Dazi, Giorgetti fa la conta dei danni: “Perdiamo mezzo punto di Pil”. L’allarme di Cdp sull’export
di Giuseppe ColomboROMA - I dazi bruceranno mezzo punto di Pil. Più di dieci miliardi. Il conto provvisorio dell’accordo tra gli Stati Uniti e l’Europa lo presenta Giancarlo Giorgetti in Parlamento. Incalzato dalle interrogazioni di Italia Viva, 5 stelle e Noi Moderati al question time nell’aula della Camera, il ministro dell’Economia snocciola le stime sull’impatto macroeconomico delle tariffe al 15%.
Il filo rosso che attraversa le risposte è l’incertezza sui dettagli dell’intesa siglata il 27 luglio da Donald Trump e Ursula von der Leyen.
Non a caso il titolare del Tesoro sottolinea come una proiezione più dettagliata sarà possibile solo quando saranno definiti tutti gli aspetti dell’accordo. Lo stesso vale per gli aiuti: "Parlare ora nel dettaglio di iniziative di contrasto agli effetti dei dazi sulle imprese italiane - dice - è prematuro”.
Tra le variabili decisive per arrivare a una definizione puntuale dell’incidenza delle barriere commerciali ci sono "le possibili esenzioni”. Ma - aggiunge - “è …
ROMA - I dazi bruceranno mezzo punto di Pil. Più di dieci miliardi. Il conto provvisorio dell’accordo tra gli Stati Uniti e l’Europa lo presenta Giancarlo Giorgetti in Parlamento. Incalzato dalle interrogazioni di Italia Viva, 5 stelle e Noi Moderati al question time nell’aula della Camera, il ministro dell’Economia snocciola le stime sull’impatto macroeconomico delle tariffe al 15%.
Il filo rosso che attraversa le risposte è l’incertezza sui dettagli dell’intesa siglata il 27 luglio da Donald Trump e Ursula von der Leyen.
Non a caso il titolare del Tesoro sottolinea come una proiezione più dettagliata sarà possibile solo quando saranno definiti tutti gli aspetti dell’accordo. Lo stesso vale per gli aiuti: "Parlare ora nel dettaglio di iniziative di contrasto agli effetti dei dazi sulle imprese italiane - dice - è prematuro”.
Tra le variabili decisive per arrivare a una definizione puntuale dell’incidenza delle barriere commerciali ci sono "le possibili esenzioni”. Ma - aggiunge - “è possibile fin d’ora prevedere un ordine di impatto” sul Pil italiano. Nello specifico, “un calo massimo cumulato di 0,5 punti nel 2026”.
Alla caduta - spiega - seguirà “un graduale recupero”: il livello del prodotto interno lordo si riallineerà a quello dello scenario base, che non sconta il peso dei dazi, entro il 2029 e “in coerenza con le stime fornite nel Documento di finanza pubblica, che già scontava prudenzialmente tali effetti sull’economia italiana”.
L’attenzione è rivolta all’evoluzione delle interlocuzioni tra Usa e Ue. Il ministro giudica positivamente l’intesa che "preannuncia la chiusura di una fase di incertezza e scongiura una guerra commerciale”. Il peggio, insomma, è stato evitato.
Ora - prosegue - bisogna continuare a lavorare con la Commissione europea per ottenere un accordo che sia “il migliore possibile per il Paese”. Sul percorso ci sono questioni importanti, come la web tax. Toglierla per fare leva su Washington? “Valuteremo, abbiamo delle ipotesi sul tavolo da proporre", risponde Giorgetti. E sull’adesione al programma Safe per le spese della difesa: “I debiti Safe li valutiamo interessanti perché sono più convenienti rispetto ai Btp”.
La partita dei dazi si inserisce in un contesto economico scivoloso. Proprio ieri l’Istat ha certificato l’inversione di rotta del Pil: nel secondo trimestre è sceso dello 0,1%, in controtendenza rispetto ai primi tre mesi dell’anno, quando era salito dello 0,3%.
Ma Giorgetti invita a guardare anche il dato della crescita acquisita (0,5%), appena sotto la previsione di primavera per il 2025 (0,6%), che viene confermata. Così: "Anche una modesta crescita, che noi ci auguriamo essere più robusta, nei restanti due trimestri assicurerà questo tipo di risultato”.
Altri numeri svelano il fianco debole del tessuto economico alle prese con i dazi. Sono quelli contenuti in un report di Cassa depositi e prestiti dal titolo emblematico: “Il peso dell’export a rischio nei vari settori del made in Italy nel medio termine”.
Ballano circa 3 miliardi di euro. L’erosione colpisce diversi settori. In cima alla lista c’è la meccanica (28%), seguita dall’alimentare (20%) e dalla chimica (14%). Più distanziati ci sono l’elettrico-elettronico e la metallurgia, che pesano con un 7% ciascuno sul totale della contrazione delle esportazioni. Nell’elenco ci sono anche gomma e plastica, insieme a legno e carta. Infine la moda, i gioielli e la cantieristica navale.