Rinnovabili in tilt, nel trimestre le installazioni crollano del 30%. “Troppe difficoltà normative”
di Emma BonottiMILANO – Qualche segnale era già emerso nei mesi passati. Tra gli operatori saliva l’attesa per i nuovi incentivi e con essa anche una certa reticenza ad aprire i cantieri per evitare di rimanere esclusi dai bandi. Ma questo temporeggiare, unita alle concessioni idroelettriche da rinnovare e al lungo botta e risposta sul decreto aree idonee hanno inceppato una macchina che, seppur con qualche rallentamento, procedeva a buon passo da un paio d’anni. A questo si aggiunge un risultato difficile da battere, perché il 2024 è stato, nel suo complesso, l’anno in cui l’Italia ha messo a terra i maggiori gigawatt di potenza da fonti rinnovabili (Fer), 7,48. Ebbene, il 2025 non è sulla strada per replicare il risultato: nel secondo trimestre le installazioni Fer sono crollate del 29% anno su anno cosicché, al 30 giugno, il totale da gennaio ammontava appena a 2,7 GW.
MILANO – Qualche segnale era già emerso nei mesi passati. Tra gli operatori saliva l’attesa per i nuovi incentivi e con essa anche una certa reticenza ad aprire i cantieri per evitare di rimanere esclusi dai bandi. Ma questo temporeggiare, unita alle concessioni idroelettriche da rinnovare e al lungo botta e risposta sul decreto aree idonee hanno inceppato una macchina che, seppur con qualche rallentamento, procedeva a buon passo da un paio d’anni. A questo si aggiunge un risultato difficile da battere, perché il 2024 è stato, nel suo complesso, l’anno in cui l’Italia ha messo a terra i maggiori gigawatt di potenza da fonti rinnovabili (Fer), 7,48. Ebbene, il 2025 non è sulla strada per replicare il risultato: nel secondo trimestre le installazioni Fer sono crollate del 29% anno su anno cosicché, al 30 giugno, il totale da gennaio ammontava appena a 2,7 GW.
L’allarme di Anie Rinnovabili
A lanciare l’allarme è Anie Rinnovabili, associazione di Anie Federazione, notando come la flessione maggiore provenga dal fotovoltaico, in calo del 25%. L'analisi dei singoli segmenti evidenzia una contrazione diffusa: il residenziale segna un -23%, il comparto commerciali e industriali scende del 31%, mentre il large utility scale crolla del 48%. Fa eccezione l'utility scale che cresce del 13%. Il trimestre si chiude così con 1.183 MW di nuova potenza da fonti rinnovabili, ripartiti in 1.092 MW di fotovoltaico, 84 MW di eolico; 5 MW di idroelettrico e 2 MW di bioenergie.
Un passo insufficiente per raggiungere i target
Un colpo pesante per l’Italia che aveva archiviato il 2024 con un totale di 76,6 GW di potenza green (al 30 giugno 2025 erano quasi 80 GW), superando di 1.609 megawatt l’obiettivo per il quadriennio 2021-24 fissato lo scorso giugno dal decreto Aree Idonee. Ma che comunque potrebbe non bastare per raggiungere il target di lungo periodo contenuto nel Pniec: 131 GW entro il 2030. Ora la situazione si fa ancora più complessa: se l'attuale andamento dovesse confermarsi anche nella seconda metà dell'anno, l'Italia si fermerebbe sotto i 6 GW di nuova capacità installata.
Rispetto al passato, nel 2024 un'accelerazione c’è stata, ma per tagliare il traguardo servirebbe un passo ancora più svelto. Nel 2020 e 2021 la capacità installata di fonti green ammontava a un solo gigawatt, triplicato nel 2022 e salito a 5,6 nel 2023. Infine, l’anno scorso l’Italia si è avvicinata all’obiettivo annuale di 8 GW, che però era stato fissato nel 2023, e che quindi con i risultati ottenuti in passato non è più sufficiente per raggiungere i 131 GW finali.
“Troppe difficoltà normative”
Anie vede le cause di questa frenata nelle “difficoltà autorizzative e di connessione alla rete, l'approccio Not In My Back Yard (non nel mio cortile) dettato dalla diffusione talvolta di informazioni non corrette sul settore, ma soprattutto un quadro normativo in continua evoluzione che non tutela gli investimenti in corso e che, sottoposto alle interlocuzioni con la Commissione Europea, potrebbe subire ulteriori modifiche”. Sono un esempio le recenti vicende dell’Energy Release, la seconda asta del Fer X dedicata al solo fotovoltaico, la revisione del Testo Unico Fer, la soluzione alla saturazione virtuale della rete, nonché i ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e alla Corte Costituzionale in materia di Dm Aree idonee e Dl Agricoltura.
Una situazione da cui Anie auspica si possa uscire quanto prima “per garantire maggior certezza agli investimenti, anche quelli in capacità produttiva. Sono a rischio anche molti degli investimenti che attingono ai fondi Pnrr (Dm Agrisolare, Dm Agrivoltaico, Dm Cacer, Dm Biometano)”. Qualcosa a Roma si muove e l’associazione riconosce alcuni “segnali positivi” nella bozza del nuovo Decreto Energia. “È un passo avanti, ma non basta”, dice Andrea Cristini, presidente di Anie Rinnovabili. “L'obiettivo deve essere chiaro: garantire certezza agli investimenti, accelerare la realizzazione delle infrastrutture di rete e favorire lo sviluppo di fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. Ogni ostacolo non risolto oggi rischia di rallentare una transizione energetica su cui siamo già in ritardo e che sta mettendo sotto pressione l'intera filiera industriale".