I dazi affondano le Borse, l’ultima ondata di Donald brucia 269 miliardi
dalla nostra inviata Anna LombardiAl centro, il presidente Usa Donald Trump nella Roosevelt Room della Casa Bianca
NEW YORK – La nuova lista dei dazi estratta dal cilindro di Donald Trump poco prima della deadline di mezzanotte – repentinamente slittata a giovedì per «dare il tempo alle Dogane di adeguarsi», ma più probabilmente per chiudere nuovi accordi nel frattempo – ha terremotato i mercati di mezzo mondo. Ieri le Borse europee hanno chiuso in profondo rosso, bruciando 269 miliardi: il Cac di Parigi registra il peggior risultato, in calo del 2,91%, mentre Milano cede il 2,55, pari a 22 miliardi di euro. Chiusure negative pure per Wall Street e le Borse asiatiche di Tokyo, Hong Kong e Seul.
Non siamo al crollo di aprile, quando le perdite furono ben peggiori. Ma certo ieri mattina gli investitori si sono svegliati nell’ennesimo mondo nuovo. C…
NEW YORK – La nuova lista dei dazi estratta dal cilindro di Donald Trump poco prima della deadline di mezzanotte – repentinamente slittata a giovedì per «dare il tempo alle Dogane di adeguarsi», ma più probabilmente per chiudere nuovi accordi nel frattempo – ha terremotato i mercati di mezzo mondo. Ieri le Borse europee hanno chiuso in profondo rosso, bruciando 269 miliardi: il Cac di Parigi registra il peggior risultato, in calo del 2,91%, mentre Milano cede il 2,55, pari a 22 miliardi di euro. Chiusure negative pure per Wall Street e le Borse asiatiche di Tokyo, Hong Kong e Seul.
Non siamo al crollo di aprile, quando le perdite furono ben peggiori. Ma certo ieri mattina gli investitori si sono svegliati nell’ennesimo mondo nuovo. Costretti a fare letteralmente i conti con l’escalation della nuova guerra commerciale dichiarata dalla Casa Bianca, vero tentativo di mettere in atto un vecchio sogno di Trump: quello di stravolgere le fondamenta del sistema commerciale globale nel nome dell’America First. Certo, gli spiragli diplomatici restano aperti. Come abbiamo già visto in passato, il presidente utilizza la tecnica del bazar, sparando numeri altissimi per poi fare accordi più ragionevoli, che a quel punto sembrano un affare per il Paese tartassato, ma in cui sono sempre gli Stati Uniti a guadagnarci.
Una scommessa che Trump non è affatto detto riuscirà a vincere. Del resto Wall Street ieri ha affrontato un deciso calo: il Dow Jones ha ceduto l’1,23%, il Nasdaq ha chiuso a -2,24% e l’S&P 500 a - 1,60%. Un effetto degli ultimi dazi annunciati, ma pure del deludente rapporto sull’occupazione diffuso ieri mattina, che ha rivisto in negativo i dati di maggio e giugno: ovvero proprio il caotico periodo dello stop and go sulle tariffe che ha raggelato l’iniziativa delle imprese. Mostrando che neanche a luglio le cose sono andate bene: troppo basso il più 73mila, rispetto all’andamento dei mesi precedenti e alle aspettative del Dow Jones che prevedeva un più 100mila.
Numeri che hanno fatto infuriare Trump, che ha licenziato la responsabile della statistica del dipartimento Lavoro, Erika McEntarfer, nominata da Joe Biden. È accusata di aver «falsificato i dati prima delle elezioni per cercare di aumentare le possibilità di vittoria di Kamala Harris». A crescere sono posti di lavoro in ambito di commercio al dettaglio, sanità, assistenza: settori dell’occupazione che decisamente nulla hanno a che fare con gli effetti del commercio. Il tasso di disoccupazione è passato dal 4,1% al 4,2%, con una perdita di 84mila posizioni dal picco di quest’anno. Quanto basta a far insinuare al New York Times che se il trend continua, la prossima riunione della Fed potrebbe prendere una direzione diametralmente opposta a quella cui aspira la Casa Bianca portando a un lieve rialzo dei tassi anziché al ribasso chiesto a gran voce da Trump.
Forse anche per questo, a poche ore dalla pubblicazione del rapporto, The Donald ha sostenuto via social che il board della Banca centrale dovrebbe assumere il controllo, se il suo presidente Jerome Powell non abbasserà il costo del denaro («Powell dovrebbe essere mandato in pensione»). Intanto una governatrice della Federal Reserve, Adriana Kugler, ha annunciato le dimissioni a pochi mesi dalla fine del mandato, dando a Trump l’opportunità di nominare un successore.