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Susanna Camusso: “Al governo serve dividere il fronte sindacale per poi colpire i lavoratori”

SUSANNA CAMUSSO, SENATRICE PD 

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La senatrice Pd, ex leader Cgil: “Anche noi abbiamo la responsabilità di aver difeso un’occupazione poco retribuita. Il part-time è diventato una trappola specie per le donne”
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ROMA – “Capisco Bombardieri, ma sui dirigenti pubblici è demagogico. I sindacati devono ritrovare unità perché a questo governo del lavoro e dei lavoratori non importa nulla». Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil e oggi senatrice pd, risponde a Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil, che nell’intervista di ieri a Repubblica aveva rilanciato il ruolo riformista del suo sindacato che “decide nel merito”. E avverte: «Il governo cerca di dividere il fronte sindacale per indebolirlo. L’unica risposta possibile è tornare a fare unità».

Bombardieri dice che la politica ha contaminato il sindacato con la sua polarizzazione. È così?

«Mi pare un’ingenuità. E anche una sottovalutazione, come se decenni di riflessione sull’autonomia del sindacato si fossero dissolti. Il problema è un altro: viviamo una nuova stagione di divisione tra le organizzazioni sindacali. E questo, soprattutto nei confronti del governo, accentua i fronti contrapposti. La polarizzazione non è di oggi, ma or…

ROMA – “Capisco Bombardieri, ma sui dirigenti pubblici è demagogico. I sindacati devono ritrovare unità perché a questo governo del lavoro e dei lavoratori non importa nulla». Susanna Camusso, ex segretaria generale della Cgil e oggi senatrice pd, risponde a Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil, che nell’intervista di ieri a Repubblica aveva rilanciato il ruolo riformista del suo sindacato che “decide nel merito”. E avverte: «Il governo cerca di dividere il fronte sindacale per indebolirlo. L’unica risposta possibile è tornare a fare unità».

Bombardieri dice che la politica ha contaminato il sindacato con la sua polarizzazione. È così?

«Mi pare un’ingenuità. E anche una sottovalutazione, come se decenni di riflessione sull’autonomia del sindacato si fossero dissolti. Il problema è un altro: viviamo una nuova stagione di divisione tra le organizzazioni sindacali. E questo, soprattutto nei confronti del governo, accentua i fronti contrapposti. La polarizzazione non è di oggi, ma ora è particolarmente dura perché sono scomparsi i luoghi di mediazione».

La rottura tra governo e corpi intermedi è più grave della divisione tra i sindacati?

«Ne fa parte. Questo governo ha scelto di fare del sindacato un nemico, distinguendo tra “buoni” e “cattivi”. È una negazione dell’autonomia sindacale e una falsificazione del dialogo sociale. Non si discute di sanità, contratti pubblici, politiche sociali. Si procede per blitz legislativi senza alcun confronto».

La Uil oggi vuole mediare tra Cgil e Cisl. Una novità?

«Non direi. Ha sempre mantenuto un profilo proprio, disponibile al confronto e alla ricerca dell’unità. Ed è giusto che continui a farlo».

Però non ha firmato il rinnovo del contratti dei dirigenti pubblici perché il 6% di aumento basta agli stipendi alti. Condivide?

«Capisco il fascino del ragionamento, ma mi sembra un po’ demagogico. Non si può fare una politica salariale che guarda solo ai livelli inferiori. Ma il problema vero resta un altro: salari bassi e lavoro povero, che coinvolgono milioni di persone».

I bassi salari in Italia sono anche una responsabilità del sindacato?

«È una domanda che mi sono posta spesso. Veniamo da una lunga stagione di crisi: dal 2008 il lavoro dipendente non ha avuto tregua. Oggi abbiamo più occupazione, ma più precaria e povera, soprattutto femminile: part-time involontario, orari spezzati, carriere bloccate. Il sindacato, a partire da me, non ha visto in tempo quanto si stava infragilendo il sistema produttivo. Abbiamo difeso il lavoro e l’ occupazione, anche quello senza innovazione e in pura competizione sui costi, salari bassi e sfruttamento».

Perché il Pd ha presentato una legge sul part-time a sua prima firma?

«Perché è diventato una trappola. Era nato per conciliare tempi di vita e lavoro, ora costringe le donne a vivere con stipendi bassi, orari impossibili e pensioni povere. Si sono ampliati divari e disuguaglianze».

Perché il governo infila strette sul lavoro in ogni decreto?

«Perché funziona come un jukebox: se un’impresa ha un problema, il governo mette un gettone ed esce un emendamento. Nessun ragionamento sul lavoro reale. E quando piangono le morti sul lavoro, sono lacrime di coccodrillo: se davvero avessero a cuore la sicurezza, non smonterebbero la contrattazione collettiva e il mercato del lavoro con norme come quelle sulla somministrazione o l’emendamento Pogliese. Vogliono solo deregolamentare».

L’unità sindacale serve?

«Più le situazioni sono difficili, più l’unità è essenziale. Il governo Meloni vuole sostituirsi a tutto – Parlamento, magistratura, corpi intermedi – e ignora il lavoro. La forza del sindacato si ricostruisce insieme, con soluzioni condivise e mettendo al centro il tema lavoro. Che per questo governo semplicemente non esiste».

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