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Cristina Scocchia: “Illy raddoppia a Trieste e ci prepariamo a un polo negli Usa”

Cristina Scocchia, ad Illycaffè 

 

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Intervista alla top manager dell’industria di caffè: “I conti del semestre crescono a due cifre. A settembre, in Italia lanciamo una nuova capsula compostabile al 100% senza sprechi”
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MILANO – In attesa che Trump e l’Europa trovino un compromesso sulle tariffe, Cristina Scocchia, ad di Illycaffè, chiude un semestre positivo, apre una nuova linea produttiva a Trieste, lancia nuovi prodotti e studia se realizzare o meno una fabbrica negli Stati Uniti.

Tra Usa e Europa è in corso un braccio di ferro sui dazi, lei che cosa si augura?

«Che le parti si siedano al tavolo con spirito costruttivo. A prescindere dalle tensioni di breve termine, quella che unisce le due sponde dell’Atlantico è un alleanza politica, economica e valoriale. Confido in una soluzione che non inasprisca i rapporti tra America e Europa, per salvare un legame storico che unisce l’Occidente e che va above and beyond rispetto alle tariffe. Si parla di dazi al 15%, che potrebbero essere un compromesso accettabile per entrambe le parti. Per chi come noi produce solo in Italia, invece, sarà un aggravio da gestire».

MILANO – In attesa che Trump e l’Europa trovino un compromesso sulle tariffe, Cristina Scocchia, ad di Illycaffè, chiude un semestre positivo, apre una nuova linea produttiva a Trieste, lancia nuovi prodotti e studia se realizzare o meno una fabbrica negli Stati Uniti.

Tra Usa e Europa è in corso un braccio di ferro sui dazi, lei che cosa si augura?

«Che le parti si siedano al tavolo con spirito costruttivo. A prescindere dalle tensioni di breve termine, quella che unisce le due sponde dell’Atlantico è un alleanza politica, economica e valoriale. Confido in una soluzione che non inasprisca i rapporti tra America e Europa, per salvare un legame storico che unisce l’Occidente e che va above and beyond rispetto alle tariffe. Si parla di dazi al 15%, che potrebbero essere un compromesso accettabile per entrambe le parti. Per chi come noi produce solo in Italia, invece, sarà un aggravio da gestire».

Illycaffè studia di investire negli Usa: a che punto siete?

«A prescindere dalle tariffe, importando caffè da nove paesi e avendo la tostatura solo a Trieste, anche dal punto di vista logistico e della sostenibilità – uno dei nostri mantra – avere uno stabilimento negli Usa di prodotti specifici per questo mercato, come gli energy drink a base di caffè, potrebbe avere una forte logica strategica. Questo non significa che Trieste, che è la nostra casa, verrebbe penalizzata in termini di produzione o posti di lavoro. Al contrario, continuiamo a investire sulla città per soddisfare l’aumento della domanda. Ad agosto, quando la fabbrica chiuderà per la pausa estiva, aggiungeremo una nuova linea produttiva. E il progetto di raddoppio della produzione ci ha permesso di assumere stabilmente 100 persone, un decimo dell’organico in Italia».

Il settore soffre per i prezzi del caffè verde, per voi come va?

«Nonostante il contesto sfidante, abbiamo chiuso un primo semestre positivo guadagnando quote di mercato. Un successo che ha premiato gli investimenti coraggiosi fatti in questi anni, e quelli che continuiamo a fare, come l’ acquisto del nostro distributore elvetico perfezionato a luglio. La Svizzera è un mercato importante con un forte posizionamento premium, in cui vediamo opportunità di crescita».

Quanto siete cresciuti?

«A due cifre, e ci tengo a precisare che abbiamo aumentato i ricavi in tutti i canali e in tutti i mercati dove operiamo, a dimostrazione che la strategia impostata è quella giusta. A fine giugno il fatturato è salito a 319 milioni di euro, con un progresso a parità di cambi dell’11%. Un aumento significativo, che per due terzi è stato guidato dai volumi e solo per un terzo da un lieve ritocco dei prezzi per compensare il balzo dei costi operativi. A iniziare dal caffè verde. Per questo il margine operativo lordo è salito del 4% a 48 milioni, l’utile operativo del 7% a 24 milioni e i profitti netti sono cresciuti quasi a due cifre, a 15 milioni (+9%, ndr)».

Dove andate meglio?

«In Europa, dove le vendite sono cresciute del 25%. Ma in assoluto in Italia, che è il nostro primo mercato e uno dei più competitivi, dove abbiamo registrato un più 12% grazie soprattutto alla gdo. Negli Usa, mercato strategico su cui puntiamo molto, il fatturato è salito del 21% grazie all’e-commerce e anche ad altri canali».

Lancerete nuovi prodotti?

«A settembre in Italia arriva la Coffee B, una capsula sferica ricoperta da una pellicola di alginato, compostabile al 100%. Non solo questa pallina offre la qualità di Illy, ma dopo il consumo può essere usata come concime per le piante. È una rivoluzione nel segmento dei porzionati e un ulteriore investimento di Illycaffè sulla sostenibilità. Il consumatore spende un po’ di più e noi guadagniamo un po’ di meno, perché entrambi riconosciamo che essere sostenibili è un valore».

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