Claudio Durigon: “Troveremo le risorse per bloccare i tre mesi. Tutti in pensione a 64 anni”
di Valentina ConteROMA – La partita sulle pensioni entra nel vivo. Da gennaio 2027 scatterà l’aumento di tre mesi nei requisiti. L’Inps stima che sterilizzare questo incremento costerebbe almeno 3 miliardi. La Ragioneria ipotizza 300-400 milioni, come raccontato da Repubblica. Chi ha ragione? Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, non ha dubbi: «La Lega non arretra. Troveremo le risorse».
Quanto costa?
«Si tratta di una valutazione tecnica che sta facendo il Mef. Per me conta la volontà politica: bloccare questo aumento. Abbiamo già un’età molto avanzata per andare in pensione, non serve innalzarla ulteriormente. È una richiesta precisa della Lega, sostenuta dal ministro Giorgetti. Troveremo le risorse. In un primo momento la Ragioneria parlava di 200 milioni. Valuteremo».
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ROMA – La partita sulle pensioni entra nel vivo. Da gennaio 2027 scatterà l’aumento di tre mesi nei requisiti. L’Inps stima che sterilizzare questo incremento costerebbe almeno 3 miliardi. La Ragioneria ipotizza 300-400 milioni, come raccontato da Repubblica. Chi ha ragione? Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, non ha dubbi: «La Lega non arretra. Troveremo le risorse».
Quanto costa?
«Si tratta di una valutazione tecnica che sta facendo il Mef. Per me conta la volontà politica: bloccare questo aumento. Abbiamo già un’età molto avanzata per andare in pensione, non serve innalzarla ulteriormente. È una richiesta precisa della Lega, sostenuta dal ministro Giorgetti. Troveremo le risorse. In un primo momento la Ragioneria parlava di 200 milioni. Valuteremo».
Sospensione o abolizione del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita: di cosa si tratta?
«Abolizione no, almeno non ora. Ma questo meccanismo, ideato dalla Fornero, è perverso. Siamo già ai livelli massimi in Europa per età di pensionamento. Aggravarli ancora non ha senso. Blocchiamo ora i tre mesi, poi nel 2029 vedremo come intervenire in modo strutturale».
Si potrebbero recuperare le risorse dalla cancellazione di Quota 103 che non funziona?
«Quota 103 non ha un impatto economico così rilevante. Di certo non da 3 miliardi. È una formula che va rivista, non ha avuto il successo sperato: solo 1.153 richieste nel 2024. Servono soluzioni più efficaci per la flessibilità in uscita».
Puntate ad estendere l’uscita a 64 anni anche ai lavoratori nel sistema misto?
«Credo che 64 anni possano diventare la vera soglia di libertà pensionistica. Oggi la possibilità è limitata ai contributivi puri. Valutiamo i costi per estenderla anche a chi è nel sistema misto. Vogliamo rafforzare poi la previdenza complementare, anche permettendo di usare il Tfr girato all’Inps come rendita per alzare le pensioni e uscire a 64 anni».
Che fine fa Opzione donna?
«Opzione donna ha avuto un calo fisiologico di adesioni, il bacino potenziale si è esaurito. Dobbiamo decidere se rivederla, per agevolare le lavoratrici con maggiore libertà».
L’epoca delle quote è finita? Ci sarà mai Quota 41?
«Il sistema contributivo ha cambiato tutto: non sempre conviene uscire prima. Le quote non incidono più come prima. Il modello su cui lavorare è l’uscita a 64 anni con 25 anni di contributi, che già abbiamo introdotto e vogliamo rafforzare».
La flat tax per i giovani entrerà in manovra?
«È un nostro disegno di legge e vogliamo inserirlo. Ma il tema vero è alzare i salari».
Cosa pensate di fare?
«I rinnovi contrattuali devono decorrere dalla scadenza, non dal giorno dell’accordo. Così evitiamo anni di vacanza contrattuale e garantiamo aumenti costanti, anche con anticipi. Riforma a costo zero. E poi defiscalizzare i rinnovi e rafforzare i fringe benefit».
Piovono emendamenti su lavoro e contratti. Le opposizioni dicono che spingete la precarietà.
«Sulla somministrazione si è fatta confusione: parliamo di contratti a tempo indeterminato. L’emendamento allunga da 24 a 48 mesi le missioni, riducendo turnover e licenziamenti. È una proposta sostenuta da Assolavoro e Cisl, e garantisce stabilità ai 140 mila somministrati a tempo indeterminato».
«Va valutato. Non si può ledere il diritto dei lavoratori, ma serve dare certezza alle aziende quando applicano i contratti nazionali. Altrimenti in Italia non ci viene più nessuno».