank, poi della greca Alpha Bank, è intenzionata a proseguire nei due percorsi di crescita esterna. Come annunciato stamani, infatti, nei conti semestrali, “Il consolidamento a patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank aumenterà ulteriormente i nostri risultati a partire dal 2026”. In soldoni, vuol dire che Unicredit chiederà alla vigilanza di poter conteggiare la quota parte di utili delle due partecipate, avendo raggiunto la quota del 20% che consente di farlo.

Per Commerzbank, anzi, nei prossimi mesi Unicredit dovrebbe esercitare i derivati per salire quasi al 29%, in modo da intestarsi successivamente oltre 600 milioni dell’utile netto dei rivali tedeschi; e ciò al di là della disapprovazione del governo Merz e dei tedeschi (che possono osteggiare un’integrazione, ma fin qui non certo espropriare Unicredit delle azioni già acquistate). E lo stesso approccio contabile si annuncia per il 20% di partecipazione in Alpha Bank, che di cui “il consolidamento è previsto per il terzo trimestre 2025, soggetto a approvazione regolamentare”.

Quanto al resto, Orcel dovrebbe rimanere guardingo, ma per ora spettatore del risiko altrui: stante il fatto che il banchiere è esperto in materia, e la sua banca è ricca di munizioni e tra le poche in Europa con una leadership in 13 Paesi.

Banco Bpm liberata dalla passivity rule: tra Crédit Agricole e terzo polo bancario

La banca che per oltre otto mesi è stata “preda” di Orcel da oggi è libera, non più soggetta alla passivity rule che, come prevede la normativa italiana, vincola le società sotto scalata a far approvare dall’assemblea dei soci qualsiasi mossa difensiva che possa modificare gli assetti patrimoniali. Può rivelarsi un problema strategico: anche se non ha vietato all’ad Giuseppe Castagna di perfezionare l’acquisizione di Anima Sgr nel frattempo, una “zeppa” che ha dato non poco fastidio a Unicredit in quanto la bocciatura dello “sconto danese” decisa dalla vigilanza Bce ha costretto Banco Bpm a utilizzare oltre un miliardo di euro di capitale in più rispetto a quanto preventivato.

Nelle prossime ore Banco Bpm potrebbe riunire il cda per esaminare i nuovi scenari. Ma tra i nuovi scenari c’è anche una presenza sempre più incombente di Crédit Agricole, l’istituto francese che si è incuneato nella battaglia tra Orcel e Castagna, salendo prima al 15% del capitale, poi al 19% e che giorni fa ha chiesto alla Bce il nulla osta per andare al 25%. Anche i francesi, come motivazione, hanno spiegato che vogliono consolidare a patrimonio gli utili di Banco Bpm; ma è innegabile che, salendo ancora di quota, otterranno una minoranza di blocco nell’azionariato di Castagna, e qualsiasi operazione necessiterà del loro benestare. Sempre che, approfittando dei buoni rapporti con il governo italiano, proprio intorno alla rete italiana del Crédit Agricole - scorporata alla bisogna - nasca il nuovo polo centrato su Banco Bpm.

Mps corre verso la conquista di Mediobanca (e Generali)

Una facile suggestione porterebbe a un revival del “terzo polo bancario”, che il governo Meloni ha provato per due anni a costruire tra l’ex popolare milanese e Mps, di cui il Tesoro è ancora azionista (11,7%). Tuttavia quel progetto, fatto naufragare proprio dal blitz di Unicredit su Banco Bpm lo scorso ottobre, sembra superato dagli eventi. E anche se il gruppo di Castagna risulta ancora azionista con un 9% complessivo nella banca senese, è pure vero che l’ad di Mps Luigi Lovaglio e i suoi soci forti (Delfin e Caltagirone con un 10% a testa, a fianco del Tesoro) sono lanciati verso la conquista di Mediobanca, su cui è in corso un’offerta pubblica di scambio che termina l’8 settembre. Data la soglia minima ridotta (del 35%) posta dai senesi nel prospetto di offerta, è probabile che l’operazione abbia successo.

Così, dall’autunno, Lovaglio e i suoi sodali avranno da gestire la complessa aggregazione tra una banca commerciale regionale e la prima banca d’affari italiana, compreso il suo pacchetto del 13,1% in Generali che ne sancisce un virtuale controllo della governance dell’assicuratore triestino con circa 700 miliardi di euro di masse in gestione.

Le altre operazioni del risiko: da Bper a Banca Ifis

Pochi effetti, dal dietrofront di Unicredit, per le acquisizioni “minori”, lanciate nei mesi scorsi e già virtualmente chiuse con successo. Si parla di Bper, che ha già raccolto in Borsa nell’Ops riaperta il 64% della Banca popolare di Sondrio sotto l’ombrello comune di Unipol e Fondazione Sardegna (insieme hanno oltre il 30% di Bper), e di Banca Ifis che ha offerto proprie azioni e cassa per acquistare il 92% di Illimity. C’è anche l’offerta pubblica di acquisto annunciata un mese fa da Banca Cf+ su Banca Sistema, in un generale movimento di concentrazione che ormai riguarda tutti. Perché quando si muovono i pesci grossi, le onde si sentono in tutto il mare. Oltre al fatto che a Unicredit, il più grosso di tutti, restano denti e muscoli per permettersi nuovi dossier.

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